L’arte della seduzione – Maniglie dell’amore, addio!

A cura di Elisabetta Fernandez, sociologa, sessuologa, dottore di ricerca in “Teoria e Ricerca sociale” (www.elisabettafernandez.it)

“Chi bello vuole apparire, molto deve soffrire”, motto d’altri tempi, ma non per questo privo di attualità in quest’epoca di cambiamento, in cui si fanno spazio nuovi gusti, diverse esigenze e, in una sorta di celebrazione della bellezza, l’attenzione per la propria immagine non è più solo appannaggio del mondo femminile. Negli ultimi anni, sempre più spesso i belli del momento, sportivi, modelli, attori, ostentano il loro fascino, mostrandosi disinvoltamente su un calendario o in uno spot, oppure nelle scene di un film o sulla copertina di una rivista patinata, esibendo i loro corpi perfetti indossando, frequentemente, solo capi di biancheria intima per valorizzare la loro virilità.

S’impone così un particolare tipo d’immagine maschile, quella di un lui che si piace, desidera piacere, ricerca la cura in ogni dettaglio e che punta anche sull’apparenza per avere consensi.

In un periodo in cui lo strip teasemaschile riscuote successo, le donne sono più esigenti, anche dal punto di vista estetico, nei riguardi dell’uomo. Ormai, diete dimagranti, palestra, cosmetici e interventi chirurgici, non sono soltanto appannaggio delle signore, anche gli uomini ricorrono a pratiche estetiche più o meno consistenti per permettersi il lusso di non dover nascondere, sotto un’indulgente giacca, quella che un tempo era definita la maniglia dell’amore; forse pensano che l’amore non abbia bisogno di maniglie. La distruzione degli antiestetici cuscinetti di grasso che deturpano il loro punto vita, diventa un obiettivo importante, poiché quando sfilano in slip o con i boxer, anche se la loro passerella è soltanto tra le mura domestiche, preferiscono esibire un corpo curato e dei muscoli tonici, che non abbiano la consistenza di un budino.

Gli uomini s’impegnano duramente per mantenersi in forma, nel timore di essere derisi, se paragonati ai modelli maschili che imperversano sulle riviste, al cinema, in televisione. A volte, di fronte all’impossibilità di accettare i propri difetti, convinti che un intervento chirurgico ben fatto possa ridurre la loro ansia, sono pronti ad allearsi anche con il bisturi, affidandosi alle mani esperte di chi è in grado di correggere quel che del loro corpo non riescono ad accettare.

In un tripudio d’interventi, si reclama il diritto alla bellezza perfino per gli organi genitali e, come il chirurgo estetico mette la sua abilità a disposizione delle signore che hanno l’esigenza di ridisegnare la vulva, diminuire il diametro della vagina, migliorare il tono del perineo, oppure ridurre le grandi labbra o che si sentono più attraenti dopo una liposuzione al monte di Venere, altrettanto vale per gli uomini, che non disdegnano rivolgersi a chi, con il bisturi, riesce a risolvere problemi di allungamento e sostegno, dichiarando guerra a ogni forma di cedimento.

Essere belli dappertutto e tutto sembra sia diventato un dovere da assolvere. Belli a ogni costo, anche se costa, non soltanto economicamente. Il mercato propone sempre novità che inducono alla prova gli indomiti cultori di una bellezza senza tempo, un tipo di consumatore che, pur di piacere e piacersi, pensa valga la pena di correre qualche rischio; ormai, anche i giovanissimi, al di sotto dei diciotto anni, si rivolgono al chirurgo, il desiderio di bellezza non ha età.

La chirurgia estetica è espressione di un dover essere che conosce motivazioni sociali molto forti, che spingono a modificare il proprio volto o il corpo per obbedire ai canoni estetici del momento e può essere un aiuto per chi abbia desiderio e possibilità di usufruirne. Può accadere, però, che dopo l’intervento subentri una profonda insoddisfazione, poiché le aspettative sono state deluse dai risultati; inoltre la correzione di quel che si pensa possa essere considerato un difetto, non sempre migliora l’aspetto o perlomeno non necessariamente procura quello stato di benessere che, come immaginato, sia la diretta conseguenza della rimozione del problema estetico. Presumibilmente, sarebbe opportuno, prima di modificare quello che nell’immagine riflessa risulta un difetto, cercare di vedere quel che nessuno specchio potrebbe mostrare, comunque, se dopo una profonda “riflessione” si ritenesse opportuno l’aiuto del bisturi per sentirsi meglio, allora: benvenuta chirurgia estetica!

Elisabetta Fernandez