Processo cavalli scambiati a Siena. Enpa e Leidaa: “Animali sostituiti e trattati come macchine”. No alla diretta Rai

“Cavalli sostituiti e trattati come macchine per correre: in attesa delle motivazioni, il quadro che emerge dal processo di Siena sugli equini scambiati al Palio manda in frantumi la ‘favola’ degli animali amati e tutelati come fossero contradaioli a quattro zampe”. Lo affermano in una nota congiunta le associazioni Enpa e Leidaa, parti civili difese dall’avvocato Claudia Ricci, commentando il dispositivo della sentenza letta ieri sera dal giudice Luciano Costantini, “che condanna a vario titolo per falso, in parziale accoglimento delle richieste del pm Sara Faina, a 4 anni e 10 mesi di reclusione, a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e al risarcimento dei danni il fantino Luigi Bruschelli detto “Trecciolino” (con 13 carriere vinte, una delle star del Palio moderno) e a 2 anni e 7 mesi il veterinario Mauro Benedetti”. Con l’occasione le associazioni tornano a chiedere che la manifestazione non trovi spazio sulle reti Rai.

 “La ricostruzione del pm, sostanzialmente confermata dal dispositivo della sentenza – commentano le due associazioni animaliste  – fa emergere un quadro di diffusa illegalità intorno al Palio, già evidenziato in altri processi relativi a corse ‘popolari’, nelle quali il cavallo è tutto fuorché un essere vivente da rispettare: è semmai un oggetto da manipolare liberamente, a seconda degli interessi coinvolti. Che ci fosse la volontà di aggirare il regolamento del Palio è accertato dalla sentenza e poco importa che i cavalli ‘scambiati’ non abbiano corso. Il principale capo d’accusa riguardava, infatti, la sostituzione dei documenti identificativi e dei chip di due cavalli di razza ‘purosangue inglese’ (Captain Forest, poi deceduto, e Bolliwood) con quelli di due angloarabi (Romantico Baio e Robinson) così da eludere il regolamento che vieta ai purosangue di correre sul tufo di piazza del Campo e far rientrare i finti mezzosangue nel protocollo previsto dal Comune di Siena per la scelta dei cavalli del Palio. L’accusa riconosce in ‘Trecciolino’, cui erano stati contestati svariati capi d’imputazione, l’autore della mistificazione”.