Dettagli romani – Tulliola e la villa dei Quintili

A cura di Fiamma Passarelli, guida abilitata di Roma e Provincia, direttore tecnico agenzia viaggi e turismo (www.romesdetails.com, www.facebook.com/fiapassar)

La villa dei Quintili

Al V miglio della via Appia Antica si estende, su un pianoro tufaceo, uno dei complessi monumentali più interessanti del suburbio romano: la villa dei Quintili. La villa appartenne ai fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo, entrambi consoli sotto Marco Aurelio, fedeli servitori di Roma e fedeli servitori dell’imperatore filosofo.

Di loro sappiamo che furono efficienti amministratori della cosa pubblica, ottimi militari durante le campagne condotte contro le tribù germaniche, uomini di lettere -scrissero un trattato sull’agricoltura in lingua greca – amanti dell’arte e, soprattutto, sappiamo che furono molto ricchi. La loro tenuta occupava molti degli ettari confinanti con la via Appia Antica e delimitava la tenuta di un altro grande personaggio: Erode Attico mentore di Marco Aurelio.

Commodo, che successe al padre Marco Aurelio, mostrò subito i limiti di un carattere avvezzo ai vizi. Questo scatenò nel Senato e nei cittadini romani la voglia di sbarazzarsi di lui con tutti i mezzi possibili, ordendo congiure in cui furono coinvolte persone vicine all’imperatore quali la moglie e i suoi prefetti. Di una delle congiure fu protagonista anche Lucilla, la sorella di Commodo. Lucilla fu esiliata e condannata a morte e i Quintili, la cui ricchezza e opulenza non sfuggì alla cupidigia del tiranno, furono anch’essi accusati di essere parte della trama criminale.

A nulla servì ricordare i servigi che gli sfortunati fratelli offrirono fedelmente a Roma e all’Impero: la famiglia fu sterminata e di loro ci rimangono solo due fistule di piombo ritrovate nel 1828, grazie alle quali si smise di chiamare la zona “Roma Vecchia” e la si attribuì agli sfortunati proprietari.

Gli storici dell’epoca, oltre che a descrivere nei particolari più crudi le efferatezze di Lucio Elio Aureliano Commodo, insinuano nel lettore il sospetto che l’accusa rivolta ai fratelli Quintili fosse finalizzata ad appropriarsi della residenza che per bellezza e grandiosità rivaleggiava con Villa Adriana a Tivoli.

E di fatto le rovine che oggi dominano la via Appia Nuova, testimoniano la presenza di un impianto termale unico per forma e disposizione, un teatro per intrattenere gli ospiti, un ninfeo monumentale a forma di stadio, un quartiere residenziale ancora coperto dalla vegetazione, un impianto di produzione e stoccaggio del vino, e un lanificio, a dimostrazione che questa villa di delizie ebbe lo scopo di ristorare l’imperatore sì, ma fu organizzata per essere pienamente autosufficiente e non pesare sulle casse dell’erario.

Per tutto il Medioevo la villa e le sue strutture, così come la residenza di Erode Attico, divennero latifondi appartenenti alla chiesa di Santa Maria Nova  e alla Basilica di San Paolo, fino a passare nella proprietà dei principi Torlonia.

All’indomani della II Guerra Mondiale, Roma divenne il set cinematografico per eccellenza dei Kolossal hollywoodiani e dei film prodotti dagli studios di Cinecittà situati non molto lontano dalla Villa dei Quintili.

 Il jet set internazionale frequentava non solo Via Veneto e i luoghi della dolce vita, ma le stelle del cinema acquistarono terreni lungo la Via Appia Antica e costruirono ville circondate di rovine e suggestioni antiche, incorniciate  dalla Regina Viarum.

Così anche il produttore cinematografico Evan Kimble acquistò un casale ricavato all’interno di un fortilizio medievale costruito sopra una delle cisterne che servivano la Villa dei Quintili.

E si sa che nei castelli e nelle fortezze abita sempre una “presenza” e qui nel casale di Santa Maria Nova  abitava lo spirito di Tulliola fino al 2006.

Nel XV secolo, quando nel casale di Santa Maria Nova presso il V miglio iniziarono gli sterri volti a recuperare marmi e statue, fu ritrovato un sarcofago romano con il corpo intatto di una ragazza dall’apparente età di 20 anni il cui nome era scolpito su un epitaffio collocato accanto al luogo del rinvenimento: Terenzia Tulliola, identificata dai cronisti dell’epoca come la figlia di Cicerone.

Il corpo era ricoperto da uno spesso strato di sostanze oleose che ne preservarono l’integrità, il colorito, e i biondi capelli. Sembrava che la fanciulla dormisse il suo sonno lungo 1400 anni.

Il sonno di Tulliola fu interrotto dalla morbosa curiosità dei romani, il suo corpo fu esposto in Campidoglio, e con il passare dei giorni iniziò a decomporsi.

La curiosa attrazione divenne un tragico incomodo di cui liberarsi velocemente, e sembra che Tulliola fu gettata nel Tevere, ma il suo spirito continuò ad albergare presso il casale appartenuto al produttore cinematografico.

Il suo fantasma si manifestò a Brigitte Bardot, la quale in occasione di una festa mondana, tenutasi vicino alla proprietà del Signor Kimble, passò la notte nel casale non da sola, ma in compagnia di Tulliola e dei suoi lugubri lamenti!

BB scappò dalla residenza e i proprietari convissero con lo spirito della ragazza romana fino al 2006 quando il Parco Archeologico ne acquistò la proprietà spuntando un buon prezzo.

D’altronde quando si acquista un immobile a “nuda proprietà” e l’inquilino è un rumoroso fantasma in pena, l’affare non può che essere un buon affare, con il merito di  aver placato l’anima  di Tulliola di cui non si odono più i lamenti e i passi.

Fiamma Passarelli