Dettagli romani – Giardini e orti botanici a Roma

A cura di Fiamma Passarelli, guida abilitata di Roma e Provincia, direttore tecnico agenzia viaggi e turismo (www.romesdetails.com, www.facebook.com/fiapassar)

La vasca della regina Cristina

I viaggiatori eruditi di un tempo si muovevano lungo la penisola per ammirare quella strana combinazione di glorie passate e presenti miserie. Il viaggio serviva a completare la formazione culturale dei rampolli dell’alta società europea e in particolare di quella britannica. Ma accanto a lacerti di templi, anfiteatri, misteriose necropoli, statue che riemergevano da un sonno lungo millenni, gli appassionati turisti dell’800 amavano sostare in giardini e horti per disquisire sul filosofico antagonismo tra natura selvaggia e intelletto umano. D’altronde, il nostro Paese è stato la patria del giardino all’italiana, esempio celebrativo di approccio positivista alla forza creativa dell’uomo che prende il sopravvento sulla natura selvaggia, fino a darle forma con labirinti di bosso, ordinate bordure e combinazioni cromatiche di fioriture a scalare.

Passeggiando per Roma ci possiamo riempire gli occhi di botanica bellezza grazie ai viali incorniciati da “alberi di Giuda” che in primavera gettano grappoli di teneri germogli fucsia/lilla, o pergole di glicine che con il loro dolcissimo profumo rendono l’aria inebriante. E poi lungo le strade, a bordo asfalto, talvolta ci sono timidi fiorellini quali il tarassaco, l’iperico, la borragine, da molti disprezzati e ignorati ma che sono un condensato di portentosi principi attivi curativi di numerose affezioni grazie a rimedi preparati dagli speziali sin all’antichità. Tutto questo è sotto i nostri occhi e anche molto di più: Roma ha uno degli orti botanici più importanti d’Italia che, dal 1883, occupa una parte dell’ager vaticanus, a ridosso di Villa Corsini, dimora un tempo della Regina Cristina di Svezia che, per onorare la sua conversione al cattolicesimo, rinunciò al trono e si ritirò proprio in questo luogo ameno.

Della Regina si raccontano molte cose: donna energica, volitiva, amante della letteratura, della poesia, della pittura, provetta cavallerizza, amante delle feste e forse amante del cardinale Decio Azzolino. Il cardinale risiedeva a Villa Medici circondato da un giardino formale all’italiana – che a tutt’oggi costituisce un tesoro verde – e da una vista mozzafiato su Roma. Si narra che Cristina, stizzita a causa di un mancato incontro con sua eminenza, lo abbia svegliato notte tempo con una cannonata sparata dal Gianicolo. Nel 1655 l’entrata di Cristina a Roma fu celebrata con gli onori che si devono a una regina e, per l’occasione, il cavaliere Gian Lorenzo Bernini approntò l’entrata monumentale di Porta del Popolo scolpendo un tributo allo stemma araldico della famiglia Vasa, la famiglia di Cristina: due fasci di spighe cinte da una rosellina.

Il viale centrale dell’orto Botanico

Villa Riario-Corsini divenne non soltanto il luogo di delizie della ex-sovrana, ma anche un centro culturale, una sorta di nuova Atene. Ancora mitologia, storia, teologia e botanica si combinarono in un raffinato codice figurativo di cui oggi possiamo cogliere solo alcuni frammenti: tra le sculture che all’interno della dimora dialogavano con gli affreschi, Cristina fece collocare una statua del II secolo d.C rilavorata in foggia di Clizia, la ninfa che innamorata di Apollo, volgendo a lui il suo sguardo fu trasformata da Apollo stesso in heliotropium, vale a dire un girasole. Questa scultura ricorda un passo della Metamorfosi di Ovidio: era rivolta verso un affresco il cui soggetto principale era il dio Apollo.

Il verde di Roma da sempre fu ispiratore di animi sensibili. Nello stesso giardino in cui Cristina amava passeggiare, oggi l’Università Sapienza cura scientificamente questi 12 ettari di verde suddivisi in “stanze” – così vengono chiamate le aree dedicate alla coltura di una specie – in cui si passa dai palmeti alla foresta di bambù, al roseto, al giardino giapponese, all’area delle felci, al giardino roccioso fino alla serra Corsini con le piante succulenti. In questa serra sono collocate due vasche di marmo grigio che un tempo furono le vasche da bagno della regina Cristina; poi si incontra la serra monumentale e, tra una stanza e l’altra, si notano cespugli di peonie arbustive che colorano a macchie questo pezzo di paradiso.

In merito alla peonia fiore che rivaleggia per bellezza e nobiltà con la rosa, si narra che l’antico dio miceneo della medicina, Peon, abbia curato con delle radici Plutone, ferito gravemente e, per riconoscenza, trasformò Peon in un magnifico fiore il cui nome divenne peonia. Roma è anche questo: un monumentale tributo alla natura che con la città eterna è stata sempre generosa.

Fiamma Passarelli