Dettagli romani – LA FIGLIA ILLEGITTIMA DI PAPA GIULIO II

A cura di Fiamma Passarelli, guida abilitata di Roma e Provincia, direttore tecnico agenzia viaggi e turismo (www.romesdetails.com, www.facebook.com/fiapassar)

Piazza Navona di notte e la facciata di Sant' Agnese

Quando si pensa a piazza Navona, ci immaginiamo la celebre fontana dei quattro fiumi concepita da Gian Lorenzo Bernini e realizzata con l’aiuto dei suoi collaboratori, e si dice che per convincere il Papa, lo scaltro cavaliere Bernini donò alla cognata del Papa – l’avida Donna Olimpia –  un modellino della fontana in argento.

Piazza Navona è la piazza della chiesa di Sant’Agnese in Agone sorta sul luogo in cui la giovane e cristiana Agnese fu martirizzata durante il Regno di Domiziano, ed è il luogo in cui la vox populi raccontò la leggendaria rivalità tra Bernini e Borromini che si sfidarono a colpi di capolavori. Tuttavia nessuno immagina che questo spazio urbano fu lungamente abbandonato, ridotto a un campo sterrato contornato qua e là di lacerti di mura e arcate romane, ormai ridotte a mute e neglette testimonianze di un passato remoto.

Nel 1477, papa Sisto IV della Rovere, decise di spostare il mercato dal Campidoglio a piazza Navona il mercoledì: lo spostamento era spiegabile con la costruzione di Ponte Sisto che facilitava il transito di merci e persone da e verso la riva destra dove il Vaticano era ormai assurto a dimora definitiva dei pontefici.

E la nostra storia del mese è legata alla piazza, ma ancor di più alla potente famiglia Della Rovere, da cui furono scelti due Papi e molti cardinali.

Piazza Navona ancora allora chiamata Campus Agonis o Ager Agonis, era appunto, un campo sterrato, le costruzioni e le case-torri che ne contornavano il perimetro, possedevano le entrate sul lato opposto rispetto all’orientamento odierno della piazza, per intenderci verso l’attuale corso Rinascimento, via di Santa Maria dell’Anima e piazza di Tor Sanguigna.

Giandomenico De Cupis acquistò una serie di caseggiati in Ager Agonis, esattamente nel 1462, e ne fece un’unica maestosa proprietà, oggi identificabile con l’edificio a cui è addossato un famoso ristorante. Chi era costui? Giandomenico fu il maestro di Casa – oggi potremmo dire maggiordomo – del cardinale Girolamo Basso della Rovere, nipote di papa Sisto IV e cugino del cardinale Giuliano futuro papa Giulio II.

Al tempo in cui Giuliano era ancora cardinale, e prima della salita al soglio pontificio del suo acerrimo nemico, il cardinale Rodrigo Borgia, Giuliano ebbe una storia d’amore e passione con Lucrezia de’ Normanni, giovane e nobile, sensibile al fascino del potente cardinale.

Da questa passione nacque una bimba a cui fu dato il nome di Felice, e Lucrezia fu costretta ad andare in sposa al nostro Giandomenico De Cupis, il quale ottenne in cambio una cospicua dote e la rassicurazione che la bimba avrebbe ricevuto soldi sufficienti da garantirne mantenimento ed educazione.

All’epoca essere cardinali non esimeva dal vivere le mortali passioni, e soprattutto non esimeva dal riconoscere la prole e garantirne il mantenimento. E così Felice ricevette il cognome del padre e divenne Felice della Rovere, bella, gagliarda e volitiva come il padre che passò alla storia con il nomignolo di papa Giulio “il terribile”.

Felice era dotata di una vivida intelligenza, una robusta cultura e un fiuto per gli affari che tornarono utili al Cardinale Giuliano durante il suo esilio in quel di Savona, esilio causato dal nemico papa Alessandro VI Borgia.

Felice stipulò contratti con mercanti pisani, veneziani, napoletani e francesi, incrementò il patrimonio del padre e gestì la propria vedovanza in modo emancipato e libero, tutto a soli 16 anni.

Quando il Cardinale Giuliano fu eletto papa nel 1503, Felice tornò a Roma, in quel dell’Ager Agonisa casa della madre, dell’amato patrigno Giandomenico e degli amati fratelli, ma ben presto fu costretta a piegarsi alla volontà del padre che le impose di sposarsi di nuovo.

Immaginate padre e figlia, dotati dello stesso piglio, stesso carattere, stessa volontà scontrarsi riguardo il candidato sposo, che fu alla fine suggerito dal Papa ma scelto solo da Felice. Il candidato fu Gian Giordano Orsini, uomo d’arme, nemico acerrimo degli odiati Borgia e fautore della pace che papa Giulio II stipulò con la famiglia Colonna, fino ad allora alleata dei defunti spagnoli.

Felice divenne la signora del castello di Bracciano e così come si adoperò per aumentare la fortuna del padre in quel di Savona, si adoperò con la stessa perizia e abilità nel far crescere i cospicui possedimenti degli Orsini, acquistando una tenuta presso Palo, impiantando una coltivazione di frumento che poi vendeva alla curia di Roma e gestendo un vasto patrimonio in favore dei quattro figli avuti dal nobile Orsini.

Felice, se fosse nata maschio, sarebbe stata l’equivalente di ciò che fu Cesare Borgia per il padre papa Alessandro VI: braccio armato e fedele consigliere.

Nel Rinascimento molte donne lasciarono un’impronta profonda nella storia e Felice non fu da meno anche se non fu così famosa, fu più riservata e più fortunata  della sua coetanea Lucrezia Borgia.

Ah, figlia di un Papa!

Fiamma Passarelli