Fisco e imprese – Il voucher è morto, viva il contratto occasionale!

A cura di Francesco Reale, dottore commercialista, revisore legale, consulente Terzo settore, esperto in crisi di impresa e strategie di risanamento (www.centroserviziassociati.it)

Sia consentita a un maramaldo, qual è l’estensore di queste righe, una piccola polemica. Il voucher è stato uno strumento capace di tranquillizzare datori di lavoro che non potevano permettersi altro che il lavoro nero (accanto all’evasione fiscale “di sopravvivenza” ci sta anche la “assunzione in nero di sopravvivenza”, comprensibile dando un’occhiata al cuneo fiscale). Funzionava. Ma al grido di “lotta al precariato!” è stato abolito. Come spesso accade per le (poche) cose che funzionano davvero, per colpa della politica che non sa guardare la realtà, è arrivata l’abolizione. Fine del voucher. E fine della polemica, via!

Lo strumento che sostituirebbe il voucher è la nuova formulazione del contratto di prestazione occasionale che, per la cronaca, ha anche determinato l’abolizione della collaborazione occasionale autonoma, che non era proprio la stessa cosa, ma insomma. Di che cosa si tratta? La base è un compenso, per un lavoratore che presti opera al servizio di un “utilizzatore”, di 9 euro netti/ora, che costa al datore di lavoro circa 12 euro sommando contributi previdenziali e assicurazione. Ogni prestatore (colui che effettua il lavoro) non può percepire, in questo modo, più di 5 mila euro l’anno complessivi (divisi in almeno due utilizzatori che non corrispondano più di 2.500 euro); a loro volta, i datori di lavoro hanno un “plafond” di 5 mila euro che possono impiegare per questo tipo di manodopera, con un piccolo incremento fino a 6.666 euro per l’utilizzo di categorie particolari (giovani, anziani, disoccupati).

Questo tipo di contratto può esser siglato solo da determinate categorie di soggetti utilizzatori: lavoratori autonomi e ditte individuali, piccole imprese (fino a cinque dipendenti) e associazioni.

Lo strumento non può essere usato in determinati settori (l’edilizia e affini) o per l’impiego in determinate circostanze (un contratto di appalto); c’è infine un vincolo “soggettivo” che impedisce a un utilizzatore di fruire delle prestazioni di un ex dipendente licenziato da meno di sei mesi.

La paga ha un valore orario ma il compenso deve essere non inferiore a 36 euro (spalmati su quattro ore, o meno) e la prestazione non può essere superiore a dieci giorni. Lo strumento, per essere utilizzato, prevede la preventiva comunicazione al sito dell’Inps, da parte dell’utilizzatore, del “calendario” delle prestazioni e dei dati relativi al lavoratore che le effettuerà; entro tre giorni, il datore di lavoro potrà rettificare eventuali comunicazioni già presentate nel caso in cui il lavoratore non abbia svolto quanto concordato.

Il maramaldo che scrive vorrebbe chiudere con qualche piccola nota personale di commento. I vincoli sugli strumenti per dare lavoro sono sempre odiosi; in questo caso, la limitazione (fortissima, solo 5 mila euro erogabili!) all’utilizzo di questo nuovo contratto di prestazione occasionale è stata una scelta abbastanza miope, così come è troppo elevato il carico contributivo – talmente alto, un terzo! – che lo Stato italiano avrebbe dovuto, per suo interesse, incentivare il ricorso a questo tipo di rapporto di lavoro che invece, probabilmente, verrà ignorato.

Francesco Reale