Roberto Giacobbo: “Ho paura dell’ignoranza, può essere molto pericolosa”

Il giornalista, saggista, autore e conduttore radiotelevisivo è attualmente in onda su Rete 4 con il suo programma di successo “Freedom – Oltre il confine

Ph: Ufficio stampa Mediaset

Di Igor Righetti

Roberto Giacobbo è il Watusso della tv italiana (è alto quasi due metri). Si nutre da sempre di enigmi e misteri. Giornalista, saggista, autore e conduttore radiotelevisivo, è nato a Roma nel 1961 ma con origini venete (ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Bassano del Grappa, città natale del padre, ingegnere dell’Ibm). Attraverso una comunicazione avvincente e un registro linguistico di facile comprensione è riuscito ad avvicinare un ampio pubblico, tra cui molti giovani, ai misteri della scienza e del mondo che ci circonda. Attualmente è in onda su Rete 4 con la seconda serie di “Freedom – Oltre il confine” il suo programma di successo con il quale ha vinto la scommessa dopo il suo passaggio dalla Rai a Mediaset.

Dove finisce il mistero e comincia la scienza? 

Quando la scienza comincia a farsi largo tramite le domande. Quando gli scienziati e gli storici fanno una ricerca non sanno dove li porterà e cominciano affrontando un mistero. Quando ottengono il successo è una scoperta scientifica.

La scienza è materia complicata. Come raccontarla in tv senza cadere nella semplificazione scientifica?

È un lavoro complesso, bisogna mantenere la scientificità del contenuto rendendolo però fruibile a tutti. Del resto la divulgazione è sempre servizio pubblico e quindi deve essere per tutti.

Quali misteri ti piacerebbe approfondire?

Quelli legati alla storia e alle origini. Mi piacerebbe capire come è cominciata la civiltà dell’antico Egitto, come è stata costruita la piramide di Cheope e l’evoluzione del primo ominide.

A quale età sei stato infettato dal virus della scienza?

Sin da quando frequentavo il liceo mi piaceva andare oltre a quello che si trovava scritto sui libri e cercavo anche altro.

La spettacolarizzazione della scienza è cattiva scienza?

Qualunque spettacolarizzazione può essere buona o cattiva. Se spettacolarizzare la scienza vuol dire non rispettare i contenuti è cattiva se, invece, vuol dire non renderla noiosa è buona.

Piero Angela ha affermato che la serietà deve essere nei contenuti, non nella forma. Condividi?

Sono pienamente d’accordo.

Gli scienziati hanno qualche colpa nella mancata crescita della cultura scientifica in Italia?

No, non hanno colpa in quanto se non ci fossero loro non ci sarebbero i divulgatori. Talvolta, però, gli scienziati sono autoreferenziali, non la comunicano in modo popolare e quindi non arrivano al grande pubblico.

Qual è la tua posizione su ciò che non è dimostrabile a livello scientifico?

È una posizione di attesa. Tante cose in passato non erano dimostrabili e poi si sono rivelate vere e tante invece erano state dimostrate e poi si sono palesate false.

Di che cosa hai paura?

Dell’ignoranza che può essere pericolosissima, può far nascere la violenza, la mancanza di rispetto e l’indifferenza.

C’è qualche cosa che vorresti non aver fatto?

No, nella mia vita ho sempre seguito due parole fondamentali: passione e rispetto. Senza queste due cose non affronto nulla.

Qual è il tuo rapporto con la spiritualità?

Sono credente, nel mio privato cerco di essere un buon cristiano, ma nella stessa maniera affronto il mio lavoro in maniera laica.

Appari molto razionale, ma quanto c’è d’istintivo in te?

La mia razionalità è in effetti la mia normalità. Più si lavora e più si torna a essere normali. La normalità per me è un dono.

Che cosa ti mette di buon umore la mattina, al risveglio?

Vedere mia moglie e le mie figlie.

Con quali pensieri chiudi la giornata prima di addormentarti?

Cercando di riporre tutti i miei appuntamenti del giorno dopo su un pezzo di carta in modo che non ci debba pensare durante il sonno. E poi penso a cose belle.

Che cos’è che vorresti fare e non hai ancora fatto?

Vorrei vivere di più con le persone che amo.

Ti sei laureato in Economia e commercio. Perché scegliesti questa facoltà?

Perché era una facoltà che mi avrebbe permesso sia un lavoro autonomo sia dipendente e perché saper gestire l’economia può aiutare anche a gestire la creatività di cui abbiamo tutti bisogno.

Che rapporto hai con il denaro?

Mi sforzo per procurarmelo finché ne ho a sufficienza, ma per me è soltanto un mezzo per poterci non pensare più e vivere serenamente.

Il tuo più bel ricordo?

Quando ero talmente piccolo da stare in braccio a mia nonna Pina. Amavo giocare con la sua collanina. È un ricordo indelebile.

Quale personaggio del passato ammiri di più?

Due personaggi: l’architetto e medico Imhotep e Leonardo da Vinci: erano due geni che hanno cambiato il loro tempo. Il primo ha inventato l’antico Egitto e il secondo l’era moderna.

Che cosa pensi dei personaggi politici di oggi?

Si è perso un po’ lo stile e lo stile rappresenta anche la sostanza.

Si dice che la vendetta sia un piatto da gustare freddo, tu come la gusti?

Non sono un tipo vendicativo e quindi perdono molti dei torti che subisco, ma se i motivi sono gravi aspetto il momento giusto per sistemare le cose. Capisco che gli uomini possano sbagliare, ma sono molto meno comprensivo quando lo fanno con cattiveria.

Come reagisci di fronte a un’ingiustizia?

Mi dà molto fastidio. Sono del segno della bilancia e vorrei vedere le cose giuste e corrette. Nel mio piccolo cerco di creare sempre un piccolo vortice positivo. Se lo facessimo tutti creeremmo un grande vortice positivo.

Quale bugia dici più spesso e perché?

Quando le dico lo faccio a fin di bene. A chi sbaglia cerco di farglielo capire invece di alzargli un muro. Se non capisce bisogna parlargli in modo più chiaro.

Mentre eri studente vincesti quasi 15 milioni di lire in buoni spesa al quiz “Bis” di Mike Bongiorno. Che cosa acquistasti con quel denaro?

Questi buoni spesa andavano usati entro tre mesi alla Standa e alla Rinascente. Quattro milioni li utilizzai per acquistare alimentari, poi alcuni mobili per la mia camera e un po’ li vendetti a prezzo scontatissimo ad alcuni miei amici. Con i contanti mi comprai una moto.

Sei sposato con Irene Bellini, autrice e produttrice con te dei tuoi programmi. Lavorare insieme provoca anche scontri?

Riusciamo a separare le due cose: sul lavoro siamo due professionisti mentre in casa siamo marito e moglie. Ma in generale non discutiamo mai animatamente né sul lavoro né in casa.

Sei anche un collezionista originale: hai centinaia di modellini di auto. Da dove nasce questa tua passione?

Mi piacerebbe averle vere, ma non potendo le ho prese in scala.

Tu sei un Watusso alto due metri. Ma se diventassi piccolo piccolo quale dei tuoi modellini vorresti guidare?

Una vecchia Citroën DS cabrio.

Sei un temerario: scali montagne e ti cali nelle grotte. Ma hai mai subito incidenti durante le riprese?

Cerco di fare una televisione che racconti soltanto cose belle. In effetti mi sono rotto due piedi, due ginocchia, una spalla e pure una costola. Ma non mi piace spettacolarizzare il dolore e, nonostante alcuni incidenti fossero stati ripresi dalle telecamere, ho preferito non mandarli in onda.

La tua imitazione fatta da Maurizio Crozza ha accresciuto senz’altro la tua popolarità. Ti ci riconosci?

Se l’imitazione fosse come la realtà farebbe ridere molto meno. L’imitazione è di per sé una caricatura perché deve suscitare ilarità e ha divertito molto anche me.

Un desiderio nel cassetto?

Avere più tempo per riposarmi con la mia famiglia.

È in onda su Rete 4 la seconda serie del tuo programma “Freedom – Oltre il confine” che proseguirà fino a luglio per poi riprendere a settembre.  Quali i misteri che ci fai conoscere con maggiore attenzione?

In ogni puntata c’è sempre un servizio su 5 o 6 dedicato all’Egitto tanto che la conferenza stampa è stata fatta a Il Cairo.