Almeno l’italiano sallo! – L’impatto della comunicazione in Rete sulla lingua italiana

Di Valeria Della Valle, linguista, già professoressa associata di Linguistica italiana all’Università Sapienza di Roma

Una certa propaganda, soprattutto giornalistica, ha diffuso e continua a diffondere la notizia che la lingua italiana sarebbe moribonda per colpa della Rete. Del resto, a proposito di notizie-fandonia(che preferiamo a fake news!), nel secolo scorso la lingua italiana era già stata data per morente: prima per colpa dei fumetti, poi della radio e soprattutto della televisione, che invece hanno insegnato a parlare a milioni di italiani che prima si esprimevano solo in dialetto.  Uno degli argomenti più dibattuti dai media italiani riguarda i danni, veri o presunti, prodotti nella lingua italiana dalla Rete, e addirittura molti temono che quelle che noi preferiamo chiamare “faccine” (cioè gli emoticon e gli emoji), sostituiscano le parole.  Qualcuno ha parlato addirittura di un nuovo italiano, o di una scrittura liquida, per sottolineare il fatto che i testi scritti non sono più affidati a un supporto solido (come è avvenuto per secoli, quando si scriveva sulla pietra, sulla pergamena, sulla carta), ma a un supporto non del tutto materiale, che ha fatto perdere alla scrittura (e alla lettura) certe caratteristiche. In Italia è usata spesso l’espressione “italiano digitato”, che si riferisce all’uso della tastiera, ma ormai anche il verbo “digitare” è superato: se pensiamo alle tastiere dei telefonini e ai tablet, forse dovremmo dire “italiano scivolato”. Ora trionfa il cosiddetto “e-taliano”, etichetta che ha grande successo perché usa quel prefisso “e-“ col valore di “elettronico”, molto usato in altre espressioni   (gli e-books,  e gli  e-libri).

Ma, indipendentemente dal nome usato per indicare questo vero o presunto nuovo italiano scritto, si sono creati, come succede spesso in Italia anche su altri argomenti, due partiti: quello di chi è apocalittico e sostiene che «Internet sta uccidendo l’italiano» e quello, all’opposto di chi sostiene che non c’è alcuna differenza tra  la lingua italiana pre-Internet e quella  post-Internet

Allora, cercherò di analizzare il fenomeno serenamente. Quale impatto ha avuto la comunicazione in Rete sulla lingua italiana?  I messaggi sono caratterizzati dalla brevità, dalle abbreviazioni frequentissime (“tvb” per “ti voglio bene”), per risparmiare tempo e spazio, da una sintassi spesso approssimativa, da punti esclamativi e interrogativi, da virgole messe qua e là o assenti, da una deformazione voluta delle parole (“nouuuuu!” invece di “no”; disskooo” per “discoteca”), ecc.

Ma queste caratteristiche si trovano in tutti i testi scritti nella Rete, non solo in italiano ma nelle varie lingue del mondo, a cominciare proprio dall’inglese. Non possiamo dare la colpa alla Rete degli errori e delle deformazioni e della brevità delle frasi dei testi scritti in italiano: certo, gli effetti di questo tipo di scrittura sono la velocità, la necessità e volontà di essere meno formali, a volte anche volgari e violenti, lo scambio continuo e rapido che abbassa il controllo e la rilettura dei testi e quindi favorisce gli errori.  Invece di essere pessimisti e catastrofisti, prendiamo atto del fatto che la scrittura in Rete è una scrittura informale, più vicino al parlato, e la scrittura in buon italiano è una cosa diversa, nella quale dobbiamo osservare e rispettare le regole della grammatica.

Valeria Della Valle

Se la nostra lingua italiana è sopravvissuta per secoli, nonostante le invasioni, le guerre, le contaminazioni, la politica linguistica del Fascismo, perché dovrebbe soccombere di fronte alla grande rivoluzione del web?