Dettagli romani – Diana-Artemide e la pupazza frascatana

A cura di Fiamma Passarelli, guida abilitata di Roma e Provincia, direttore tecnico agenzia viaggi e turismo (www.romesdetails.com, www.facebook.com/fiapassar)

L’antica città di Tusculum ebbe origini talmente remote da far perderne le tracce storiche nella leggenda. Una leggenda che trasla i miti greci nei miti arcaici appartenenti a  quello che in un tempo passato fu il Latium Vetus. Vuole la narrazione antica che Tusculum fosse fondata da Telegono figlio di Ulisse e della Maga Circe. Nel mito della fondazione troviamo elementi che richiamano il mondo della magia, una delle tante potenti attribuzioni di Diana.

La tribù che riteneva di discendere da Telegono fu la gens Mamilia la quale guidò la rivolta della Lega Latina contro Roma, soffocata dai romani grazie all’intervento divino di Castore e Polluce durante la battaglia combattuta sul Lago Regillo nel 496 a.C. I romani, pur essendo vincitori e designati dalle divinità quale popolo eletto nel reggere le sorti del mondo, nutrirono sempre un grande rispetto per i nemici che dimostravano coraggio e onore. Ciò avvenne anche con i tuscolani che si videro riconosciuto lo status di città federata.

Non ci si può meravigliare, dunque, della predilezione che Roma, da sempre, nutriva per questo luogo tanto caro agli dei immortali, luogo che sin dalle origini fu sede di santuari importanti quali quello di Giove Laziale e quello di Diana Nemorense. Diana, regina dei boschi, dea identificata con la madre-terra, dea protettrice delle partorienti, dea della luna e dell’agricoltura fu variamente raffigurata e celebrata lungo le coste del Mediterraneo.

A Roma, e nel mondo latino, il mito la voleva temibile regina delle selve, invocata dagli agricoltori per propiziare la semina e i raccolti o per propiziare la raccolta di erbe medicinali ritenute curative. Si riteneva che essa abitasse i boschi del monte Cavo e del monte Artemisio localizzati esattamente nei pressi di Tusculum. Nel mondo greco e, in particolare, nella città di Efeso, Diana aveva il suo alter ego in Artemide; la dea rappresentata con tante mammelle e dunque legata prettamente al significato di maternità, fertilità e abbondanza. A questo punto vi chiederete quale è il nesso del mito con la pupazza frascatana e che cosa è la pupazza frascatana? È un biscotto realizzato con farina, miele e scorzetta di arancio che un tempo si realizzava in inverno, ma la curiosità risiede nella forma del biscotto: una donna con tre mammelle.

Ancora una volta la forma richiama un’usanza antica che consisteva nel donare il biscotto beneaugurante in occasione delle festività invernali, che in epoca romana erano chiamate saturnalia, e che ritualmente rappresentavano un ringraziamento per l’abbondanza dei frutti che la madre-terra aveva prodotto. I saturnalia si celebravano solo nel Lazio e, di fatto, costituivano una sorta di carnevale in cui non esisteva nessuna differenza sociale. Solo in epoca imperiale la festa divenne un’abitudine religiosa appartenente a tutte le province dell’impero. I riti avvenivano in occasione del solstizio d’inverno tra il 17 e il 23 di dicembre. Di fatto costituivano un modo per “risvegliare” la madre-terra dormiente.

La pupazza frascatana, quindi, rappresenterebbe l’erede di quei biscotti e richiamerebbe la forma di Artemide o Diana venerata quale dea dell’abbondanza in quel di Tusculum e in tutto il Lazio. Ah, i romani! Pur di rendere mitologico ogni singolo costume spaccerebbero per oro colato il piombo. In realtà, la storia del biscotto con tre mammelle è molto meno fiabesca e mitologica di quanto i nostri avi abbiano voluto farci credere: narra la storia che una balia disperata per il pianto dei bambini che accudiva, bagnò nel vino una pezza che modellò a mo’ di ciuccio e che pose tra i suoi seni. La balia magicamente si trasformò in una donna dai tre seni: due per il latte e uno per il vino. I bambini placarono il loro pianto grazie a questo “latte” decisamente alcolico.

I forni di Frascati sfornano le “pupazze” non solamente in inverno, ma nell’arco di tutto l’anno. Andare a Frascati e perdersi tra i vicoli della città medievale merita una sosta in uno di questi forni. E Diana o Artemide? Ridotta a essere un biscotto? Che fine ingloriosa per la dea cacciatrice. Eppure il mito di Diana persiste e il suo culto ancora si manifesta in modo assai diffuso e popolare: Diana volava sopra i campi e proteggeva chi raccoglieva le erbe medicinali nella notte del 6 gennaio. Vi ricorda qualcosa? Le autorità cristiane disperate per la resistenza a rinunciare a tradizioni e costumi tanto antichi quanto radicati, sostituirono Diana con la Befana.

Fiamma Passarelli