L’arte della seduzione – Fallo senza paura

A cura di Elisabetta Fernandez, sociologa, sessuologa, dottore di ricerca in “Teoria e Ricerca sociale” (www.elisabettafernandez.it)

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Elisabetta Fernandez

“Tutto quello che non avreste voluto sapere sul sesso e hanno preteso di dirvi”,sarebbe, forse, un titolo accattivante per un libro sicuramente controcorrente. Sesso, una delle parole più pronunciate negli ultimi anni e fra le più cliccate su Internet. Sesso libero, sesso alternativo, sesso estremo, sesso di destra, sesso di sinistra; basta! Sarebbe ora di finirla con discorsi che, in modo inopportuno, immancabilmente hanno come argomento centrale la sessualità, con testi per “cultori della materia” più o meno improvvisati, che riducono il tutto a una prestazione, proponendo tecniche amatorie da manuale che ricorda quello delle Giovani Marmotte, ma che tratta argomenti sicuramente di genere diverso. Manuali e opuscoli che commettono il grave errore di non tenere conto della funzione relazionale della sessualità, che va intesa come momento privilegiato della comunicazione. Allora, si riducono a pagine e pagine dedicate a elenchi interminabili di posizioni, alcune possibili e passabili, altre del tutto stravaganti e di improbabile attuazione, ma che promettono di far impazzire a letto.

Ci si chiede: perché si dovrebbe uscire pazzi da un amplesso? Va bene, diamo un po’ di spazio anche alla follia, senza troppo a sottilizzare sui modi di dire. L’uso della metafora nel sesso è sicuramente una carta vincente. Sono in aumento le parole inventate per potenziare l’efficacia dei messaggi, annunci accattivanti che promettono rimedi miracolosi per evitare défaillanceo quelli che invitano all’uso di tisane fai da te per ingrandire un organo genitale che si ritiene sottodimensionato.

Tema caldo questo, nell’immaginario erotico sia maschile sia femminile. Si ripropone con insistenza l’idea che, quasi come fosse una sorta di biglietto da visita, ovvero la premessa per un rapporto soddisfacente, la grandezza del pene sia fondamentale. Una ossessione ossessiva, si consenta il gioco di parole, per le dimensioni del fallo, che  da sempre è simbolo di vigorosa corporeità, timorosa della potenziale caducità della materia. Fin dalla preistoria, dalle prime immagini nel Paleolitico, l’homo sapiens è rappresentato dal suo organo genitale, perfino nell’antica Roma, Libero, dio della fertilità, corrispettivo del greco rubicondo Priapo, era frequentemente raffigurato attraverso un fallo e di notevoli dimensioni. Se un certo tipo di arte si è mostrata ben disposta a questo utilizzo di una parte per il tutto, nella quotidianità risulta essere riduttiva l’immagine maschile identificata con il solo organo genitale; fa sorridere, infatti, che quel particolare possa rappresentare nella sua interezza l’uomo, che è sicuramente molto di più di un pene!

L’organo genitale incarna, però, il simbolo della fecondità, del principio vitale e tutto questo rischia di gravare sul maschio, che scende nell’arena del sesso per incontrarsi con la donna del terzo millennio; una donna sicura, in carriera, determinata, sessualmente emancipata e non di rado con l’indice puntato, pronta a giudicare. Si potrebbe dire, amaramente, di essere passati dal culto del fallo, al colto in fallo.L’uomo, ormai, denuncia le proprie insicurezze, la sua fragilità e perfino la pubblicità, ironicamente, se ne fa testimone, mostrando con frequenza aitanti giovanotti che, nel momento di poter concretizzare una situazione erotica, optano per qualcosa di altro, sicuramente meno impegnativo.

L’ansia della prestazione incalza, è imbarazzante quando il pene si rifiuta di obbedire e non si sente pronto a soddisfare le esigenze di chi è sensibile alle tentazioni e ai richiami sessuali; quel vorrei, ma non posso crea problemi e l’insubordinazione non solo non è gradita, ma neanche tollerata. Purtroppo, meno la si tollera più si fa insistente e persistente, così cominciano i guai. Un circolo vizioso che può diventare pericoloso. Per non correre rischi ed evitare il pericolo, la soluzione a cui molti ricorrono consiste più nel dire che nel fare. Le ansie da prestazione vengono esorcizzate con le parole, allora ci si pensa tanto, forse troppo e male, se ne parla molto, se ne sente parlare spesso e, frequentemente, a sproposito. Il punto cruciale è proprio questo: parole, parole, parole, soltanto parole, non per citare il testo di una bella canzone, in cui Mina e Alberto Lupo duettavano con elegante sex appeal, ma per definire un distorto concetto di sessualità.

Le domande dei lettori

Ho 20 anni, sono una ragazza eterosessuale, ma mi piacciono soltanto i ragazzi gay. Li trovo molto più sensibili, attenti, premurosi e più aperti mentalmente. Questa mia preferenza mi porta chiaramente a restare single. Perché ho questa predilezione?

Chiara B. (Fonte Nuova – Roma)

Chiara,

Se ritieni che i ragazzi gay siano più sensibili, attenti, premurosi e più aperti mentalmente, continua frequentarli. Li prediligi poiché li senti vicini al tuo modo di sentire. Apprezzare gli omosessuali non è l’anticamera per una vita da single. Sei giovane e spero possa incontrare un ragazzo etero che abbia modi garbati e sensibilità, ce ne sono ancora e tanti!