Fisco e imprese – Auto aziendale, facciamo chiarezza

A cura di Francesco Reale, dottore commercialista, revisore legale, consulente Terzo settore, esperto in crisi di impresa e strategie di risanamento (www.centroserviziassociati.it)

Nell’ambito di un’impresa, uno degli argomenti più dibattuti riguarda il trattamento sulle vetture aziendali concesse ai dipendenti che le utilizzano, come “bonus”, anche per fini personali. Dibattuti in quanto non è semplice districarsi fra percentuali detraibili, responsabilità eccetera. Vediamo allora di far luce.

Definizioni: è “auto aziendale” la vettura di proprietà dell’azienda; “uso promiscuo” è la disponibilità che ha il dipendente di utilizzarla anche per fini personali. Eccezioni: i veicoli concessi al lavoratore per un uso promiscuo sono solo macchine e moto, con esclusione dei camion e dei furgoni che rientrano nella categoria dei beni strumentali dell’azienda e hanno un altro tipo di trattamento. Gli aspetti da analizzare riguardano i rapporti con il fisco e quelli tra la ditta e il proprio dipendente; a loro volta, gli aspetti fiscali hanno un duplice riflesso: da una parte sul bilancio azienda, dall’altra sulla persona fisica del lavoratore, conteggiati nella busta paga.

Dal punto di vista della deducibilità dei costi di una vettura, bisogna distinguere tra imposte dirette e Iva. Le spese di utilizzo e manutenzione, dai tagliandi al carburante, vengono portate in bilancio nella misura del 70% ai fini Ires, mentre l’Iva è detraibile nella misura del 40%, e l’Iva rimanente andrà tra i costi (che, come abbiamo appena detto, sono deducibili al 70%).

Dal punto di vista della “busta paga”, l’uso della vettura deve essere considerato un “reddito in natura” corrisposto al dipendente, conteggiato nella misura del 30% dell’importo e calcolato secondo le tabelle Aci; tale forma di reddito è sottoposta a tassazione e a imposizione contributiva (a condizione che il calcolo sia superiore a  258,23 euro).

Dal punto di vista più strettamente civilistico, inerente il rapporto tra il lavoratore e l’impresa che gli mette a disposizione la vettura, sarà ben opportuno siglare un accordo che regoli tre aspetti di importanza assai rilevante: la responsabilità per eventuali multe per violazione del codice della strada, la possibilità che l’uso promiscuo riguardi solo il dipendente o anche i suoi familiari e il tipo di assicurazione che deve essere stipulata.

I calcoli nascono dalla presunzione, operata dalle normative fiscali, che la vettura nella disponibilità del dipendente per uso sia lavorativo sia personale, venga utilizzata al 70% per le mansioni di lavoro e al 30% per fini privati. Nel caso in cui l’accordo di utilizzo della vettura aziendale in maniera promiscua preveda un riparto delle spese, queste dovranno essere conteggiate con precisione perché la quota a carico del dipendente andrà in diminuzione alle imposizioni.

Francesco Reale