Maria Concetta Mattei (Tg2): “Non potrei rinunciare al profumo dello strudel appena sfornato”

Di Manuel Moscatelli

Maria Concetta Mattei è nata a Trento nel 1957. È una delle giornaliste televisive più note, eleganti e attive del panorama italiano. Caporedattrice del Tg2, è conduttrice del telegiornale della seconda rete Rai nonché curatrice della rubrica settimanale “Tg2 Storie”. A 17 anni è negli Stati Uniti con una borsa di studio Afs (oggi Intercultura) dove si diploma all’Henderson East High. Si è laureata a Trento in Economia e commercio a pieni voti. Ha cominciato la sua carriera giornalistica collaborando con varie emittenti private curando programmi sulla condizione femminile. In Rai ha cominciato dalla sede regionale di Trento in cui si è occupata di cronaca nera e di vicende giudiziarie importanti come quella del giudice Palermo sul traffico internazionale di armi e droga e dove ha partecipato alla realizzazione del programma “Le tavole rotonde di RaiRegione”. È stata testimonial di campagne di informazione sanitaria per la prevenzione dei tumori femminili e in favore della donazione del cordone ombelicale nonché volto della campagna di sostegno per Lism per la lotta contro la sclerosi multipla. Il suo modo di comunicare arriva per la professionalità rassicurante e convincente.

Ha cominciato l’attività di giornalista da molto giovane. Ha mai voluto fare altro?

Altroché… dalla guida turistica all’interprete, sino alla maestra di sci: tutte ipotesi sperimentate e percorse, per contribuire a rendermi indipendente durante gli studi all’università.

Da tanti anni conduce il programma “Tg2 Storie”. Quali eventi la coinvolgono di più a livello emotivo?

Tutti! Sono empatica, perciò non rimango mai indifferente di fronte alle situazioni, alle vicende umane, ai protagonisti delle storie che raccontiamo ogni sabato attorno a mezzanotte. Certo, alcuni servizi sono più coinvolgenti di altri, ma da tutti imparo qualcosa.

Ha due figli. Quanto è importante per lei la famiglia?

Ah, tasto dolente: sono in piena crisi da “nido vuoto”. Giulia, la mia figliola grande, è sposata da un anno e mezzo e vive, per lavoro, in un altro continente. Il piccolo, si fa per dire, ha ottenuto la maturità e vive in un collettivo di artisti che, come lui, cercano di mettere a frutto il proprio talento musicale.

Che cosa guarda quando accende la tv?

Sono onnivora, guardo un po’ tutto. Mi piacciono le formule innovative di “Nemo” su Rai2 e i contenuti di “Lessico Famigliare” di Recalcati su Rai3, per citare due eccellenti programmi Rai. Spesso mi incollo ai documentari di Sky Arte e a certe serie di Netflix, che creano vera e propria dipendenza per quanto sono attraenti.

È entrata in Rai vincendo il primo e unico concorso nazionale riservato ai giornalisti. Le danno fastidio gli improvvisati della professione?

Sono sincera, in Rai non ne ho mai incontrati di giornalisti improvvisati. Al contrario alcuni, eccellenti, rimangono a contratto per anni prima di riuscire a essere assunti. Sono stata più fortunata di loro: a 22 anni ero già inserita nella redazione di Trento, dove ho realizzato servizi e dirette, sia radio sia tv, su ogni argomento: dalla cronaca nera alle mostre d’arte, dalla giudiziaria agli approfondimenti di vario genere, compresa la medicina alternativa finché, nel 1992, Alberto La Volpe mi chiamò al Tg2.

In Tv si può parlare d’informazione obiettiva?

Sì, sotto questo profilo mi ritengo una persona privilegiata. Essere una giornalista del servizio pubblico radiotelevisivo per me significa poter essere indipendente, non avere padrone, non dover sottostare a un editore schierato. Chi si schiera in Rai lo fa spesso per un mal riposto desiderio di protezione. Per me è stata una garanzia che mi ha permesso libertà di pensiero. L’unica vera conduzione che consente di fare informazione pura, corretta, sincera e obiettiva.

Il poeta francese Paul-Jean Toulet diceva che “Essere cattivi è vendicarsi in anticipo”. Che cosa ne pensa?

Mai stata capace di essere cattiva. Non credo che la vendetta sia una risposta efficace. Penso che soprusi e ingiustizie vadano sempre combattuti, ma non innescando una spirale di odio, piuttosto cercando di costruire rapporti migliori, basati sul rispetto.

Che cosa pensa delle donne di oggi?

Che hanno molta grinta, grandi competenze, ma purtroppo ancora poche occasioni di arrivare a posizioni di vertice. E quando ci arrivano, spesso, è a costo di sacrifici altissimi, compresa la rinuncia alla maternità, perché viviamo in una società in cui la cura dei figli, ma anche l’accudimento delle persone anziane e bisognose, è ancora un carico che portano sulle spalle le madri, le figlie, le sorelle. Per fortuna comincio a vedere qualche luminoso esempio di maschio controcorrente.

Quale scusa utilizza più spesso quando il suo interlocutore la annoia?

“Devo proprio andare, ho l’acqua che bolle sul fuoco…”.

Le capita di indignarsi?

Di media, tre volte al giorno… in auto ogni tre minuti! E guai a chi mi dice che le donne al volante ecc., ma le frecce i maschi le tirano fuori solo al parco giochi da piccoli? Perché ormai il 90 per cento degli automobilisti non le usa?

Di che cosa ha più paura?

Di perdere la libertà, l’indipendenza, l’autonomia. Non riesco a pensarmi “a carico” di qualcuno.

Com’è il suo rapporto col tempo che passa?

Sereno. Vedo i figli crescere, dunque trovo naturale che anche il mio aspetto cambi.

Che cosa vorrebbe che accadesse domani?

Non lo voglio sapere. Mi piace scoprire giorno per giorno dove ci porta la vita.

A che cosa non potrebbe rinunciare?

Al profumo dello strudel appena sfornato.