Il fascino dei miti greci e gli ozi imperiali: Baia

Testo e foto di Maria Sannino, orientalista, blogger, guida turistica della regione Campania, accompagnatore e interprete turistico (www.mariasannino.com)

Ambulacro terme di Mercurio Baia

Con l’avvento del cristianesimo, la Chiesa si dichiarò ostile alla pratica delle cure termali. Molti  i tentativi di distruggere queste terme anche da parte della famosa Scuola medica salernitana, la prima in Europa, che vedeva in esse un avversario potente

Una terra affascinante, celebrata, fin dall’antichità, per la sua straordinaria bellezza è quella che si estende subito a ridosso del golfo di Napoli, in quell’area a Nord-Ovest che già gli antichi indicavano come Campi Flegrei. Phlegraios, campi ardenti, terre vulcaniche ricche di laghi e antri nascosti, mitico luogo conteso tra Titani e Dei in quella lotta che passò alla storia come “Gigantomachia” a cui partecipò il mitico Ercole, celeberrimo semidio, per aiutare il padre Zeus a conseguirne la vittoria. È qui che furono ambientati molti episodi dei poemi omerici che vedono numerosi eroi avvicendarsi per il controllo di questa splendida area che ancora oggi conserva i loro nomi. Miseno, Baios, Ulisse e tanti altri sono, infatti, nomi legati ai luoghi e alle vicende vissute in queste aree ai confini del mondo antico. Baia, una delle località più attraenti e mondane, ieri come oggi, deriva il suo nome dal compagno di Ulisse, il leggendario Baios, che secondo le fonti perse la propria vita in questa terra dove ancora oggi giacciono le sue spoglie. Ercole stesso passò in questi territori con la sua mandria di buoi sottratta a Gerione e qui vi costruì una strada che da Bacoli (antica Bauli) porta a Lucrino. Ricca di sorgenti idrotermali, in epoca romana, Baia prosperò al punto da divenire uno dei luoghi prediletti dai patrizi romani che qui vi eressero le proprie lussuose dimore. Mario, Pompeo e Cesare, in età repubblicana costruirono belle ville sulle alture in prossimità del mare ed erano tutte più o meno collegate tra loro in una progressione ininterrotta tanto che tutta Baia sembrava essere un unico grande palazzo i cui confini ancora oggi non si riescono a definire.

Giulio Cesare pare avesse una maestosa villa costruita in posizione panoramica su un’altura che dominava l’intero golfo di Pozzuoli e affacciava da un lato sul porto di Baia, dall’altro sullo splendido litorale di Cuma. Due ambienti di questa antica villa ospitano il museo della Civiltà contadina dei Campi Flegrei che mostra, tra le rovine di un forno e di una porcilaia di epoca romana, le tradizioni e i prodotti tipici di tutta l’area flegrea nota, fin dall’antichità, soprattutto per i suoi vini pregiati che inebriavano, e ancora lo fanno, i viaggiatori e i villeggianti che qui si deliziavano anche con i freschi e profumati prodotti del mare, in cene e pranzi da favola, come il festino del leggendario Trimalcione.

A Baia, tra la fine del II sec. a.C. e il I sec. a.C. Caio Sergio Orata, noto come il Cavaliere Orata, fece fortuna iniziando un’attività molto redditizia: l’ostricoltura.  Cominciò ad allevare le ostriche in appositi vivai e si serviva di esse per nutrire le famose orate che, secondo Marziale, erano le migliori in assoluto. Orata importò dall’oriente il famoso riscaldamento a ipocausto (pensilia balinea), un sistema utilizzato in seguito anche negli ambienti termali dove l’aria calda che circolava sotto i pavimenti consentiva di mantenere al caldo ogni vano degli edifici termali e delle prestigiose dimore dei ricchi patrizi romani. Aristocratici e imperatori si incontravano, dunque, in queste splendide terre per oziare all’ombra dei pini e deliziarsi con la brezza marina. Claudio, Adriano, Severo Alessandro frequentarono tutti molto assiduamente Baia e le sue famose terme. Caligola vi fece addirittura costruire un ponte di barche per collegare la splendida cittadina a Pozzuoli, distante due miglia romane.  Nerone, invece, fece costruire vicino al mare, dove oggi vi sono due piccoli cantieri navali, una enorme piscina e vivai per la coltivazione di pesci e ostriche.

Dai più considerata la mitica porta dell’Ade, un paradiso di sole delizie prima di entrare negli oscuri inferi, Baia fu decantata da Orazio come la più incantevole località del mondo. Plinio il Giovane ci ha restituito una testimonianza esemplare parlandoci delle strutture delle sue lussuose dimore. Strutture che avevano sempre una zona produttiva per le più disparate coltivazioni e un’area destinata all’otium del proprietario e dei suoi preziosi ospiti, come giardini, ambulacri, biblioteche, piccoli teatri e terme. Ne sono un esempio la villa dell’Ambulatio e i settori termali di Venere, Sosandra e Mercurio che ancora oggi si possono ammirare arroccate sulla collina che affaccia sul porto di Baia. In parte sommerse a causa del fenomeno del bradisismo, le terme romane, soprattutto quelle del settore cosiddetto di Mercurio, affascinano tuttora per la presenza di acqua che ancora inonda una sala absidata, primo probabile esempio di cupola in opus cementicium di epoca romana. Il cemento che si produceva in quest’area in età romana, grazie all’uso congiunto con la “pozzolana” e l’acqua di mare, permise di costruire ambienti a volta che precedono addirittura lo stesso Pantheon di Roma. In una di queste grandi sale voltate, proprio in prossimità della cupola di Mercurio, la natura ha voluto regalarci una curiosa attrazione: un meraviglioso albero di fico che, invece di crescere dalla terra verso l’alto, è capovolto e affonda le sue radici nella volta dell’edificio mentre il tronco e i rami pendono dal soffitto creando una suggestiva atmosfera, preambolo alla successiva sala absidata, inondata dall’acqua, dove l’acustica crea un effetto davvero particolare lasciando tutti esterrefatti.

Ozio, vizi, vino arrecano gioia ma tante volte, si sa, diventano un cocktail ideale anche per alimentare rancori. E nell’area di Baia si consumarono anche i peggiori delitti, come quello che Nerone organizzò per ammazzare la madre, l’Augusta Agrippina,  si tramarono intrighi politici e si ordirono le peggiori congiure come quella che Lucio Calpurnio Pisone, uomo colto e ricchissimo, aveva architettato con altri congiurati contro lo stesso Nerone.  Ma fu la bella vita che passò alla storia. Ville, impianti termali, cultura, ozi e belle donne. Questa era la vita da favola di molti signori dell’epoca romana. Secondo Marziale le donne di Baia erano talmente belle e disponibili da attirare il mondo intero, ma non si trattava solo delle donne native di questa terra. Si dice che anche le donne che visitavano Baia “arrivavano come Penelope e ne partivano come Elena”. Qui Messalina, la bella e dissoluta moglie dell’imperatore Claudio, aveva una villa in cui si lasciò andare a libidinosi piaceri mentre il marito era in viaggio in altri lidi. Persino Lesbia, la nota amante di Catullo, intrattenne in quest’area una relazione con Celio, un discepolo di Cicerone che qui aveva anch’egli una splendida dimora. L’aria salubre e la bellezza dei luoghi ispirava l’amore in tutte le sue forme. Il povero Boccaccio che, in epoche più recenti, rimase deluso dal comportamento della sua agognata Fiammetta, battezzò poi quest’area come il luogo di nascita di Venere. E proprio a Venere sono dedicati un tempio, che si incontra lungo la strada che porta al castello, e una intera sezione delle terme. Queste ultime, abbellite con statue di marmo, mosaici e begli affreschi, pur avendo vissuto momenti di abbandono, sono sempre state considerate ottime per la cura del corpo e dello spirito. In un passo di Tito Livio si apprende che il primo a utilizzare le sorgenti idrotermali con scopi curativi fu Gneo Cornelio Scipione, che soffriva di artrite. È singolare però che, con l’avvento del cristianesimo, la Chiesa si dichiarasse ostile alla pratica delle cure termali, forse per il carattere leggermente lussurioso che le caratterizzava, e molti sono stati i tentativi di distruggere queste terme anche da parte della famosa Scuola medica salernitana, la prima in Europa, che vedeva in esse un avversario potente. Le terme flegree, in quanto gratuite e accessibili a tutti, attiravano più della medicina e lo stesso grande imperatore Federico II di Svevia se ne servì per curarsi e rilassarsi. Durante il periodo angioino e aragonese poi, le terme di Baia e dintorni divennero di nuovo di moda, ma alcuni secoli dopo, un evento naturale pose per sempre fine al loro splendore: la nascita in una notte del Monte Nuovo, durante una eruzione vulcanica, che fece scomparire interi villaggi e gran parte delle stesse terme. Il bradisismo di tutta l’area flegrea fece poi sprofondare una parte della città di Baia che resta tuttora sommersa nelle splendide acque del golfo di Pozzuoli, a circa dieci metri di profondità e a 300/500 metri dalla riva. Essa attualmente è divenuta un richiamo per tutti gli amanti di archeologia subacquea e per coloro che vogliano intraprendere una avventura stupenda alla ricerca di suggestivi reperti visibili sul fondo del mare.