Vino e dintorni – Nelle vigne del Signore

A cura di Giovanni Spinelli*, sommelier professionista, componente dell’Associazione stampa agroalimentare italiana

Raramente un vigneto che viene estirpato fa notizia. A meno che non si tratti di qualche super big del settore oppure, anche se per pochi filari, il vignaiolo in questione non sia sua santità il Papa. I mille metri quadrati del vigneto di Benedetto XVI a Castel Gandolfo, nei giardini delle Ville Pontificie, sono stati sradicati, come riportato anche dal quotidiano “Il Messaggero”, per far posto ad altre iniziative di cui non è stata data notizia o motivazione. La decisione è partita dalla nuova direzione delle Ville Pontificie, espressamente nominata da Papa Francesco a giugno 2019, la quale ha attivato una profonda opera di trasformazione e rinnovo dei giardini. Non stiamo parlando, quindi, di una vigna qualsiasi, ma dei filari dove Papa Ratzinger amava intrattenersi in meditazione e riflessione, e che possiamo considerare simbolo di un pontificato cominciato ad aprile 2005 declamando la citazione del Vangelo “Sono un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”.

Il vigneto donato della Coldiretti nel 2012 comprendeva due tipologie di vitigni, Trebbiano e l’autoctono Cesanese di Affile, inseriti all’interno dei giardini delle Ville Pontificie che possono vantare una produzione agricola  e alimentare composta da 1.400 ulivi, 80 bovini che producono mille litri di latte giornalieri e prodotti caseari, 800 galline e 35 arnie con altrettante famiglie di api, oltre a un ricco patrimonio di alberi, erbe e fiori, curati da un team di circa 30 persone tra giardinieri e potatori che si occupano di  30 ettari dei 55 totali delle Ville Pontificie.

La rimozione del vigneto ha suscitato perplessità e discussioni circa le sue motivazioni ed è stata letta come uno sgarbo da parte di Papa Francesco verso Benedetto XVI, perché avvenuta all’indomani del caso dei due Papi sollevato dal libro del cardinale Robert Sarah, che sulla questione del celibato li ha visti contrapposti. Per noi questa vicenda è stata uno pretesto per parlare di vino e di agricoltura in maniera trasversale, come piace a chi scrive, sottolineando come la Chiesa da secoli si occupi di far fruttare le proprie magioni per consumi interni di prodotti della terra e dell’allevamento. Potrà mai un piccolo vigneto scatenare tensioni interne, trasformando il vino da simbolo di pace e fratellanza a oggetto di scontro ecclesiastico? Difficile dirlo, ma resta il fatto che Trebbiano e Cesanese di Affile non colmeranno più, semmai lo abbiano fatto in passato, il calice di Papa Ratzinger, ne allieteranno le sue sempre più rare incursioni in quell’angolo remoto dei giardini pontifici. Là dove per secoli i pontefici hanno trascorso i caldi mesi estivi si perderà un vigneto, ma si spera di guadagnare (come sembra che sia) un polo culturale e scientifico messo a disposizione dell’uomo direttamente per volere di sua santità il Papa per la ricerca e lo sviluppo di questo prezioso ecosistema. Fatto sta che attualmente è stata realizzata una stradina senza sbocchi che porta verso il nulla. E così sia!

 

Giovanni Spinelli