La parola all’urologo – Le nuove cure mini invasive per l’ipertrofia prostatica: addio bisturi

A cura di Andrea Militello, urologo e andrologo (www.urologia-andrologia.net - www.andrologiamilitello.it)

È tipico nell’uomo di media età andare incontro ai classici sintomi di ostruzione prostatica, la ghiandola prostatica, situata sotto la vescica, nel tempo può andare incontro a fenomeni di ingrandimento riconosciuto sotto il termine di ipertrofia prostatica o adenoma della prostata o fibroadenoma della prostata che crea chiaramente una ostruzione al normale deflusso delle urine. Non sempre il tutto è correlato alla grandezza della ghiandola. Vi sono prostate di grandezza importante che non danno nessun tipo di sintomatologia, mentre prostate piccole possono effettivamente creare disturbi di natura ostruttiva, legati anche a una ridotta elasticità del collo vescicale, quella parte dell’imbuto vescicale che si apre per favorire la minzione.

Negli anni passati la terapia per questo tipo di problema si avvaleva inizialmente di terapie integrative e, successivamente, farmacologiche. Ma quando questo approccio non portava, e tutt’ora non porta, miglioramenti dei sintomi vi era l’obbligo di rimuovere l’adenoma prostatico ostruente per permettere al paziente di urinare bene, ma nello stesso tempo anche per evitare la formazione di importanti processi infettivi vescicali renali e quadri drammatici, fortunatamente oggi quasi scomparsi, di insufficienza renale.

Fino a pochi anni fa l’intervento classico era l’adenomectomia transvescicale: un taglio addominale permetteva di aprire la vescica e di rimuovere l’adenoma, intervento sostituito poi, fortunatamente, dalla classica resezione endoscopica della prostata. Ma anche quest’ultima tecnica, fino a pochi anni fa il gold-standard, non è scevra da inconvenienti quali sanguinamenti post operatori e la necessità di rimanere per tre o quattro giorni ricoverati in ospedali con i lavaggi vescicali attraverso un catetere.

Negli ultimi tempi la tecnologia ha permesso di apportare grandi novità da un punto di vista chirurgico: oggi esistono tecniche ormai codificate come, per esempio, la laser vaporizzazione, che usa il trattamento con il laser verde o rosso. Questa tecnica permette di vaporizzare in pochi minuti la ghiandola prostatica evitando i sanguinamenti e permettendo quindi anche al paziente cardiopatico e “scoagulato” di essere sottoposto a un intervento di resezione con risultati brillanti. Proprio in questi ultimi tempi si stanno affacciando nuovissime tecniche che si rivelano sempre più performanti e adatte alle singole esigenze. Sicuramente la acquablazione e la vaporizzazione con il vapore acqueo sono le nuove tecniche che tutti noi dovremmo sempre conoscere e considerare ogni qual volta la terapia farmacologica per l’ostruzione prostatica non stia dando i risultati desiderati.