Fisco e imprese – Somministrazione illecita, indicazioni ispettive

A cura di Francesco Reale, dottore commercialista, revisore legale, consulente Terzo settore, esperto in crisi di impresa e strategie di risanamento (www.centroserviziassociati.it)

Sì, ok, ma che cos’è la somministrazione di lavoro? Giusto, andiamo con ordine! La “somministrazione di lavoro”, lo spiego con parole semplici, è il caso in cui un imprenditore si vuole sottrarre agli obblighi derivanti dall’avere dei dipendenti e allora chiede a un altro imprenditore di “prestargli” della manodopera. È ben diverso dall’appalto, in cui un imprenditore chiede a un altro di fare un lavoro.

Ebbene, la somministrazione di lavoro è attualmente regolata da una legge del 2003 e concessa solo alle Agenzie per il lavoro (quelle che anni fa venivano chiamate di “lavoro interinale”) iscritte nei registri del ministero; in tutti gli altri casi si è in presenza di un illecito, sinteticamente identificato con una parola anche onomatopeicamente sgraziata, il “caporalato”. L’Italia è, senza dubbio, il Paese con più pastoie burocratiche e con una legislazione del lavoro che, in nome dei diritti dei dipendenti, in continuo brucia effettive possibilità di impiego. La somministrazione di lavoro è proibita da una legge del 1942, approvata quando il Parlamento non aveva altro a cui pensare (…). Straordinario era già allora il pregiudizio che il re d’Italia riponeva negli imprenditori, fin dal ’42 sospettati di volersi sottrarre dagli obblighi in capo a un datore di lavoro con l’utilizzo degli anzidetti caporali.

Veniamo ora a vedere che cosa dice una recente circolare del ministero, tesa a dare indicazioni agli ispettori che si trovino a valutare casi in cui la somministrazione del lavoro possa presentare sfumature di illiceità.

Lo schema di partenza è il già accennato contratto di appalto nel quale la componente del lavoro sia di fatto esclusiva e tale da configurare una somministrazione di fatto.

  • Le presunzioni ruotano attorno alle norme inderogabili che con l’appalto si riescono ad aggirare: dal divieto generale alla somministrazione alla determinazione degli imponibili contributivi, fino ai requisiti per la stipula del contratto.

  • Un caso di somministrazione fraudolenta, secondo la circolare, è anche quello in cui un imprenditore licenzia un lavoratore per farlo rientrare in azienda per il tramite di una agenzia per il lavoro autorizzata.

  • Il periodo di illiceità non può essere antecedente al 12 agosto dello scorso anno e, comunque, le sanzioni si comminano a far data dall’inizio di quello che viene identificato come “inizio” della condotta irregolare che, dal punto di vista penale si configura come “reato permanente”.

  • Curiose sono poi le indicazioni date dalla circolare relative agli elementi istruttori da utilizzare per la ricerca di un illecito: l’ispettorato è chiamato a verificare se l’impresa che adotta una forma non lecita di appalto abbia difficoltà finanziarie o, in alternativa, a verificare se sia impossibilitata a sostenere i costi del personale (si richiama il lettore ad una laica riflessione sul punto…).

  • Ecumeniche, infine, sono le sanzioni previste: viene comminata la violazione amministrativa e, udite udite, si obbliga l’imprenditore appaltante ad assumere i lavoratori “somministrati” per tutta la durata del contratto.

  • Se l’ispettore nutre dei dubbi può comunque non farla passare liscia all’imprenditore sospettato comminandogli la “diffida accertativa” (azienda avvisata, mezza salvata?).

La domanda, a chiusura di questa sintetica esposizione, è: chi ha ancora voglia di assumere?

Francesco Reale