I segreti di Napoli sotterranea

*Maria Sannino, orientalista, blogger, guida turistica della regione Campania, accompagnatore e interprete turistico (www.mariasannino.com).

L'ingresso a Napoli sotterranea

Di Maria Sannino*

Foto di Carla Pagliai

Narra la leggenda che fu lo stesso dio Apollo, tramutatosi in colomba bianca, a guidare i greci che giunsero in prossimità del golfo di Napoli durante il quinto secolo avanti Cristo. I nuovi arrivati decisero di creare una città che somigliasse ad Atene, affiancandola a quella splendida città di Parthenope che era già stata costruita su un promontorio proprio in prossimità del mare. I greci notarono che la collina dove essi intendevano creare questa nuova città era formata da tufo giallo, un materiale ideale per costruire abitazioni solide e belle. Fu così che decisero di estrarre la pietra da un luogo sottostante la collina, formando enormi trafori che ancora oggi si conservano sotto la città antica. Queste gallerie attraversano l’intera collina, a una profondità di circa trentacinque o quaranta metri al di sotto di tutta la città. Passaggi sotterranei ed enormi caverne sono tutti collegati tra di loro e formano una rete lunga oltre sei chilometri.

I greci scavarono antri alti perfino trenta metri e con la pietra tufacea che ne estrassero costruirono palazzi e templi che impreziosirono la città costruita in superficie. Si resero conto, altresì, che ancora più in profondità vi scorreva anche l’acqua proveniente dal vulcano Vesuvio che, fin dall’antichità, era noto per le sue acque sorgive che raggiungevano, attraverso fiumi sotterranei, persino la famosa Parthenope, posta molto più a occidente. La collina, dunque, era il luogo ideale anche per attingere l’acqua direttamente dai pozzi scavati nella roccia che sono ancora oggi visibili nei cortili di tutti i palazzi di Napoli. Questi pozzi sono stati utilizzati per secoli e, attraverso di essi, i famosi “pozzari”, che erano tenuti alla loro manutenzione, hanno dato vita alle più interessanti storie e a migliaia di intrighi dell’antica capitale del Sud. Storie di fantasmi che apparivano improvvisamente nelle case, storie di segreti amanti che scomparivano appena rientravano i mariti dal lavoro, di “monacielli” (figure particolari dall’aspetto di piccoli monaci dispettosi, storie di “poltergeist” e spiritelli vari che si divertivano a fare dispetti e a far scomparire oggetti dalle dimore.

Storie di presenze strane e demoniache, dunque, che hanno tenuto per lungo tempo la popolazione napoletana intenta a risolvere i più coinvolgenti misteri. Ma vi sono anche i cosiddetti “pozzi magici” le cui acque sono state per secoli ritenute miracolose perché con esse si poteva guarire da tanti mali. Tra questi uno dei più noti fu addirittura descritto da Giovanni Boccaccio che viveva nei pressi di quel pozzo mentre era impiegato a Napoli nel Banco dei Bardi, prima che quest’ultimo finisse in bancarotta a causa del crack finanziario causato da Edoardo III Plantageneto, re d’Inghilterra. Il pozzo in questione era noto per essere stato utilizzato dal poeta mago Virgilio che, in epoca romana, vi aveva gettato dentro una sanguisuga per purificarne le acque durante una grave epidemia. Secondo il Boccaccio, ai suoi tempi, il Pozzo Bianco, come veniva chiamato, era ancora decorato con un rilievo di marmo che rappresentava appunto una sanguisuga.  Questo pozzo, ormai scomparso, si trovava proprio nel centro della città antica, in prossimità del luogo dove un tempo sorgeva l’agorà greco e il forum duplex di età romana.

In quest’area, identificata come il cuore di Neapolis, è ancora oggi possibile scendere sotto la città per visitare le sue meraviglie sotterranee che sono estremamente suggestive. L’entrata è posta in prossimità della magnifica chiesa di San Paolo Maggiore che sorge sul luogo dove in passato c’era il tempio dei Dioscuri, Castore e Polluce. A circa quaranta metri sotto la città, scendendo 170 scalini, si viene introdotti in un groviglio di ampie caverne e stretti tunnel che furono scavati nella roccia circa 2.500 anni fa. I passaggi sono quasi tutti molto agevoli ma, talvolta, per muoversi da una caverna a un’altra, vi è necessità di attraversare stretti cunicoli dove, tenendo una candela accesa, si è costretti a camminare ponendosi di fianco o abbassati. In alcuni stretti passaggi si notano rientranze dove venivano in genere poste le lucerne a olio usate dai manutentori dell’acquedotto. Lungo le scale si nota addirittura un pezzo di una colonna di marmo di epoca romana appartenente al soprastante tempio dei Dioscuri, incastrata nella roccia. Suspense e curiosità rendono questo tour davvero molto suggestivo poiché nella penombra e nel silenzio si sentono solo i passi delle persone che precedono o seguono. Un vero e proprio viaggio nel buio e nel tempo.

Durante il periodo greco-romano gli spazi aperti sotto la città furono utilizzati per il passaggio del cosiddetto acquedotto della Bolla, ritenuto il più antico acquedotto della città, che era stato costruito dai greci in un’epoca precedente anche a quella in cui fu creato l’acquedotto di Roma e, ancora oggi, sono visibili tratti ben conservati di quella rete idrica. Molti ambienti sono tuttora inondati dall’acqua. La sorgente della Bolla nasceva in prossimità dell’attuale centro abitato di Volla, alle falde del Vesuvio. e arrivava a Napoli attraverso un canale aperto nell’area oggi nota come Santa Caterina a Formiello, nei pressi di Porta Capuana, nell’area Est della città. Da qui l’acqua veniva incanalata nei cunicoli greci sotto la città per alimentare i diversi pozzi che si trovavano nei centri dei cortili delle case. Nella successiva epoca romana un vero e proprio sistema di canali di terracotta o tubi di piombo vennero installati dai romani all’interno delle suddette cavità sotterranee. Nel periodo della seconda guerra mondiale, invece, queste gallerie furono utilizzate dalla popolazione come rifugio durante i massicci bombardamenti aerei che distrussero Napoli. Incamminandosi lungo i tunnel si ha la sensazione di poter rivivere le tante storie raccontate dalla guida che accompagna sempre i gruppi e che cerca di ricreare la stessa atmosfera che viveva la gente, durante il conflitto mondiale, quando le sirene avvertivano di dover scappare e rifugiarsi nel silenzio sotto terra. Ne sono passati di uomini, donne e bambini per quelle scale simbolo di salvezza ma al tempo stesso anche di morte perché non furono pochi gli incidenti che occorsero mentre, in preda al panico, la gente si riversava giù per le scale calpestando chi cadeva o non si reggeva nella calca generale al suono assordante delle sirene.

Ma la vita continuava tra il dolore e il terrore delle bombe e scampato il pericolo si ritornava alla quotidianità fatta di ansia e paura. Nella penombra delle gallerie la gente si faceva compagnia e trascorreva il tempo a raccontarsi le storie vissute mentre i bambini venivano intrattenuti con giocattoli improvvisati e leggende ben orchestrate. Mentre continua il tour sottoterra, tra resti di bombe, auto anteguerra e vari reperti, si resta affascinati anche dagli esperimenti che vengono fatti nei cosiddetti “orti ipogei” dove, grazie all’illuminazione artificiale e all’umidità naturale, crescono piante sane e rigogliose che prosperano come in una speciale serra. Risaliti in superficie si attraversa un tratto di strada e si entra in una civile abitazione, comunemente chiamata “basso” (tipica dimora popolare al piano terra) che rivela una sorpresa incredibile. Spostando un letto, si scende attraverso una botola nell’antico theatrum nudum(teatro scoperto) di Neapolis, dove sono ancora visibili parte delle mura in opus reticulatume alcune arcate. I resti del teatro furono scoperti per puro caso dall’inquilino di questo basso di Napoli che utilizzava quest’area sotterranea come deposito e, in seguito, anche per racimolare qualche spicciolo portandovi i turisti che venivano in quest’area a vedere una tale meraviglia sotterranea. La visita della Napoli sotterranea è una esperienza talmente entusiasmante da restare nel cuore per sempre. Si ritorna alla luce del giorno sempre carichi di magia, di incredulità e di meraviglia mentre il frastuono della città caotica si fa largo tra il silenzio che accompagna la visita nel sottosuolo.