Dettagli romani – Le “madonne stradarole” e l’origine arcaica del rito

A cura di Fiamma Passarelli, guida abilitata di Roma e Provincia, direttore tecnico agenzia viaggi e turismo (www.romesdetails.com, www.facebook.com/fiapassar)

Ricostruzione di una madonna stradarola al museo di Roma, nel quartiere di Trastevere

I dettagli storici e artistici che Roma offre ai suoi cittadini e ai suoi visitatori sono una perenne sollecitazione per colui che, animato da genuina curiosità, voglia approfondire. Il centro storico di Roma, e in particolare il Campo Marzio, costituiscono una cerniera temporale tra la Roma imperiale, medievale e rinascimentale. Alcuni usi e costumi romani mutano forma, ma nella sostanza si tramandano senza alcuna soluzione di continuità.

Camminare e osservare agli incroci di strette strade o agli angoli di palazzi nobiliari immagini sacre, per il romano “de’ Roma” è abitudine quotidiana. D’altronde, Maria in special modo, è protettrice della capitale e a lei il popolo si è rivolto sempre in occasione di guerre, pestilenze e carestie.

Ma l’uso di collocarne l’immagine esattamente nei luoghi citati ha un’origine antica che derivava dall’uso religioso pagano di porre piccoli altari sui crocevia dell’affollata urbe antica, dedicati ai “Lari Compitales”, i protettori dei crocicchi e degli ingressi.

I “Lari” erano divinità minori identificate con gli antenati che in età arcaica, ancor prima della nascita di Roma, corrispondevano alle anime dei defunti sepolti al centro delle case e che si trasmutavano in protettori della famiglia e guardiani dell’ingresso al focolare.

Ovidio (Fasti II, 583) narra di Lara, dea del silenzio abitante il sacro fiume Almone, la quale rivelò a Giunone l’innamoramento di Giove per la ninfa Giuturna. Il padre degli dei, adirato, tagliò la lingua a Lara e ordinò a Mercurio di portarla negli inferi.

Mercurio durante il tragitto abusò di Lara e nacquero due gemelli chiamati Lari.

Nella religione arcaica tutto ciò che aveva a che fare con il mondo sotterraneo era considerato infero, ovvero collegato al mondo esistente al di sotto della terra e, poiché le due divinità nacquero nel mondo sotterraneo, vennero identificate con i defunti sepolti nelle abitazioni arcaiche considerati i guardiani della casa e del suo ingresso.

Gli antichi romani avevano le loro edicole sacre dedicate ai “Lari Compitales” mentre i romani post caduta dell’Impero, in una città in disarmo, con vie consolari senza più manutenzione cominciarono ad affidare la loro sicurezza alla Madonna raffigurata all’interno di piccole edicole poste esattamente agli incroci delle strade e sugli angoli dei palazzi che aggettavano su vicoli bui e angusti.

Durante il ‘500, Roma fu attraversata da un fervore che la portò a risorgere grandiosa dalle sue ceneri, grazie a Papa Giulio II, Leone X de’ Medici, Giulio III e Sisto V, solo per citare i più significativi e, purtroppo, questa nuova rinascita fu interrotta da un evento tanto luttuoso quanto devastante quale il Sacco di Roma del 1527 ad opera dei Lanzichinecchi.

Roma precipitò in un nuovo tetro baratro fatto di devastazione, insicurezza e morte e neanche gli antichi Lari o le madonne stradarole poterono nulla contro la furia assassina di questi mercenari.

Dalla fine del XVI secolo in poi si posero dei lumini sotto le edicole sacre, fu necessario per consentire alla polizia papale di intervenire in caso di risse, furti, rapine e violenze causate dall’animo rissoso dei quiriti che, dopo le passatelle, le scommesse con i dadi e qualche bicchiere di malvasia di troppo estraevano i coltelli a serramanico  e si sfidavano.

Le madonne stradarole guardavano il popolo e il popolo le omaggiava di fiori, preghiere ed ex-voto, così come i quiriti antenati omaggiavano i “Lari Compitales” con speciali feste chiamate “Compitalia” celebrate i primi di gennaio.

Nel 1798 durante la repubblica romana, il governo repubblicano ordinò la rimozione delle immagini sacre e i romani si ribellarono violentemente, più violentemente di quanto non avessero fatto le autorità ecclesiastiche stesse: “Scherza con i fanti ma non scherzare coi santi” recita l’adagio.

Furono tempi ancora agitati per l’urbe dilaniata a causa della forbice sociale sempre più divaricata per cui i molti poveri mal tolleravano l’opulenza sfoggiata da nobili locali e stranieri, da alti prelati e panciuti porporati. Ancora una volta, dunque, trasteverini, regolani, monticiani e borghigiani tra un bicchiere e l’altro, una scazzottata e l’altra, presero l’abitudine di scambiare le mura dei palazzi che ospitavano i rappresentanti delle istituzioni per veri e propri orinatoi.

Immaginate carrozze finemente bardate, dame ingioiellate, ambasciatori prezzolati attraversare una città in preda all’olezzo.

Le autorità non poterono di fatto arginare il fenomeno se non approfittando della devozione popolare: il numero delle madonne stradarole aumentò a dismisura fino al XIX secolo, quando i moccoletti che le illuminavano furono sostituiti da lumini a gas garanzia di maggiore illuminazione e proporzionale diminuzione di odori sgradevoli.

Così la funzione delle madonne stradarole mutò di nuovo divenendo l’unico sistema di illuminazione pubblica fino alla dichiarazione di Roma capitale del Regno e divenendo l’unico presidio di pubblica sanità: un romano non avrebbe mai e poi mai offeso Maria liberandosi, sotto ai suoi occhi misericordiosi, della malvasia laziale.

 

Fiamma Passarelli