Vasco Rossi, il secondo album in versione da collezione

Di Carla Pagliai

A 40 anni dall’uscita, Sony Music (Legacy) celebra “Non siamo mica gli
Americani!”, il secondo album di Vasco Rossi, con la speciale edizione da collezione della serie “R> Play” dedicata al 40° anniversario. Un album cardine nella discografia dell’artista con 8 brani divenuti cult: “Io non so più cosa fare”; “Fegato, fegato spappolato”; “Sballi ravvicinati del 3° tipo”; “(Per quello che ho da fare) faccio il militare”; “La strega”; “Albachiara”; “Quindici anni fa”; “Va bè (se proprio te lo devo dire)”.
La prima svolta per la carriera di Vasco Rossi, ancora tutta da fare, è del 1979, anno di pubblicazione del suo secondo album di studio: se il primo lavoro era più
cantautoriale, in questo rivela la sua faccia da “provocautore” e rocker. Uscito il 30
aprile 1979 per l’etichetta indipendente Lotus, “Non siamo mica gli Americani!” è un album introvabile e con questa edizione da collezione viene “restituito” alla sua storia originale.
Gli otto brani che lo compongono affrontano tematiche care al Blasco e che
svilupperà in seguito: dall’emarginazione al pregiudizio, dalla solitudine alla
ribellione. Con questo album comincia la sua vera attività live: dopo il primo
concerto in piazza Maggiore a Bologna (“Avevo convocato tutti gli amici per quel
concerto, eravamo più noi sul palco che la gente sotto!” – ricorda Vasco Rossi) in
Emilia Romagna si moltiplicano le richieste delle sue esibizioni. Fu anche notato da Renzo Arbore che lo volle a “L’altra domenica” dopo averlo visto esibirsi in “(Per quello che ho da fare) faccio il militare”. Non tutti sanno che “Albachiara”, scritta in un pomeriggio sul divano di casa, quando l’album era praticamente chiuso, rischiava di non entrare nel disco. Fu aggiunta all’ultimo e, come penultima canzone della facciata B, contrariamente al desiderio di Vasco che l’avrebbe voluta mettere come prima della facciata A (“per dirvi quanto contavo allora”, spiega il Blasco).

“Fegato, fegato spappolato” è una sorta di Bignami del Vasco-pensiero. Un brano
assolutamente innovativo per l’epoca, un esperimento di teatro-canzone ma molto
strutturato, con un arrangiamento rock, che dal vivo diventa ancora più duro. Pur
essendo diversi tra loro, c’è un certo parallelismo con “Sballi ravvicinati del 3° tipo”: qui Vasco cita Fo e Jannacci ed è un altro brano tra i più trasformati dal vivo. Questi alcuni dati tecnici dell’album originale: mastering di Maurizio Biancani (Fonoprint studios, Bologna); chitarre Maurizio Solieri e Massimo Riva, batteria Giovanni Pezzoli, basso Gianemilio Tassoni, pianoforte e tastiere Gaetano Curreri e Antonio Mancuso, sax Rudy Trevisi, trombone Sandro Comini, cori Auro Lugli e Massimo Riva, arrangiamenti di Gaetano Curreri e Auro Lugli.