Dettagli romani – Tivoli, Villa Adriana: la dimora dell’imperatore

A cura di Fiamma Passarelli, guida abilitata di Roma e Provincia, direttore tecnico agenzia viaggi e turismo (www.romesdetails.com, www.facebook.com/fiapassar

Termina il nostro viaggio alla scoperta di Tivoli e delle sue bellezze. Villa Adriana e il suo proprietario, l’imperatore Adriano, furono dimenticati dalla storia volutamente, forse per la visione del potere imperiale troppo grecizzante, forse per le biografie scritte da storici di fede anti-imperiale, forse per un amore “diverso” che rese l’imperatore inviso agli amanuensi medievali. Adriano tornò alla memoria del mondo nel XX secolo grazie a Marguerite Yourcenar la quale spese ben dieci anni della sua vita studiando le fonti antiche per poter scrivere “Memorie di Adriano”, capolavoro della letteratura mondiale, in cui egli stesso in prima persona si fa narratore della sua vita.

Chi scrive, con molta modestia e infinita ammirazione, ritiene che Adriano sia stato il più grande tra gli imperatori per la visione politica che lo convinse a fermare le guerre di espansione e a dedicarsi alla cura dell’economia civile dell’impero, per la fermezza che lo contraddistinse nell’esercizio dell’imperium e per la visione complessiva dell’impero che di fatto lo allontanò ancora di più dal Senato, inimicandoselo definitivamente. Roma non coincideva più con gli interessi del Senato e Adriano lo dimostrò con le sue azioni. Se l’impero sopravvisse fino al V secolo lo si deve ad Adriano e alla sua politica dei confini.

Se pur vero che la figura di Adriano fu recuperata nel XX secolo, già nel XVI secolo papi, aristocratici e artisti nutrirono un interesse smodato per Tivoli e Villa Adriana. Il territorio abbondava di reperti che solleticavano l’interesse dei collezionisti e che furono la causa di una vera e propria attività di depredazione del sito. Il cardinale Ippolito II d’Este, figlio di Lucrezia Borgia e di Alfonso I d’Este, eminente mecenate e appassionato cultore di antichità, incaricò il grande Pirro Ligorio di studiare Villa Adriana, ed è questo il primo studio organico del sito già ampiamente devastato dagli sterri.

Il cardinale era avvezzo alla corte di Francia, nella quale aveva servito come diplomatico di alto rango e di cui aveva apprezzato il fasto e le bellezze delle cortigiane, in particolare della bella e ambiziosa Diana di Poitiers, potente amante del re Enrico II e rivale della regina Caterina de’ Medici. Il cardinale Ippolito, eletto governatore di Tivoli, si illuse di poter avere voti a sufficienza per essere eletto Papa e, nel frattempo, preparò una residenza a Roma presso Monte Giordano, degna del rango di candidato al soglio pontificio, e una a Tivoli dove ordinò numerose espropriazioni volte a recuperare parte dei terreni oggi occupati dal giardino.

Nella nostra epoca la villa è ricordata per le fontane e per il mutevole “vestito” che il giardino indossa durante le quattro stagioni, quando le fioriture a scalare cambiano il volto di ciò che è diventato la matrice di tutti i giardini all’italiana sparsi nel mondo. È una lettura semplicistica quella moderna: in realtà il giardino è la quintessenza di un raffinato tema storico-filosofico-naturalistico che tributa onori a ciò che Tivoli rappresentò per l’imperatore Adriano con la sua villa, a ciò che Tivoli rappresentò per Roma con l’Aniene affluente del Tevere e risorsa idrica preziosa, e ciò che la città rappresentò nel ‘500 per la corte raffinata del cardinale che, in una sorta di sincretismo paganeggiante, inneggiò alla madre terra rappresentata dalla fontana dell’Ovato con la Sibilla e il figlio Tibur (con velati riferimenti alla Madonna).

E poi nel giardino del cardinale, in un’area il cui volto oggi non corrisponde più al suo disegno filosofico, Pirro Ligorio disegnò un recinto vegetale che richiamava le mura del tempio di Gerusalemme. Queste pareti vegetali racchiudevano una costruzione topiaria simile alla costruenda Basilica di San Pietro associata al tempio in quanto Roma, ritenuta città sacra assieme a Gerusalemme, un chiaro riferimento – all’epoca – della sua disillusa ambizione di diventare Papa. Il cardinale morì nel 1572 e fu sepolto vicino alla sua villa, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, dalla quale comincia un affascinante percorso nel medioevo e nelle lotte tra papato e impero, ma questa è un’altra storia da raccontare nel prossimo articolo.

Fiamma Passarelli