Fisco e imprese – L’Italia va avanti con la fatturazione elettronica

A cura di Francesco Reale, dottore commercialista, revisore legale, consulente Terzo settore, esperto in crisi di impresa e strategie di risanamento (www.centroserviziassociati.it)

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La principale novità fiscale della nostra bella Italia che approda trionfalmente nel terzo millennio è costituita dalla fatturazione elettronica che permette, al pari per esempio della Pec, di fare un “salto nel futuro”. L’Agenzia delle entrate ha predisposto tre meccanismi che si possono utilizzare per emettere le proprie fatture nel formato elettronico: un sito, un software e una app.

Le fatture vengono create nel formato .xml, che concettualmente assomiglia al linguaggio con cui vengono disegnati i siti web, ma che offre la possibilità di personalizzare ogni singolo elemento con definizioni univoche scelte dall’utente (per esempio l’aliquota Iva). Si può procedere alla fatturazione del nuovo millennio solo disponendo di una “identità digitale pubblica” o possedendo una Cns (la Carta nazionale dei servizi) che ormai dovrebbero avere tutti i titolari di partita Iva. Per prima cosa, occorre configurare l’intestazione delle fatture che si emetteranno inserendo i propri dati identificativi (fra i quali la partita Iva che sarà immodificabile). Per quanto riguarda il cliente, bisogna inserire il “codice destinatario” che è il suo “indirizzo telematico”, oppure bisogna inserire la sua Pec. Ovviamente, potendosi trattare di un consumatore finale, può non avere né l’uno né l’altra; in tal caso, sarà possibile (ma non obbligatorio) consegnare al cliente una copia cartacea del documento che richiamerà gli estremi per accedere alla fattura originale, che è quella elettronica. Si ricorda che è obbligatorio inviare le fatture tramite Sdi (“sistema di interscambio”) pena la nullità; ovviamente è importante prima far avere la fattura allo Sdi, operazione che può essere fatta tramite Pec, programmi (fra cui l’Ftp, oltre a quelli predisposti dall’Agenzia delle entrate) ed eventualmente da terzi. Sdi effettua una serie utile di controlli: dal contenuto delle informazioni minime alla correttezza del codice Iva, dalla presenza del destinatario alla coerenza dell’aliquota.

Il sistema Sdi, ricevuta e verificata la fattura, la invierà al destinatario e fornirà all’emittente una ricevuta di consegna. È possibile che il fornitore e/o il cliente abbiano difficoltà di ricezione (pensiamo a una casella Pec satura). In questo caso il problema della mancata consegna viene ovviato dalla consultazione sul sito dell’Agenzia delle entrate. La criticità più seria che si può riscontrare con questo meccanismo è quello della ricezione da parte di un cliente che potrebbe detrarre l’Iva sulla fattura ricevuta: la mancata consegna del documento sarà per lui un danno rilevantissimo. La data a partire dalla quale sarà possibile detrarre l’Iva è automaticamente quella della consegna ma, in caso di problemi di ricezione, sarà quella di “presa visione” da parte del cliente nell’area utenti del sito predisposto dall’Agenzia delle entrate. Ma l’operatore Iva può anche decidere di ricevere le proprie fatture, oltre che via Pec attraverso un canale telematico o un operatore terzo. Chi avrà interesse, per questioni di deducibilità dell’Iva che, per loro natura richiedono una certa tempestività, farà bene dunque a dotarsi degli strumenti sia identificativi (Pec ovvero codice destinatario) sia tecnici (casella Pec, canale telematico oppure intermediario) per avere le fatture passive nei tempi più rapidi consentiti dalla digitalizzazione del documento.

Se l’estensore di queste brevi righe avesse la possibilità di guardare in faccia i propri lettori vedrebbe probabilmente una percentuale assai significativa di sguardi preoccupati fino alla disperazione; ma il presente articolo non vuole né spaventare né essere una guida operativa, ma solo avvertire che la rivoluzione digitale è arrivata anche nella pubblica amministrazione e, in particolare, nel procedimento di emissione e ricezione delle fatture; che il procedimento è obbligatorio (non c’è la convivenza fra fattura cartacea ed elettronica) e che il ruolo del professionista è ancora più importante.

Francesco Reale