Dettagli romani – Tivoli tra imperatori e cardinali

A cura di Fiamma Passarelli, guida abilitata di Roma e Provincia, direttore tecnico agenzia viaggi e turismo (www.romesdetails.com, www.facebook.com/fiapassar)

Dettaglio con rappresentazione dei giardini di Villa d'Este

La fondazione di Tivoli è assai più antica di Roma e risale al 1.215 a.C. Secondo il mito fu Catillo il greco a creare questa piccola colonia che nel libro VII dell’Eneide fu definita “Superbum”. Certamente Tivoli oggi è conosciuta per i due siti patrimonio dell’Unesco: Villa Adriana e Villa d’Este, ma pochi la ricordano per il Mausoleo dei Plauti, immortalato da Ettore Roesler Franz, o per il cosiddetto Tempio della Sibilla che domina l’orrido scolpito dalla copiosa cascata che il fiume Aniene ha disegnato, oppure per la tomba della vestale Cossinia, o per il tempio di Ercole così grandioso da essere paragonato per importanza al tempio della Fortuna Primigenia di Palestrina e visitato più volte dal divo Augusto durante il suo regno.

Tivoli è la città in cui il letterato e umanista Enea Silvio Piccolomini, diventato Papa nel 1.458 con il nome di Pio II, fece costruire una rocca difensiva così imponente da dominare ancora oggi il paesaggio del centro cittadino, rocca il cui nome è appunto Pia, in suo onore. Quattro degli acquedotti di Roma passano per Tivoli e l’abbondanza di acque, l’amenità del luogo, la presenza di sorgenti di acque sulfuree convinsero l’imperatore Adriano che Tivoli fosse il luogo migliore per risiedervi e dare sfogo al suo talento di architetto, tenendosi nel frattempo lontano dal senato di Roma, causa prima della morte “prematura” di molti suoi colleghi imperatori.

 

La rocca Pia

La villa ricreava in scala i luoghi e i paesi che maggiormente lasciarono un segno nella sensibilità colta di Adriano: il Serapeo e il Canopo richiamavano l’Egitto; il Pecile richiamava Atene e la Grecia; l’accademia, il teatro greco e latino, Roccabruna richiamavano in generale tutte le suggestioni ricevute nei molteplici viaggi che egli svolse nei suoi ventuno anni di regno. Ventuno anni spesi viaggiando per conoscere l’impero fino agli anditi più reconditi, per conoscerne i popoli, per ascoltarne le voci, per sedare laddove fosse stato necessario, rivolte come quella dei giudei tra il 132 d.C. e il 135 d.C. per mettere in sicurezza i confini costruendo opere quali il Vallo in Britannia.

Un uomo che fece della sua residenza a Tivoli la materializzazione di una idea universalistica di Roma quale dispensatrice di ordine, pace e cultura, che fu osteggiata dai senatori, i quali covarono forti risentimenti nei confronti di un principe che teneva saldamente il potere nelle sue mani isolando ciò che rimaneva del Senato, ossia l’antica memoria di una integrità ormai non più rappresentata degnamente dai suoi componenti. Adriano amò la cultura in tutte le sue declinazioni, amò le religioni misteriche e le pratiche magico-religiose che evocavano la vita dopo la morte, per cui nella sua villa creò monumenti che orientati astronomicamente, in particolari giorni dell’anno, producevano surreali giochi di luce evocanti, per esempio, il ritorno di Osiride dagli inferi.

Perché Osiride e Iside suscitarono l’interesse religioso dell’imperatore? Osiride, il civilizzatore e re benefattore dell’Egitto arcaico, annegò nel Nilo a causa del malvagio fratello Seth che ne smembrò il corpo, ma Iside lo riportò in vita grazie alle sue arti magiche e Osiride divenne il dio del regno dei morti. La morte per annegamento di Antinoo nel Nilo spinse Adriano ad associare Antinoo a Osiride, tanto da farlo rappresentare come il dio egizio e dedicargli nella Villa Adriana un sacrario detto Antinoeion, identificato soltanto durante gli scavi del 2002. Si ritiene di avere identificato una esedra che circoscriveva l’area al centro della quale era posto l’obelisco del Pincio dedicato ad Antinoo, obelisco “guardato a vista” da due templi raffrontati tra loro e dedicati a Osiride e a suo figlio Arpocrate. Secondo recenti studi, nei giorni del solstizio il sole si allineava lungo i templi e l’obelisco proiettava la sua ombra, forse, sulla tomba di Antinoo. Continua sul prossimo numero.

 

Fiamma Passarelli