Franco Di Mare – “Sono uno scugnizzo napoletano che ama la sua terra”

Il popolare giornalista, scrittore e conduttore di Uno Mattina su Rai 1 si racconta

Foto Agi

Di Giovanna Serpico

 

Franco Di Mare non è soltanto il conduttore di Uno Mattina su Rai 1, ma anche uno dei giornalisti e scrittori italiani più amati di sempre. Classe 1955, è nato a Napoli e per anni ha girato il mondo come inviato di guerra. Negli anni Novanta ha cominciato a collaborare con la Rai, lavorando al Tg2.In seguito si è interessato al conflitto dei Balcani ed è stato inviato in diverse zone di guerra come Africa e America Centrale. Negli anni Duemila è passato al Tg1, dove ha iniziato a seguire conflitti in varie parti del mondo tra cuiil Kosovo, la Somalia, il Mozambico e l’Algeria. Oggi conduce, dal lunedì al venerdì, Uno Mattinacon Benedetta Rinaldi.

Chi è Franco Di Mare?

È uno scugnizzo napoletano che ama la sua terra, ma è cittadino del mondo al tempo stesso. Mi sento a casa mia sia a Catania sia a Bolzano. E soprattutto mi sento un cittadino europeo, quindi vivrei bene in qualsiasi Paese estero anche se poi adoro tornare sempre alla casa “madre”: la mia Napoli.

Come è cominciata la tua carriera?

Cominciai la prima collaborazione nel lontano 1980 al quotidiano l’Unità a Napoli. Scrissi lì qualche pezzo, poi il direttore di allora, Antonio Polito, mi disse che non avevo possibilità di essere assunto e che la mia collaborazione sarebbe durata pochi mesi. Invece lasciai il giornale dodici anni dopo per entrare in Rai. Nella tv di stato ho cominciato a seguire la politica estera, ho realizzato servizi per raccontare la situazione in America Latina, le campagne presidenziali in Francia e Stati Uniti. Ho realizzato diversi reportages sul Medio Oriente e sulla situazione in Egitto.

Come e quando hai cominciato a fare il conduttore?

Nel 2001 ero inviato in Afghanistan e cominciai a raccontare nel contenitore Uno Mattina, con una pillola quotidiana, un Paese devastato. Quei pochi minuti tutti i giorni sulla politica estera raggiunsero un picco altissimo di ascolti. Il direttore di allora del Tg1, Clemente Mimun, a cui devo ancora oggi dire grazie, mi chiese di condurre Uno Mattina Estatee da lì è cominciata la maratona mattutina di tutti i giorni e, dopo una breve parentesi a La vita in direttanel 2013, sono tornato alle albe mattutine.

Quando hai capito che volevi fare il giornalista?

Mio padre mi regalò i primi racconti di Ernest Heminway, uno straordinario scrittore e giornalista. Da allora ho capito che anche io avrei voluto “sistemare le cose sbagliate del mondo”, denunciare quanto può essere disastrosa una guerra. Mi piacerebbe pensare al giornalista come a un supereroe moderno.

Ti porti dietro una grande esperienza anche come scrittore di successo. I tuoi libri raccontano la tua vita e la tua esperienza di inviato…

Nei miei libri racconto pezzi di vita privata e di esperienza professionale: da Il cecchino e la bambina a Emozioni e ricordi di un inviato di guerra, passando per Non Chiedere perché, Casimiro Roléx, Il paradiso dei diavoli, Il caffè dei miracoli e Il Teorema del Babà. Scrivere mi ha permesso di esprimermi e di ottenere tanti riconoscimenti come l’Oscar della televisione, il premio Giornalista dell’anno, il premio Cimitile, quello dedicato a Maria Grazia Cutuli e Ilaria Alpi.

Hai una figlia, Stella, ormai diventata famosissima perché l’hai incontrata in un orfanotrofio di Sarajevo. Questo incontro ti ha cambiato la vita, l’hai adottata e hai scritto un libro su questa vicenda. Poi, nel 2015, Rai 1 ha anche mandato in onda la fictionL’angelo di Sarajevo. Come è nata l’idea di creare una fiction?

Ho scritto un libro sulla nostra storia quando Stella stava per compiere 18 anni. Volevo regalarle una cosa che avrei potuto lasciarle per sempre. Allora pensai di scrivere sul nostro straordinario incontro. Le chiesi se mi autorizzava a farlo, lei è una donna molto riservata, ci pensò un po’ e poi mi disse di sìma mi chiese di non raccontarla con i nomi reali. Poi aggiunse: “Papà,tanto tutti capiranno che è la nostra storia”. Dal libro hanno realizzato una fiction. È stato proprio Beppe Fiorelloa contattarmi. Aveva letto il mio romanzo e gli era piaciuto tantissimo. Mi chiese allora di acquistare i diritti per farne un film per la tv. Ne fui onorato.

Haipartecipato alla sceneggiatura della miniserie?

In qualche modo sì, la mia è stata una supervisione sui dialoghi, pur se in fondo il film tv è soltantoliberamente ispirato al romanzo. Prima dell’inizio delle riprese ci siamo incontrati spesso. Beppe voleva conoscermi meglio, per provare aimitare il mio tono di voce davanti alle telecamere della Rai. Poi ha visto e rivisto i miei filmati di quel periodo. Voleva rendere il mio personaggio quanto più possibile simile a me e io desideravo che la storia fosse raccontata in modo fedele alla realtà.

Franco, partiamo dall’inizio.  Vieni inviato a Sarajevo. E che cosa accade?

Sarei dovuto restare un giorno soltanto, invece rimasi con il mio operatore un mese intero. Capimmo che cosa vuol dire vivere da assediati. Mi innamorai della vicenda umana di quella gente. Ogni giorno c’erano cose nuove da capire, da raccontare per immagini. Oltre all’aspetto politico c’erano tante storie private a cui dare voce e che la brutalità della guerra aveva soffocato. Durante uno di questi servizi mi imbattei in una bambina di dieci mesi. A farmi innamorare di lei furono gli occhi grandi, vivaci. E il fatto che, entrando nelle camerate dell’orfanotrofio di una Sarajevo appena bombardata, a differenza degli altri non avesse il viso sconvolto. Sorrideva quasi, quell’unica bambina mora in un gruppo di una trentina di piccoli slavi biondi. Sorrideva, mentre gli altri avevano uno sguardo spento, catatonico. Istintivamente dissi al mio operatore di insistere sul suo primo piano, senza sapere però che quell’incontro avrebbe segnato la mia vita, la nostra vita. Uscito dall’orfanotrofio non facevo altro che pensare al suo sguardo, a quelle manine che avevano cercato le mie. Era stato amore a prima vista. E quando ti innamori di qualcuno sei disposto a tutto e così decisi di prendermi cura di lei.

 

Che rapporto hai con Stella adesso?

Stella ormai è una donna e vive la sua vita, ma io per lei ci sono e ci sarò sempre.

Che tu sia un giornalista e un conduttore molto apprezzato è noto a tutti, ma quello che tutti non sanno è che sei anche amante della buona cucina. Di che cosa sei goloso?

Mi appassiona più il salato che il dolce.

Qual è il tuo piatto preferito?

Da buon napoletano adoro gli spaghetti con le vongole.

Il tuo maggior difetto e il tuo più grande pregio?

Sono accidioso, mentre una qualità che mi riconosco da sempre è la curiosità di scoprire cose nuove.

A che cosa non potresti mai rinunciare?

A libri e film, non saprei proprio farne a meno.

C’è qualcosa che ti fa paura?

Sì, ho paura delle delusioni.

Come vedi il tuo futuro? Nuovi progetti?

Sono sereno e soddisfatto della mia vita e del periodo che sto vivendo. Sono molto curioso di indole e quindi aspetto sempre che accadano nuove cose perché la vita ci sorprende ogni giorno. Continuo ad affacciarmi al mondo con grande stupore come farebbe un bambino. E poi la curiosità resta sempre e mi accompagnerà sempre perché è una caratteristica che dovrebbe appartenere a ogni bravo giornalista.