Sedici anni senza Alberto Sordi

Il grande attore morì il 24 febbraio 2003. Il suo grande amore verso gli animali

Nella sua villa di Roma con due dei suoi amati cani (1955) © Reporters Associati & Archivi/Alessandro Canestrelli

Alberto Sordi morì alle 22.30 del 24 febbraio 2003. In questo mese, quindi, ricorrono i 16 anni dalla sua morte. L’Albertone nazionale era un profondo conoscitore dell’animo umano. I suoi personaggi, prepotenti con i deboli e servili con i potenti, a cui cercano di elemosinare piccoli privilegi, continuano a vivere nei suoi oltre 200 film. In Italia non è ancora cambiato nulla. “In oltre sessant’anni di carriera – ha scritto il critico Goffredo Fofi – Alberto Sordi ci ha rappresentato per quello che siamo e che alcuni avrebbero preferito non essere”. Ci ha costretti allo specchio e a volte ci ha fatto vergognare di noi stessi. Pochi sanno che Alberto Sordi fu anche un grande autore in quanto ha inventato se stesso. I registi e gli sceneggiatori lavoravano sul personaggio da lui ideato. Ha fatto tanta beneficenza, ma sempre in silenzio in quanto la riservatezza era una ragione di vita per lui. Ha pagato cure mediche per amici e colleghi in disgrazia e ha aiutato molti bambini poveri dato che frequentava gli orfanotrofi. Ma anche la beneficenza la faceva senza sbandierarla, non si faceva fotografare con le gigantografie degli assegni come fanno altri personaggi celebri. Adesso, l’Albertone nazionale è stato inserito nel Dizionario biografico degli italiani pubblicato dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani (nel volume che va da Sisto V a Stammati). In pochi sanno del grande amore che Alberto Sordi provava verso gli animali.

“Mio zio Alberto – racconta il giornalista, autore e conduttore radiotelevisivo Igor Righetti, nipote di Sordi da parte della mamma dell’attore, Maria Righetti – amava gli animali tanto quanto gli esseri umani e diffidava di coloro che li maltrattavano perché diceva che non avrebbero esitato a fare lo stesso verso i propri simili”.

Non è un caso se nel suo penultimo film “Nestore, l’ultima corsa” del 1994 scritto, diretto e interpretato da Alberto Sordi, il grande attoreabbia denunciato la crudeltà verso i cavalli dei vetturini. Ha raccontato la storia drammatica di un anziano vetturino impotente di fronte alla triste fine del cavallo con cui aveva lavorato tanti anni, mandato dal proprietario al mattatoio.

“Alberto – rivela Igor Righetti – ebbe 18 cani, di tutte le razze: li teneva in casa, dormivano sui letti, facevano vita di famiglia. Alla loro morte, li seppelliva nel giardino della sua villa romana. Su ogni sepoltura piantava delle rose a memoria di quelli che lui definiva amici veri e compagni fedeli. Tra Alberto e i cani c’era un rapporto di piena libertà e rispetto tanto è vero che lui li definiva persone. Mio zio, nella sua ironia, riesce a essere attuale ancora oggi. Basti un suo pensiero: ‘La nostra realtà è tragica solo per un quarto: il resto è comico. Si può ridere su quasi tutto’. Sembra una battuta per descrivere la situazione italiana di oggi.   Di artisti come lui hanno gettato lo stampo. Ma Alberto, in effetti, non è mai morto. È ancora vivo in tutti noi grazie alle opere che ci ha lasciato e che lo hanno reso immortale. Un artista che ci ha regalato tanti momenti di felicità va ringraziato in quanto, a suo modo, benefattore dell’umanità. In suo omaggio ho realizzato la pagina ufficiale su Facebook ‘Alberto Sordi Forever’ ricca di curiosità e aneddoti sconosciuti al grande pubblico che vi invito a seguire”.