“Entrare, uscire e spostarsi a Monterotondo è un incubo”

Simone Di Ventura, consigliere del centrodestra e del civismo locale del Comune di Monterotondo

Giardini del palazzo comunale di Monterotondo

Di Simone Di Ventura

Viabilità e via delle Fornaci

È mai possibile che in una cittadina all’avanguardia come Monterotondo ci vogliano, in molti casi, delle ore per uscire o entrare dal centro abitato o anche soltanto per spostarsi tra diverse zone della città? Ormai è diventato un incubo!

Le criticità legate alla viabilità non possono essere più rinviate dall’agenda delle priorità della giunta Varone. Approvato in giunta comunale il piano del traffico qualche mese fa, non si sono avuti più sviluppi e la situazione sta divenendo insostenibile in tutta la città. Le zone centrali tra via Matteotti, via Kennedy, via XX Settembre, zone meno centrali quali Spineti con il vero e proprio imbuto che si crea in via Tirso, in prossimità delle uscite dalle scuole, e soprattutto agli ingressi di Monterotondo la viabilità è al collasso. A partire dalla prima porta della città vale a dire Monterotondo Scalo dove la pista ciclabile ideata dall’ allora giunta Alessandri non ha prodotto i risultati sperati in termini di abbassamento del traffico veicolare e sviluppo di mobilità alternative e meno inquinanti, anzi ha raggiunto soltanto l’obiettivo di restringere la carreggiata e rendere la Salaria ancora più pericolosa. Fino ad arrivare a Monterotondo centro, dove le vie di entrata e uscita dalla città sono diventate un tormento per i cittadini, come l’ingresso su via Nomentana davanti alla rotonda del centro commerciale Pam.

Al problema si somma, inoltre, l’aumento delle emissioni di Co2 nell’aria dovuto al traffico congestionato e agli ingorghi della viabilità. Strano che una giunta come quella attuale, così attenta alle tematiche dell’ambiente e dell’ecomobilità, non si interessi a tutto questo. Per arrivare, dulcis in fundo, a quello che sta diventando un dramma per tutti i cittadini che utilizzano l’automobile per entrare e uscire da Monterotondo, ovvero la chiusura di via delle Fornaci per i lavori di consolidamento e messa in sicurezza del versante soggetto a movimento franoso. Consegna dei lavori prevista per questo mese con riapertura della strada, ma continuano gli intoppi burocratici e i ritardi nei lavori. Abbiamo avuto, in serie, le dimissioni del collaudatore per presunta incompatibilità con l’incarico ricevuto, le dimissioni del geologo incaricato dall’amministrazione comunale e, infine, le dimissioni del progettista e direttori dei lavori. Si vocifera che ci siano forti tensioni e incompatibilità con la ditta affidataria dei lavori (affidati direttamente e senza gara pubblica in somma urgenza per un importo di 350.000 euro), che sembra contesti il progetto originario approvato dal Comune (strano che la stessa ditta non abbia sollevato alcuna perplessità o eccezioni al momento di accettare l’incarico e incassare la somma). Un vortice di dimissioni “sospette” che non ci fanno stare affatto tranquilli. La paura, a questo punto più che fondata, è che la consegna dei lavori e la riapertura della strada prevista per febbraio non avverrà nei tempi sperati. E speriamo anche che i lavori siano definitivamente risolutivi per l’atavica problematica e non un mero palliativo. Per non parlare delle aziende e imprese del territorio coinvolte dalla chiusura della strada e che hanno subito danni enormi da tale situazione. Bisogna inoltre considerare che a breve ci sarà la chiusura della tangenziale-bretella San Martino per lavori di rifacimento del manto stradale. La chiusura contemporanea di via delle Fornaci e della tangenziale San Martino rischia di paralizzare il traffico di Monterotondo.

Vanno anche aumentati, a mio avviso, gli spazi destinati a parcheggio assenti o insufficienti in molte parti della città, a partire dalle aree della stazione ferroviaria di Monterotondo Scalo. Per non parlare delle strade colabrodo piene di crateri sul manto stradale, vie che non vengono manutenute e riasfaltate da anni, se non tramite i famosi “rattoppi” adottati da questa giunta (si veda quanto accaduto nell’ultimo periodo di campagna elettorale). Serve, quindi, un piano serio di riqualificazione del manto stradale delle nostre vie cittadine.

Sicurezza

La fortissima carenza di uomini e mezzi a disposizione del comandante Lamanna, il quale fa il massimo con le risorse che ha, non migliora di certo il quadro. Un maggior controllo degli incroci, delle strade e una maggiore presenza della polizia municipale aiuterebbe non poco a risolvere le criticità legate al traffico. Tra l’altro, a causa di raggiunti limiti di età e per richieste di trasferimento, diversi uomini in forza al comando dei vigili di Monterotondo lasceranno il lavoro, rendendo ancora più difficile e problematica la situazione. In questi giorni, tra le vie del centro di Monterotondo e dello Scalo, si aggiravano solamente due vigili e una volante per il presidio e controllo del territorio, quando la normativa vigente prevedrebbe il dispiego di circa 50 vigili urbani mentre il nostro comando non dispone neanche della metà degli agenti. Durante la settimana, con l’alto numero di lavoratori, pendolari e studenti che provengono dai comuni limitrofi, Monterotondo diventa una città di quasi 50 mila abitanti. Numeri drammatici da gestire in queste condizioni.

La carenza di vigili urbani sta avendo effetti drammatici anche sul controllo del territorio in termini di sicurezza generale, non solo stradale. Pensiamo ai fenomeni di micro e macrocriminalità avvenuti, anche di recente sul nostro territorio, e non soltanto relativi allo spaccio di sostanze stupefacenti che non fanno sentire al sicuro i cittadini. Le forze dell’ordine, come il nostro comando dei carabinieri, svolge un lavoro enorme nonostante le carenze di personale e mezzi a disposizione, ma non riesce a controllare tutto il territorio in quanto vengono interessati per le questioni più disparate che possono riguardare la sicurezza e incolumità dei cittadini. Potenziando e rafforzando il corpo dei vigili urbani libereremmo i carabinieri da molte incombenze che possono essere svolte anche dalla polizia locale. Pensiamo, per esempio, al fenomeno della movida del centro storico. Questa amministrazione comunale ancora non riesce a trovare soluzioni efficaci per garantire un bene primario e irrinunciabile come la quiete e la tranquillità dei residenti e tutelare anche i nostri esercenti, per lo più giovani, che intraprendono con coraggio attività imprenditoriale e commerciale. Garantire il controllo e il presidio fisso dei vigili dopo le 22, ad oggi inesistente, significherebbe aumentare la sicurezza e il decoro del nostro centro storico, per larghi tratti divenuto terra di nessuno e al di fuori della legalità, cosi da permettere ai vigili urbani di esercitare le funzioni di prevenzione, controllo e repressione delle violazioni commesse alla legge e ai regolamenti comunali.

Per anni le varie giunte succedutesi hanno parlato di blocco del turnover per spiegare l’impossibilità di nuove assunzioni. Ora che lo scoglio turnover sembra superato è divenuto come al solito un problema di cassa. Non ci sono soldi per fare i concorsi. Basta. Occorre che questa giunta ci metta la faccia e dia un cambio di passo investendo in maniera seria sulla sicurezza urbana e delle strade della nostra città apportando le giuste risorse economiche in bilancio.

Tante comunque le soluzioni alternative che si possono adottare. In molti Comuni, anche del Lazio e della Sabina, per esempio, si sta diffondendo la pratica di unire le forze di polizia locale dei vari comuni per mettere insieme risorse e mezzi ed efficientare il servizio in base alle crescenti esigenze dei territori. Si potrebbe pensare di strutturarlo anche qui da noi. Ne parlammo, a febbraio di un anno fa, in un convegno organizzato dalla lista “Monterotondo Bene Comune” e aperto alla cittadinanza, con la presenza di illustri esperti in materia. Occorre poi potenziare e ripensare la figura del vigile di quartiere, più vicino alle esigenze del territorio e dei quartieri e che dia maggiore presidio sulle strade della città.

Scalo

La coesione sociale tra i territori è fondamentale per avere una cittadina veramente all’avanguardia e senza discriminazioni e diseguaglianze tra i residenti dei vari quartieri. Lo Scalo, nonostante la programmazione di varie opere pubbliche promesse e programmate da anni e tuttora non realizzate, sta sembrando sempre di più un quartiere dormitorio che fatica a trovare la propria identità sociale. Mancano spazi aggregativi per i giovani, opere e parchi pubblici, un museo, teatri che rafforzino il senso di comunità tra i residenti. Occorre mettere realmente lo Scalo e i suoi residenti al centro del programma amministrativo di questa giunta. Nel consiglio comunale del 18 febbraio si è discusso una mozione presentata dalle forze di opposizione “Monterotondo bene comune” e Lega con la quale sono stati impegnati sindaco e consiglio comunale a individuare un luogo a Monterotondo Scalo entro il 2020 dove inserire una biblioteca comunale. Serve portare la cultura al di fuori dai soliti salotti di Monterotondo centro. Vediamo questa giunta come risponderà. Lo Scalo deve diventare una priorità di questa giunta.

Commercio.

Infine, due parole per i commercianti e gli esercenti dello Scalo che richiedono più attenzione, decoro e riqualificazione commerciale di molte vie e parti della città. Discorso che riguarda, invece, tutti gli imprenditori, artigiani, professionisti e commercianti di Monterotondo caricati, tra l’altro, di una pressione fiscale locale che non mi stancherò mai di definire salatissima, tra le più alte della provincia. Non soltanto in città, ma anche le imprese della nostra zona industriale pagano cifre da capogiro in termini di tasse e imposte locali, con un ritorno di servizi assolutamente non altezza dei costi sostenuti. Su queste categorie si salda l’ossatura della nostra comunità, garantiscono economia e occupazione in tempi come quelli attuali difficilissimi per loro. La giunta Varone, come primo provvedimento a favore di tali categorie, invece di sostenerle con politiche volte al rilancio commerciale e produttivo della città e abbassando le aliquote di tasse e imposte, approva un regolamento in consiglio comunale che, nel caso in cui un’impresa o un’azienda sia morosa per più di 1.000 euro con il Comune, prevede la sospensione della licenza commerciale. Un provvedimento shock che rischia di mettere in ginocchio molte realtà produttive e aziende del territorio. Se questo è il primo provvedimento sul tema della squadra Varone non oso immaginare gli altri. In consiglio comunale come opposizione abbiamo dato battaglia contestando lo scellerato provvedimento e abbiamo proposto molte soluzioni alternative per migliorare la capacità contributiva fiscale delle imprese e dare loro sostegno evitando di arrivare a provvedimenti come questi che consegnano una “patente di presunto evasore” a ogni azienda del territorio. Per questo come opposizione continueremo a vigilare e combatteremo contro queste ingiustizie.

 

Simone Di Ventura