Istanbul, la città magica tra due continenti

Punto d’incontro tra Occidente e Oriente, ha ufficialmente 16 milioni di abitanti, eppure i mezzi pubblici funzionano e la metropoli turca appare molto pulita. E non dorme mai.

Igor Righetti davanti all'imponente basilica di Santa Sofia, costruita tra il 532 e il 537 per volere di Giustiniano

Di Igor Righetti (www.igorrighetti.it)

Foto di Carla Pagliai

Ero già stato in questa città asiatica ed europea adagiata sulle sponde del Bosforo alcune volte negli anni passati. Questa volta l’ho trovata ancora più vivace e proiettata verso il futuro seppur sempre ancorata alle sue tradizioni. Grazie al cambio favorevole (1 euro vale circa 6 lire turche) e a un costo della vita più basso del nostro, si possono fare acquisti senza rinunce e la città risulta economica. Crocevia di popoli, Istanbul trasuda 26 secoli di storia che ha lasciato tante contaminazioni culturali, religiose e architettoniche. Ufficialmente ha 16 milioni di abitanti, ma in realtà almeno 5 in più: eppure i mezzi pubblici sono efficienti e la metropoli è molto più pulita di Roma che di abitanti ne ha meno di 3 milioni. Istanbul, a differenza delle nostre grandi città, non dorme mai e si può mangiare a qualunque ora del giorno e della notte. I colori e i profumi delle spezie, i tramonti infuocati sul Bosforo, le vedute mozzafiato, l’invito alla preghiera dei muezzin (le persone addette alla moschea che dal minareto ricordano ai fedeli l’obbligo di effettuare la preghiera islamica nelle ore dedicate alle cinque preghiere canoniche) concorrono a creare un’atmosfera magica, ricca di mistero e dalle emozioni uniche. In questo mio nuovo viaggio a Istanbul, però, ho notato l’aumento delle donne, anche giovani, col velo, elemento che mi ha lasciato un po’ perplesso in quanto nelle mie visite precedenti era molto meno diffuso. Dall’aeroporto ai ristoranti incontrerete centinaia di persone con bende sulla testa. Non allarmatevi: non si tratta di un’epidemia bensì di persone che si sono sottoposte al trapianto di capelli che a Istanbul viene effettuato in oltre 350 cliniche a prezzi low cost. Molti di questi centri specializzati offrono anche il volo aereo, hotel 5 stelle e visita della città inclusi nel prezzo del trapianto.

Rispetto a molte capitali europee a Istanbul ci si sente sicuri grazie ai tanti agenti di polizia che sono ovunque e ai controlli con metal detector anche per entrare nei centri commerciali o nel celebre Grand Bazaar. Il cuore della città vecchia è il quartiere di Sultanahmet. Il centro storico della città, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, è ricco di fascino. Una delle moschee più belle del mondo è la Sultan Ahmet Camii, più nota come Moschea Blu, rivestita da oltre 21 mila maioliche Iznik sulle tonalità del turchese e del blu. Ha ben sei minareti e il soffitto è illuminato da 260 finestre. Fu commissionata nel ‘600 dal giovane sultano Ahmet I ed è un capolavoro d’architettura turca-ottomana. Può essere visitata gratuitamente.

Davanti alla Moschea Blu si fa notare Aya Sofya (Santa Sofia), imponente basilica costruita tra il 532 e il 537 per volere di Giustiniano sull’aerea dove in precedenza altri imperatori avevano fatto edificare due chiese consacrate alla Divina sapienza. Era la chiesa cristiana più grande di Costantinopoli. Nel 1400 fu trasformata in una moschea e dal 1935 è diventata un museo. All’interno presenta una cupola maestosa e meravigliosi mosaici composti da 30 milioni di tessere dorate.

Alle spalle della basilica di Santa Sofia, sul promontorio del Serraglio che domina il Bosforo, c’è il grandioso Palazzo Topkapi che in lingua turca significa “porta del cannone”. Per quattro secoli, fino alla metà dell’800, è stato il simbolo del potere dell’impero ottomano. La costruzione fu terminata nel 1478. Qui vi hanno dimorato e governato ventisei dei trentasei sultani dell’impero ottomano. Nel 1924 Topkapi venne trasformato in museo. Il complesso, circondato da mura, è formato da numerose costruzioni che si sviluppano intorno a quattro ampi cortili. Il tesoro imperiale lascia senza fiato: dai candelabri di oro massiccio con incastonati 6.666 diamanti al trono ricoperto di lamine d’oro fino al diamante del mercante di cucchiai di 86 carati circondato da 49 brillanti.

Imperdibile è la Basilica Cisterna, vicina a Santa Sofia: basilica pagana riconvertita a serbatoio d’acqua dove sono rimaste le 336 colonne di 9 metri ciascuna in uno spazio lungo 140 metri e largo 70. Qui si entra nella profondità della storia. Fu scoperta nella metà del 1500 dall’archeologo francese Petrus Gyllius e “riscoperta” soltanto alla fine dell’Ottocento. La struttura fu chiamata dagli ottomani anche Palazzo di Yerebatan per le numerose colonne di marmo che sembrano crescere dall’acqua. Fu fatta costruire nel 532 d.C. dall’imperatore Giustiniano per l’approvvigionamento idrico della città. L’illuminazione e la presenza dell’acqua sul fondo rendono l’atmosfera suggestiva.

Una moschea ricca di fascino è quella di Solimano che domina il Corno d’oro e si ammira da ogni punto della città. Il complesso fu realizzato nel 1550: all’interno c’erano scuole, un ospizio per i viaggiatori, una mensa per il popolo, bagni pubblici, un ospedale e, ovviamente, una grande moschea. Ha una cupola imponente e quattro minareti ed è la prima moschea imperiale della città.

A Istanbul la tappa fissa è il Grand Bazaar (Kapalıçarşı, in turco), il mercato coperto più grande e famoso del mondo. Sotto le volte affrescate si respira il vero spirito turco, tra colori, profumi e ogni genere di mercanzia. Ben 31 mila metri quadrati con oltre 4 mila esercizi commerciali, ma anche ristoranti, moschee, hammam. Perdersi fa parte dell’esperienza. Ha 18 porte di entrata e sessanta strade. Il primo bazar fu costruito in legno nel 1461. All’inizio venivano vendute soltanto la lana e la seta. Nelle bancarelle subito fuori dal Grand Bazaar, però, i prezzi sono più bassi e si fanno ottimi acquisti. Ovviamente sempre contrattando il prezzo. Come tutti i luoghi molto affollati e frequentati dai turisti bisogna fare particolare attenzione ai borseggiatori.

Vicino al porto di Eminönü, di fronte al ponte di Galata, c’è il tempio dei colori e dei profumi: il bazar delle spezie, chiamato anche bazar egiziano (in turco Mısır Çarşısı). Le sue origini risalgono al 1663. Fu realizzato con i proventi delle tasse dell’Egitto che all’epoca apparteneva all’impero ottomano e lo riforniva di spezie. Non è molto grande quindi si visita velocemente. Nella zona vale la pena addentrarsi nelle tante stradine con negozi e bancarelle di ogni tipo. I prezzi sono molto bassi.

Superato il ponte di Galata, sempre affollato di pescatori, si passa alla parte della città più moderna con la movimentata piazza Taksim e la via pedonale dello shopping, Istiklal Caddesi, frequentata da circa un milione di persone ogni giorno. È una via che non dorme mai. Immancabile anche una gita sul Bosforo che separa il continente europeo da quello asiatico e divide la città in due.

Nel quartiere europeo di Beyoğlu, molto animato e culturalmente attivo, si trova la Torre di Galata, alta 67 metri e con tetto conico. Fu costruita a scopo difensivo dai mercanti genovesi nel 1348 in occasione della fondazione di una cittadella. La chiamarono “Torre di Cristo” e sulla sommità collocarono una croce. Sulla terrazza si ammira un panorama mozzafiato. Durante i secoli ha subito numerose modifiche.

Tre quartieri quasi sconosciuti ai turisti, che consiglio di vedere, sono Fener, Balat e Fatih. Sono i più caratteristici di Istanbul. Sono centrali (nella parte europea all’interno delle mura della città vecchia), sicuri, e permettono di capire la storia della città. Fener è il quartiere greco con case ottomane in legno e colorate, molte ristrutturate in modo sapiente, altre fatiscenti. Alcune hanno circa 200 anni. Balat, invece, era il quartiere ebraico. Fatih si trova a Ovest del centro storico: è il più “conservatore” di Istanbul in quanto abitato soprattutto da immigrati provenienti dall’estremo Est dell’Anatolia. Il quartiere è senz’altro il punto di riferimento per assaporare la gastronomia più autentica della Turchia a prezzi più che modesti.

La cucina turca

La cucina turca, erede di quella ottomana, è fatta di contaminazioni tra quella mediterranea e quella asiatica. Come in Italia, è caratterizzata da numerose cucine regionali. A Istanbul, metropoli ricca di immigrati, si possono gustare tutte. È ricca di spezie, verdure fresche, pesce, carne, riso, formaggio, miele e salse di yogurt. Immancabile il kebab.

Da provare i variborek (tortino di pasta sfoglia farcito con formaggio o carne), i balik ekmek (panino con pesce cotto alla griglia), il lahmacun (pizza condita con agnello, cipolla e salsa di pomodoro), le gustose ciambelle al sesamo (simit). I dolci, molti dei quali provengono dal Medio Oriente, sono ricchi di miele, latte, zucchero e frutta secca. Gli amanti del “molto dolce” apprezzeranno il baklava(sottili strati di pasta sfoglia farciti con frutta secca e imbevuti di sciroppo o miele) e i lokum (cubetti di gelatina candita con nocciole o noci). Deliziosi i budini come il muhallebi (latte addensato con farina di riso spesso profumato con acqua di fiori d’arancio). Il çay, vale a dire il tè, è la bevanda più amata in Turchia. Viene servito bollente in bicchierini di vetro o in tazze. Da non perdere il tè alla mela (elma çay).

Il kebab indica la carne arrosto. Ce ne sono tanti tipi: dal döner kebab (la carne di bovino, pollo o agnello ma mai maiale, viene cotta su un grande spiedo verticale che gira) al şiş kebab (spiedini). Prima di essere cotta, la carne viene marinata o condita con spezie. Degni di nota l’adana kebab,fatto di carne tritata, e l’iskender kebab, fettine di agnello su pane arabo (pita) con salsa di pomodoro, burro fuso e yogurt. In Turchia amano le polpette chiamate köfte. Ne troverete per tutti i gusti. I turchi in genere cominciano con una zuppa (çorba). Da assaggiare la zuppa di lenticchie rosse e quella di pollo.

Per combattere il freddo, i turchi al posto della cioccolata calda bevono il salep (o sahlep) e il boza. Il primo, fatto con latte e farina ricavata dai tuberi di orchidee che crescono spontanee soprattutto sui monti del Tauro, nel Sud della Turchia, deriva dalla tradizione dell’impero ottomano e viene servito bollente in tazza con una spolverata di cannella. Il boza, invece, viene preparato con cereali fermentati (miglio, mais o grano) ed è lievemente alcolico. Il salep si trova sia nelle pasticcerie sia dai venditori ambulanti.  Impossibile non fermarsi in uno dei tanti chioschi di frutta per una spremuta di arancia o di melagrana.

Dove soggiornare

Il Best Western Hotel Empire Palace è un hotel con un buon rapporto qualità-prezzo e un’ottima posizione: si trova nel cuore di Sultanahmet, a poche centinaia di metri da alcune delle maggiori attrazioni della città come la Moschea Blu, la basilica di Santa Sofia, la Basilica Cisterna, il Grand Bazaar. Le camere sono dotate di tv, minibar, aria condizionata, connessione gratuita wi-fi e la colazione è inclusa. Possibilità di chiedere il trasporto per l’aeroporto. Best Western Italia conta 160 alberghi in 120 differenti destinazioni italiane: hotel molto confortevoli e ideali per chi viaggia per lavoro o per vacanza, localizzati in centro città o in location strategiche per aeroporti e punti di connessione. Hotel dedicati a ogni esigenza di soggiorno: business, woman, kids, green, wellness, pet e rider friendly. Sul sito della compagnia alberghiera è possibile scegliere tra offerte tematiche, promozioni e tariffe ideali per il proprio soggiorno in albergo. Best Western Rewards è il programma fedeltà del gruppo. Permette di accumulare punti per ogni soggiorno trascorso negli oltre 4 mila hotel in tutto il mondo e offre cinque differenti livelli di appartenenza. I “cadeau” sono le soluzioni regalo di Best Western con sei diverse proposte di soggiorno e prezzo. Ceo di Best Western Italia dal 2004 è Giovanna Manzi (www.bestwestern.it – #bestwesternitalia – @bestwesternitalia).

Consigli pratici e che cosa acquistare

A Istanbul ci si può spostare con bus, tram, metropolitana e taxi. I taxi sono molto economici ma, per evitare brutte sorprese, è sempre bene chiedere prima di salire di attivare il tassametro o concordare un importo. Per gli acquisti nei mercati e nelle bancarelle bisogna sempre contrattare il prezzo che viene detto dai venditori. E se l’oggetto vi interessa davvero tanto fate gli attori: apparite inorriditi dal costo elevato, abbassate di molto il prezzo che vi viene detto e se il venditore calo di poco fate finta di andare via. Una strategia che funziona quasi sempre soprattutto al mattino quando devono ancora raggiungere l’incasso prefissato della giornata.

Ovunque si trova abbigliamento di grandi marchi italiani e internazionali a prezzi stracciati. Ovviamente si tratta di falsi, ma in molti casi identici all’originale, con tanto di etichette “made in Italy”. I ristoranti sono molto economici: si può mangiare bene dai 10 ai 20 euro a persona. Chi vuole spendere meno e degustare i piatti tipici e regionali può rivolgersi alle tante “lokante” presenti in città, con servizio self service.

Oltre ai tanti souvenir tipici come l’amuleto di vetro blu con l’occhio del diavolo che protegge dal malocchio, a Istanbul si trovano negozi di miele eccezionale a prezzi irrisori. Di grande pregio l’artigianato turco con oggetti fatti a mano: tappeti, accessori in pelle e cuoio, porcellane e ceramiche dipinte, abbigliamento in lana di capra d’angora, tessuti, cuscini, gioielli e bigiotteria, teli da hammam (morbidi, leggeri e altamente assorbenti), saponi naturali con essenze profumate, antiquariato, lampade colorate dalle forme più bizzarre che creano giochi di luci di grande suggestione. Chi va a Istanbul non può tornare a casa senza aver preso il celebre tè turco (nei supermercati si trova anche in eleganti lattine o in confezioni da 500 grammi o da 1 chilo e costa meno rispetto a quello venduto nei negozi). C’è poi il set da tè, il set di spezie, la caffettiera turca. Per gli amanti dei dolci si possono acquistare le confezioni di baklava e lokum.

Documenti

Per entrare in Turchia per i turisti italiani è sufficiente la carta d’identità valida per l’espatrio. Per viaggi di tipo turistico, infatti, non è richiesto il visto d’ingresso né il passaporto, a patto che il soggiorno non superi i 90 giorni.

Lingua

La lingua ufficiale in Turchia è il turco. L’inglese viene “masticato” dai commercianti nei quartieri turistici. I tassisti, invece, conoscono soltanto alcune parole inglesi. Il suggerimento è quello di portare con sé una mappa della città e l’involucro della carta magnetica del proprio albergo sul quale compare l’indirizzo dell’hotel.