Michela Vittoria Brambilla: “Inasprire le pene per chi uccide o maltratta gli animali”

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Ogni anno sono circa 15 mila i cani e i gatti che vengono torturati e uccisi, 142 animali al giorno, uno ogni dieci minuti. Perché la politica non ha ancora elaborato una proposta di legge che preveda pene più severe per chi maltratta e uccide gli animali?

Perché non ha ancora preso coscienza della gravità del problema, che qualcuno classifica ancora come “secondario”. Gli abusi sugli animali sono in sé eticamente inaccettabili e come tali devono essere puniti con la massima severità, ma sono anche manifestazione di una violenza che tende a colpire i più deboli. Chi è violento con gli animali, lo conferma la letteratura scientifica, tenderà a esserlo anche con le persone, a cominciare dai più deboli: bambini, donne, anziani. Perché gli manca l’empatia. Anche i politici che non si interessano agli animali dovrebbero rendersi conto che la violenza è una e una sola.

Il riconoscimento degli animali quali esseri senzienti, rendendoli così ciò che sono ovvero un soggetto e non un oggetto, la lotta al randagismo, il superamento dei divieti che limitano la libera circolazione con animali al seguito, l’abolizione della caccia, l’introduzione di un sistema sanitario agevolato per pagare le cure veterinarie da parte delle famiglie meno abbienti, la brutalità degli allevamenti intensivi. La classe politica italiana sembra non andare di pari passo con la sempre più diffusa sensibilità verso gli animali che dimostra la popolazione. Chi o che cosa la frena?

L’antico pregiudizio che si tratti di argomenti di serie B o addirittura di serie C. Invece basta dare un’occhiata, per esempio, ai social media per comprendere quanto interesse e quanta attenzione suscitano gli animali e la tutela degli animali. Gli animali non votano, è vero, ma fanno votare.

Lei è sempre stata in prima linea contro la vivisezione, definita da chi la pratica con il termine meno cruento di “sperimentazione animale”. Dall’ultimo censimento del 2015 della vivisezione in Italia risulta che gli esperimenti realizzati in laboratorio con cavie sono diminuiti: gli animali utilizzati in esperimenti ufficiali sono stati 581.935 rispetto ai 681.666 del 2014 (il calo è del 14,7 per cento). Ma si parla sempre di quasi 600 mila animali che ogni anno vengono sottoposti a inutili sofferenze in quanto, a detta di molti studiosi, i risultati che emergono sono fuorvianti se trasferiti all’uomo. Per legge, il ricorso agli animali, non dovrebbe essere l’ultima via di sperimentazione attuabile soltanto se non sono disponibili metodi alternativi? 

In teoria è così, in pratica la diffusione e l’adozione dei metodi alternativi sono limitate. In altri Paesi si punta molto sulla cosiddetta sperimentazione “in vitro”, con cellule staminali umane o con “organoidi” che imitano perfettamente il funzionamento degli organi umani, o ancora sulla sperimentazione “in silico”, cioè in condizioni ricreate al computer. Probabilmente da noi prevalgono la tendenza a restare ancorati alla tradizione della fisiologia ottocentesca o altri interessi, anche economici.

Le leggi italiane sulla caccia sono adeguate e omogenee sull’intero territorio nazionale?

Non sono affatto adeguate, sono un compromesso che favorisce i cacciatori, e sono rese disomogenee dai continui tentativi delle Regioni di introdurre deroghe ai divieti di caccia o altri abusi filovenatori. L’abolizione della caccia è e resta il mio obiettivo. È certamente l’obiettivo sostanziale della mia pdl AC18, l’unica del genere depositata in questa legislatura, che mira, sulla linea dei referendum del 1997, a cancellare il primo e il secondo comma dell’art.842 del Codice civile, per impedire l’attività venatoria sui fondi altrui. È un “no” di fatto alla caccia com’è praticata oggi, più facile da attuare che un “no” di principio. Nel frattempo, però, chiediamo, quantomeno, il raddoppio delle distanze di sicurezza, il divieto di sparare la domenica e controlli medici annuali per i cacciatori.

Quali le prossime attività legislative dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali di cui lei è presidente?

Ci concentreremo soprattutto sul tema dell’inasprimento delle pene per chi uccide o maltratta animali. Spero di riuscire a far calendarizzare in commissione la mia proposta di legge in materia, che è in realtà una vera e propria riforma del titolo IX bis del Codice penale, a cominciare dalla rubrica. Non più “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”, ma “Dei delitti contro gli animali”, che sono esseri senzienti, di per sé meritevoli di tutela.

Che tipo di iniziative intende prendere la Leidaa, Lega Italiana difesa animali e ambiente, da lei fondata e di cui è presidente?

Continueremo a operare come abbiamo sempre fatto, grazie alle donazioni dei nostri sostenitori. La Lega italiana difesa animali e ambiente, da sempre in prima linea nella lotta contro il randagismo, interviene principalmente in tre modi: finanziando campagne di sterilizzazione, tramite protocolli d’intesa con i veterinari, nelle zone dove l’emergenza randagismo è più grave; con interventi diretti tramite le sue sezioni sul territorio o sovvenzionando le associazioni locali o i piccoli gruppi di volontari in condizioni d’emergenza; promuovendo a tutti i livelli il possesso responsabile e le adozioni dai canili. Nel dicembre scorso è stata completata, in collaborazione con la Federazione nazionale degli ordini veterinari (Fnovi) e con l’Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi), una prima tranche di sterilizzazioni: trecento gli interventi di ovariectomia/ovarioisterectomia su cani e gatti randagi, finanziati con i fondi raccolti attraverso gli sms solidali ed eseguiti in sei Regioni del Sud: Sicilia, Calabria, Sardegna, Puglia, Molise e Campania (con l’esclusione della Basilicata, dove nel 2015 è stata lanciata una campagna gratuita di sterilizzazione). Recentemente abbiamo concluso con Lidl Italia un accordo che consentirà la distribuzione di 100 mila pasti ai randagi, cani e gatti, soprattutto quelli del Sud.

Quali i prossimi obiettivi per avvicinare le istituzioni e i cittadini ai diritti degli animali? 

È necessario parlarne il più possibile, fare in modo che gli animali e i loro diritti abbiano più spazio nel dibattito pubblico. Da questo punto di vista il ruolo dei media è insostituibile. Io cerco di portare il messaggio dovunque posso e non smetterò mai di farlo.

Dal 2017 è tornata in tv, sulle reti Mediaset, per condurre il programma “Dalla parte degli animali”, trasmissione che usa la televisione come strumento per promuovere le adozioni e contribuire a sconfiggere la piaga degli abbandoni e del randagismo. Sono presenti novità nella nuova edizione?

Le novità saranno tantissime, a partire dal fatto che ci saranno molti animali particolari in cerca di famiglia: dalle pecorelle ai maialini, dai cerbiatti agli uccelli, dagli asinelli ai pony e via dicendo. Oltre a tanti adorabili cani e gatti pronti a regalare tanto affetto a chi vorrà portarli a casa. Appuntamento tutte le settimane per svuotare insieme i canili di tutta Italia, sempre dalla parte degli animali.