Apoxiomeno Award, premiati Dillon e Mirren. Chiesto un Oscar per Alberto Sordi

La consegna a Matt Dillon del Premo Apoxiomeno dedicato ad Alberto Sordi

Di Vittoria Lapi

Foto di Carla Pagliai

Durante la XXIII edizione dell’Apoxiomeno Award sono stati consegnati a Sorrento i riconoscimenti dedicati all’Albertone nazionale ai premi Oscar Helen Mirren e Taylor Hackford e agli attori Matt Dillon e Betty Thomas.

La XXIII edizione dell’Apoxiomeno Award, premio dedicato alle Forze dell’ordine rappresentate in quasi tutte le forme artistiche che hanno accolto il tema della divisa, ha visto una parata di star. Un’edizione col botto la cui premiazione si è svolta al teatro Tasso di Sorrento. Successo più che meritato, quindi, per l’ideatore del premio, il tenente colonnello Orazio Anania, animato da grande passione e per niente intimorito dai grandi sforzi organizzativi che un evento del genere richiede. Anania presiede l’Associazione “L’Arte di Apoxiomeno”; Simone Orlandini è stato il direttore artistico di questa edizione. “Apoxiomeno Award”, così lo traducono gli anglosassoni perché il premio è molto conosciuto e ambito nelle produzioni cinematografiche e televisive internazionali e di Hollywood, è dedicato alle arti performative con cinema, televisione, musica, arte e sport in divisa. Il Premio ha l’obiettivo di contribuire alla promozione e alla diffusione della cultura della legalità. Anche quest’anno il riconoscimento è stato assegnato a personaggi dello sport, dello spettacolo e della cultura internazionale che attraverso la loro attività lavorativa o professionale hanno dato lustro alle Forze dell’ordine.

Sul red carpet hanno sfilano, tra gli altri, i premi Oscar Taylor Hackford (regista di “Ufficiale e gentiluomo” e “L’avvocato del diavolo”) ed Helen Mirren (eccezionale interprete di film come  “La vedova Winchester“e “The Queen – La Regina”  per il quale ha ricevuto l’ambita statuetta come migliore attrice protagonista), Matt Dillon (protagonista del film premio Oscar “Crash”), l’attrice e regista Betty Thomas (“Alvin Superstar 2”), Sibel Kekilli (“Il trono di spade” in tv e “La sposa turca” al cinema). La serata di gala è stata presentata dal bravo Francesco Anania assieme alla sempre più affascinante Veronica Maya. L’evento è stato anche l’occasione per celebrare uno dei più grandi attori italiani di tutti i tempi: Alberto Sordi, conosciuto e amato in tutto il mondo.

“Mio zio Albertone – ricorda Igor Righetti, nipote da parte della madre del grande attore, Maria Righetti – ha interpretato con maestria ruoli drammatici e comici raccontando l’Italia e gli italiani. Nella sua lunga carriera artistica durata oltre sessant’anni e con più di 200 film all’attivo, ha ricevuto tanti riconoscimenti prestigiosi (nove David di Donatello, sei Nastri d’argento, un Orso d’oro e un Orso d’argento a Berlino, un Golden Globe e il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia) ma mai l’Academy Award. E aveva un rimpianto: quello di non essere stato candidato dall’Italia agli Oscar”.

Per colmare questa grave mancanza, assieme all’Associazione “L’Arte di Apoxiomeno” e al suo presidente e direttore artistico del Premio Internazionale Apoxiomeno Orazio Anania, Igor Righetti si è attivato affinché venga presa in considerazione dall’Academy la possibilità di assegnare l’ Oscar alla carriera o un Premio alla memoria ad Alberto Sordi, uno dei nostri maggiori protagonisti della cinematografia italiana, definito dal grande regista Mario Monicelli “il personaggio di italiano più forte di tutti lungo quarant’anni di storia”. Alberto Sordi merita un Oscar? Anche voi potete esprimere la vostra opinione sulla pagina Facebook ufficiale creata da Igor Righetti: www.facebook.com/albertosordiforever.

“Alberto – svela Righetti – è molto amato anche negli Stati Uniti tanto da aver ricevuto ben due cittadinanze onorarie. Nel 1955 il presidente americano Truman lo invitò a Kansas City per consegnargli le chiavi della città (e la carica di governatore onorario) come premio per la propaganda favorevole all’America promossa dal suo personaggio Nando Moriconi, lo spaccone romano con il mito degli States. Sempre in America, nel ‘79 ricevette la cittadinanza onoraria della città di Plains, in Georgia. Nel 1997, Los Angeles e San Francisco gli dedicarono una rassegna di 24 film dal titolo “Alberto Sordi: Italy’s everyman” che riscosse un grandissimo successo e, a metà degli Anni ’80, si svolse un’importante retrospettiva dei suoi film al Carnegie Hall Cinema di New York.  Una soddisfazione, postuma, Alberto l’ha avuta a marzo del 2003, un mese dopo la sua morte: in un filmato in cui comparivano grandi attori e registi scomparsi come Billy Wilder, Rod Steiger e Dudley Moore apparve l’immagine del suo volto in una sequenza del film diretto da Ken Annakin ‘Quei temerari sulle macchine volanti’ del 1965”.

Aggiunge Igor Righetti: “Il critico Goffredo Fofi ha scritto che ‘in oltre sessant’anni di carriera   Alberto Sordi ci ha rappresentato per quello che siamo e che alcuni avrebbero preferito non essere’. Pochi sanno che Alberto fu anche un grande autore in quanto ha inventato se stesso. I registi e gli sceneggiatori lavoravano sul personaggio da lui ideato”. Perché l’Italia non lo ha mai candidato all’Oscar? “Mi disse – risponde Righetti – che il fatto di essere così popolare e così amato da tutte le fasce di età e di ceto sociale avevano giocato a suo svantaggio: per gli snob della cultura queste caratteristiche nazional-popolari sono ancora oggi viste come negative.In effetti Alberto non ha mai amato i critici cinematografici, a eccezione di alcuni, e la loro aria di superiorità che faceva apprezzare i grandi talenti soltanto dopo morti. Diceva spesso: ‘In Italia i critici si commuovono soltanto davanti ai sarcofagi. Basti pensare che cosa hanno fatto con Totò, lo hanno beatificato soltanto dopo la sua morte’. E che i grandi attori e registi americani lo stimino molto è dimostrato dalle loro dichiarazioni su di lui. Dustin Hoffman disse: ‘Quello che ho imparato per fare l’attore comico lo devo ad Alberto Sordi” e il regista Martin Scorsese affermò che ‘il volto di Alberto è stato un’inimitabile icona del genio espressivo italiano’”. Matt Dillon ha rivelato: “Fin da bambino avevo il mito di Alberto Sordi. Adoro le sue commedie ed è stato anche un grande regista. Penso che dovrebbe essere sempre ricordato. Io sono un suo grande fan”.  Da parte sua, il premio Oscar Taylor Hackford ha dichiarato: “Alberto Sordi è stato un grande protagonista, bravo come cantante, attore e regista, al pari di Charlie Chaplin, Woody Allen e Vittorio De Sica i quali hanno dimostrato grande talento in più settori artistici, senza alcuna differenza dietro o davanti alla macchina da presa. Non si deve poi dimenticare che Alberto Sordi è stato la voce italiana di personaggi come Oliver Hardy”.

I premi Apoxiomeno dedicati ad Alberto Sordi sono stati consegnati da Igor Righetti a Taylor Hackford, Helen Mirren, Matt Dillon e Betty Thomas. L’anno scorso erano stati assegnati all’attore Mark Strong (protagonista di “Kingsman”) e al premio Oscar Robert Moresco, produttore di “Crash” e, nel 2017, al premio Oscar Colin Firth e a Gina Lollobrigida.

“L’Apoxiomeno – ha dichiarato il presidente Orazio Anania – è il punto d’incontro tra la vita reale e la finzione. Il Premio che da 23 anni porto avanti è di grande attualità, soprattutto in questo momento storico. Nel futuro saremo presenti all’Istituto di cultura italiana del consolato di Los Angeles e a San Pietroburgo, per continuare gli ottimi rapporti fino ad oggi esistenti tra l’Apoxiomeno e il cinema americano e cominciare una nuova collaborazione con la cultura russa. E per il 2020 è prevista una consolidata collaborazione con la Germania, la Polonia, la Romania e la Moldavia.

I premi di quest’anno sono stati assegnati anche a Claudio Camarca, regista della serie televisiva Rai “Lo squadrone” (per la televisione), alla polizia Moldava di Chișinău (Forze dell’ordine), a Enrico Fedocci (giornalismo), al fotografo Massimiliano Angeloni (arte), allo scrittore Roberto De Luca (letteratura) e a Susanna Loriga (cultura e società).

 

La migliore gelateria-pasticceria di Sorrento

A Sorrento si trova il tempio dell’alta pasticceria e gelateria campana: “Primavera”. Gli ingredienti locali genuini ed eccellenti come i celebri limoni sono i protagonisti delle creazioni del maestro pasticciere Antonio Cafiero che, con la moglie Alberta, fanno sentire gli ospiti come a casa loro. Qui i dolci della tradizione raggiungono le vette più alte del sapore, con fiori, frutta fresca e disegni che arricchiscono di colore, di arte e di gusto la pasticceria del territorio. Antonio Cafiero, sorrentino Doc, ha imparato l’arte dolciaria dal padre Mario. La sua pasticceria è diventata leggenda, il punto di riferimento di celebrities nazionali e internazionali le cui foto tappezzano letteralmente le pareti e il soffitto del locale.  Tra le centinaia di personaggi che si sono deliziati il palato (e lo spirito) con i dolci di Antonio (egli stesso una star) spiccano Sophia Loren, Alberto Sordi, Mario Cipollini, Lucio Dalla, Pino Daniele, Antonello Venditti e tanti altri. Il sassofonista James Senese, ha addirittura omaggiato la pasticceria Primavera lasciando un suo sax che fa bella mostra di sé. Il grande amore di Antonio Cafiero per la sua Sorrento lo si avverte quando dice: “Il profumo e l’aria fresca dei giardini, la brezza della marina per ‘sfizio’ li ho messi tutti nella delizia”. Già, la delizia preparata con i limoni del suo giardino, dolce apparso spesso in tv e portato da Antonio anche alla Borsa italiana del turismo. Una delizia da Oscar, paradisiaca, non troppo dolce, morbida e profumatissima. Da non perdere pure i babà farciti con crema e fragoline. Tra i gelati, impossibile resistere alla crema al limone, ricotta e pistacchio, Sorrento cream, Amalfi cream, limone e zenzero. E dopo aver gustato queste prelibatezze, il buonumore è assicurato.

Gelateria-pasticceria Primavera, corso Italia, 142 – Sorrento (Napoli) info@primaverasorrento.it, www.primaverasorrento.it

La prelibata delizia al limone di Antonio Cafiero