Notizie dal mondo animale – Anche il gatto, come il cane, riconosce il suo nome. Ma è lui a decidere quando…

Di Costanza Ibba

 

Anche il gatto, come il cane, riconosce il suo nome. Ma è lui a decidere quando…

Alcuni test dimostrano che i nostri amici gatti sono in grado di riconoscere il loro nome, distinguendolo anche da parole della stessa lunghezza e intonazione. Che abbiano voglia di dimostrarlo è un altro conto!

Ci si può accorgere del fatto che i gatti riconoscono il proprio nome dal movimento del capo e delle orecchie. Una ricerca pubblicata su Scientific reports fa luce su una forma di comunicazione di base con i felini di casa e conferma che le capacità di apprendimento dei mici non sono inferiori a quelle dei cani. Solo che non sempre hanno voglia di dimostrarci quello che hanno imparato.

Traffico illegale di cuccioli di cane, business da 300 milioni di euro all’anno. Il 50% degli animali muore tra il trasporto e l’arrivo in Italia

Vale ben 300 milioni di euro all’anno il traffico illegale di cuccioli con oltre 400 mila cani e gatti importati dall’estero per essere venduti sul mercato nero a prezzi che oscillano tra i 60 e i 1.200 euro. È ciò che è emerso da un’analisi di Coldiretti sull’ultimo Rapporto Agromafie  in relazione all’operazione “Crudelia” dei carabinieri forestali di Reggio Emilia che ha portato all’esecuzione di tre misure cautelari di divieto di dimora ed espatrio con altre 11 persone sotto inchiesta per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di animali da compagnia, maltrattamento di animali, frode in commercio, falsità in atti e truffa per un giro d’affari di mezzo milione di euro all’anno e centinaia di cuccioli contrabbandati fra l’est Europa e l’Italia.

“Il traffico di animali – spiega Coldiretti – rappresenta uno dei fenomeni malavitosi a maggior impatto sociale visto che una casa italiana su tre (32%) ospita almeno uno o più animali da compagnia che spesso diventano veri e propri componenti del nucleo familiare per un totale di oltre 14 milioni di cani e di gatti di tutte le razze, taglie ed età. Ma quelli che arrivano con la tratta clandestina sono di solito cuccioli di poche settimane, quasi sempre non svezzati e ovviamente senza microchip d’identificazione richiesto dalla legge. Questi esemplari, assai spesso imbottiti di farmaci per farli apparire in buona salute, vengono introdotti nel territorio nazionale accompagnati da una documentazione contraffatta che ne attesta la falsa origine italiana e riporta trattamenti vaccinali e profilassi mai eseguiti. Gli animali sono il più delle volte trasportati nascosti e pressati dentro contenitori, doppi fondi e altri ambienti chiusi, stipati in furgoni e camion che percorrono lunghi tragitti. Un trattamento che aumenta anche del 50% il rischio di morte”.

Quello di cani e gatti illegali – viene sottolineato nell’ultimo Rapporto Agromafie – è un commercio che talvolta si realizza anche con la complicità di alcuni allevatori e negozianti italiani che “riciclano” nel mercato legale animali di provenienza illegale. Il traffico di animali da compagnia costituisce un danno per tutte le parti coinvolte, a eccezione di chi lo gestisce.

A esserne colpiti sono, oltre che gli allevatori e i rivenditori onesti, in primo luogo gli animali stessi, vittime quasi sempre di maltrattamenti e abusi. “E se un cucciolo di razza offerto dal mercato illegale arriva a costare anche solo un ventesimo di quanto si spende nella filiera legale dell’allevamento – sottolinea Coldiretti – si tratta tuttavia solo di un ‘risparmio apparente’ visto che l’acquisto di cuccioli di razza attraverso circuiti non legali si traduce assai spesso in una spesa maggiore a lungo termine in cure mediche oppure addirittura nella morte dell’animale malato”.

La Lav evidenzia “l’alta mortalità dei cuccioli che si stima sia intorno al 50% tra il trasporto e dopo l’arrivo in Italia.I cuccioli nascono in allevamenti a conduzione familiare o in vere ‘fabbriche di cuccioli’, strutture che ospitano decine o centinaia di fattrici per la riproduzione, stabulate in box piccolissimi con cibo solo per sopravvivere. In età tenerissima (30-40 giorni) i piccoli vengono caricati su camion o furgoni e trasportati in Italia. In questo squallido commercio di animali spesso manca il più banale controllo sanitario. Il precoce distacco dalla madre causa poi ai cuccioli traumi affettivi e problemi di salute. Privi delle difese immunitarie, i cuccioli possono contrarre malattie mortali, come il cimurro e la parvovirosi. Persino la rabbia, un pericolo anche per l’uomo”.

Traffico dei bovini italiani macellati brutalmente in Africa e Medio Oriente

I bovini che dall’Italia vengono esportati nei Paesi del Nord Africa e Medio Oriente vengono maltrattati e uccisi in modo brutale. La denuncia di questi abusi sugli animali è stata fatta da “Striscia la notizia” attraverso una documentata inchiesta di Edoardo Stoppa.

Le immagini, talmente cruente da non poter essere trasmesse, sono state raccontate da Gabriel Paun, direttore europeo di “Animals International”: “Gli animali vengono uccisi senza alcun tipo di stordimento, in mattatoi improvvisati e addirittura per strada”.