Dettagli romani – Marco Ulpio Traiano, un imperatore in paradiso

A cura di Fiamma Passarelli, guida abilitata di Roma e Provincia, direttore tecnico agenzia viaggi e turismo (www.romesdetails.com, www.facebook.com/fiapassar)

I mercati di Traiano

L’imperatore Marco Ulpio Traiano passò alla storia per essere stato il successore del crudele Domiziano e di Nerva, suo padre adottivo. Regnò dal 98 d.C. al 117 d.C. Conquistò la Dacia, con due campagne militari scolpite ad aeternum sulla colonna Traiana, e la Tracia di cui rifondò la capitale chiamandola Ulpia Serdica – l’attuale capitale della Bulgaria, Sofia – e si distinse per aver espanso l’impero fino ai limiti più orientali, per aver risolto il problema economico più pressante dell’impero: l’inflazione; per aver istituito una sorta di sistema di sostegno alle famiglie di contadini in difficoltà; adottò suo cugino Publio Elio Adriano, futuro successore, e fu ricordato dai cronisti antichi per il suo profondo senso di giustizia. Un militare di origini italiane, ma nato nella Spagna Betica, la cui devozione allo Stato e la profonda conoscenza della macchina militare creò i presupposti per la sopravvivenza dell’impero fino al V sec. d.C., grazie anche all’aiuto di preziosi collaboratori quali Plinio il Giovane, governatore di Bitinia.

Dione Cassio, famoso storico vissuto a cavallo tra il II e III sec d.C., scrisse la storia di Roma in ottanta libri, di cui pochi frammenti ci pervengono e, in uno di questi frammenti a lui attribuito, descrisse Traiano in questo modo: “Era particolarmente eminente per giustizia, per coraggio e per semplicità di abitudini. Non era invidioso e non fece assassinare nessuno, ma onorò e esaltò tutti gli uomini buoni…”. L’eco di questi panegirici nonché il suo rigore e il suo senso di giustizia si diffusero durante il medioevo, quando la leggenda della sua ascesa in cielo ad opera di papa Gregorio Magno, fu il nucleo delle storie che il volgo romano più volte amava raccontare.

L’imperatore Traiano

 

Narra questa leggenda che l’imperatore Traiano, partendo per l’ennesima campagna militare, una volta imboccata la via che conduceva ad Est, vide una donna inginocchiarsi davanti a sé e supplicare giustizia per il figlio ucciso. L’imperatore non diede molto peso al pianto della donna, ma si sentì toccato dal rimprovero che gli rivolse la madre del giovane ucciso, accusandolo di impietosa indifferenza. Traiano, quindi, tornò indietro e punì il colpevole indicato dalla donna. Papa Gregorio Magno, vissuto nel V sec., appartenente all’antica famiglia degli Anici, messo a partito della storia si commosse a tal punto da ritenere che un tale senso di giustizia dovesse essere premiato, anche se esercitato da un pagano. Così papa Gregorio Magno pregò vicino alla colonna Traiana, nella cui base riposavano le ceneri dell’imperatore, e lo risuscitò temporaneamente per battezzarlo e, dunque, permettere a quest’anima pia di ascendere al paradiso.

La colonna Traiana di notte

Dante Alighieri, conoscitore profondo di Gregorio Magno e della leggenda di Traiano, collocò l’imperatore nel canto X del Purgatorio come esempio di virtù e di umiltà, contraltari del vizio della superbia. Dante, così impressionato dalla leggenda, collocò Traiano anche nel canto XX del Paradiso, tra le anime pie e giuste. La leggenda fu al centro delle novelle raccontate dai trovatori alle corti italiane fino al ‘500 quando il cardinale Cesare Baronio – fine teologo – demolì la leggenda dell’imperatore pagano asceso al cielo, confutandone le basi teologiche e storiche.  Così, da allora, lo spirito di Marco Ulpio Traiano vaga per Roma ripetendo quell’atto di magnanima giustizia, fino a quando le porte del paradiso saranno di nuovo aperte a lui che fu modesto, misericordioso e caritatevole.

 

Fiamma Passarelli