Vino e dintorni – Un brindisi a Camilleri

A cura di Giovanni Spinelli*, sommelier professionista, componente dell’Associazione stampa agroalimentare italiana

Da poco tempo abbiamo dato addio a un gigante della letteratura e dello spettacolo italiano come Andrea Camilleri, simbolo di una regione, la Sicilia, dove i contrasti e le contraddizioni sociali e politiche, le problematiche legate al lavoro e alla vita quotidiana sono molto sentite. Ma la letteratura di Camilleri è particolarmente legata al territorio e intrisa di odori e sapori tipici. Il suo personaggio più famoso, Salvo Montalbano, il commissario di Vigata, reso popolarissimo dalla fiction di Rai1 e interpretato da Luca Zingaretti, che incarna l’uomo mediterraneo schivo, solitario, con un forte senso morale, dal carattere spigoloso e affetto da uno smisurato appetito che soddisfa  con pietanze della tradizione sicula innaffiati da vini altrettanto tipici, è ormai entrato nell’immaginario collettivo, facendo conoscere e amare all’Italia intera luoghi, idiomi e prodotti  di una parte della Sicilia di cui molti di noi ne ignoravano la valenza e le attrattive. Sullo sfondo dello splendido mare del ragusano, Camilleri e Montalbano ci conducono per mano e ci ingolosiscono, incastonando all’interno dei singoli episodi, pranzi e cene a base di meraviglie culinarie, figlie di tradizioni e territori con una storia millenaria. Per gustare il cibo della sua amata terra “come Dio comanda”, Montalbano ha sempre bisogno di accompagnarlo con un bicchiere di vino, perché quelli che di solito mangia sono piatti che “chiamano vino” che molto spesso possono essere “tradimentosi”. In realtà, per il commissario, il vino è una bevanda fondamentale per completare un eccellente pasto. In ogni frammento gastronomico dei racconti, il vino viene citato, soprattutto il vino rosso di paese che preparava il padre di Camilleri, il Nero d’avola, il Cerasuolo di Vittoria, il Marsala, il passito di Pantelleria e i bianchi come il Catarratto, il Grillo e l’Insolia per accompagnare le amate pietanze di pesce. La caponatina, la pasta “ncasciata”, il brusciuluni, le arancine, la pasta con le sarde, le sarde a beccafico, la grigliata di pesce spada, i cannoli, la cassata, la frutta martorana, fanno parte del quotidiano del commissario che tra un’indagine e l’altra ci porta con sé a tavola facendoci godere e conoscere la Sicilia in uno dei suoi aspetti più belli. Il cibo, quindi, è sempre il protagonista trasversale di tutte le storie, acquisisce una valenza affettiva enorme, la passione che ha verso di esso Montalbano prevarica anche la passione amorosa, diventando esso stesso oggetto del desiderio, più importante degli altri piaceri, che deve essere conquistato a tutti i costi. E allora vedere questo commissario seduto al tavolo da “Calogero” o “Enzo a mare”, i suoi ristoranti preferiti, oppure rientrare a casa e trovare i piatti cucinati dalla “cammarera” Adelina, lascia nello spettatore una sensazione come di essere presenti a quel silenziosissimo convivio con l’arte culinaria. Ciao maestro, ci mancherai ma… che mangiate d’autore!

Giovanni Spinelli