Ultimo: “Mi potrei definire un paraculo timido”

Il giovane cantautore romano, arrivato secondo al 69° Festival della canzone italiana, parla di sé e del suo lavoro: “A Sanremo me l’hanno tirata”

Di Marco Castoro

Foto di Davide Fracassi (Instagram@davidefracassiphoto)

Antonello Venditti l’ha ribattezzato Secondo. Ma Ultimo vuole essere Primo, perché ha dentro di sé quella mentalità vincente che devono avere i giovani. Quella voglia matta di spaccare il mondo. Seppure alla fine questa voglia matta lo fa sembrare strafottente.

“Io – dice Ultimo – non sono uno che sa fingere. Chi sale sul palco di Sanremo vuole dare e ottenere il massimo”.

E allora perché ha deciso di chiamarsi Ultimo?

Perché spesso in mezzo alla gente mi sono sentito incompreso. Penso subito che tutti ce l’abbiano con me.

Beh, a Sanremo con i giornalisti ha avuto questa sensazione…

Me l’hanno tirata e hanno scritto tante cattiverie…

Che cos’è che non riesce a spiegarsi?

Come sia stato possibile ribaltare il mio 46 per cento del televoto da un altro artista che aveva il 14 per cento, quindi oltre un 30 per cento di vantaggio ribaltato dai giornalisti, gli stessi che hanno urlato pezzi di m… a Il Volo e stronzetto, deficiente a me. Quindi ribadisco il mio pensiero: il Festival non è scelto dal popolo. Inutile fare spendere soldi al pubblico a casa con il televoto.

Oltre che da molti giornalisti lei non è stato votato neanche dalla giuria d’onore…

Infatti. Otto persone che con la musica c’entrano poco, per non dire niente.

Meglio concentrarsi sul tour di concerti.

Il calore della gente è qualcosa di indescrivibile. Il palco ti dà emozioni forti.

Nella sua canzone “I tuoi particolari”c’è un po’ di nostalgia…

Metto in risalto la quotidianità a cui purtroppo non si dà peso. Quando si va di fretta si perdono le cose che contano. Si è riempita la mia vita artistica ma si è svuotata quella privata.

A Sanremo è stato seguito negli spostamenti da tantissimi ragazzi. Lei è un’icona per teenager e ragazzine?

Non è vero. Il mio pubblico ha una media di trent’anni, quindi non ci sono solo adolescenti, ma ultra cinquantenni.

Quali emozioni forti prova sul palco?

Il calore della gente, ancor prima che sali, è qualcosa di indescrivibile. Se vedi un ragazzo per strada pieno di tatuaggi e in tuta non penseresti mai che davanti a un piano sa farti emozionare.

A proposito di tatuaggi, perché ne ha così tanti?

Mi piacciono, però ora mi fermo, anche perché non ho più spazio. Non posso certo farmeli sul viso.

Introverso, irriverente e strafottente, la descrivono così…

Sbagliato. Mi potrei definire un paraculo timido. Introverso perché non parlo con la gente, ma sul palco mi trasformo. Soffro di ipocondria, questo sì.

Ha paura del successo?

Ho paura di me. Ho il panico di sentirmi male sul palco, anche perché non sto mai fermo.

È vero che l’anno scorso dopo il successo di Sanremo Giovani è entrato in psicanalisi?

Assolutamente sì. Mi sentivo un peso addosso che non volevo. Troppe responsabilità. Comunque la psicanalisi dovrebbero farla tutti.

Oltre ai giornalisti che cos’è che proprio non sopporta?

Mi fa schifo l’ipocrisia che ha portato tutti a dire e fare quello che si vuole.

Ultimo è il nome d’arte di Niccolò Moriconi, nato a Roma, nel quartiere di San Basilio, il 27 gennaio 1996. Nel 2018 ha vinto Sanremo Giovani nella categoria Nuove proposte con il brano “Il ballo delle incertezze”. Ha cominciato a scrivere canzoni a 14 anni.