I diritti degli animali

A cura dell’avvocato Michele Pezone (www.studiopezone.com)

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Avvocato Michele Pezone

Egregio avvocato, leggo sempre la sua rubrica che trovo molto utile. Ho un barboncino dolcissimo, con un carattere socievole. Alcune volte, però, quando i bambini lo accarezzano in modo maldestro, comincia a ringhiare. Io evito sempre di farlo accarezzare da sconosciuti ma in molte occasioni, durante le passeggiate, ci sono persone che lo fanno senza chiedermi il permesso. Se lui mordesse qualcuno avrei qualche responsabilità?

Paola Masi (Roma)

Innanzi tutto, la ringrazio per le parole di apprezzamento. Spesso le persone (non solo i bambini, ma anche gli adulti) non capiscono che i cani hanno un codice di comportamento, un vero e proprio “linguaggio” diverso dal nostro e che, per esempio, il gesto di mettergli le mani sulla testa per accarezzarli non viene sempre interpretato come un gesto affettuoso, potendo essere visto addirittura come un gesto aggressivo. Pertanto, se non si ha confidenza con un cane, è importante avvicinarsi a lui non frontalmente, bensì di lato, accovacciarsi alla sua altezza e solo allora provare ad accarezzarlo. La reazione del suo barboncino socievole di fronte alle carezze “maldestre” non è dunque affatto strana. Tuttavia, per la legge, in caso di morso lei sarebbe responsabile sia civilmente (ai sensi dell’art. 2043 del codice civile) sia penalmente per lesioni colpose (art. 590 del codice penale) e omessa custodia (art. 672 c.p., ora depenalizzato e punito con sanzione amministrativa), a meno che non riesca a dimostrare di aver adottato tutte le possibili cautele per evitare il danno, ma è assai difficile fornire questo tipo di prova. Pertanto, consiglio non solo di essere sempre molto attenti quando si porta a spasso il proprio cane, ma anche di munirsi di apposita assicurazione per questo tipo di eventi.

Caro avvocato Pezone, mi complimento con la direzione di Mese per Mese per queste pagine dedicate ai nostri amici animali e con lei per questa sua rubrica sui diritti dei nostri amati pet. Per motivi di lavoro, capita che sia costretto a lasciare il mio cane in custodia a un vicino, per alcune ore o per qualche giorno. Nel caso dovesse provocare dei danni ne rispondo io come proprietario o il mio vicino che in quel momento ha la temporanea custodia dell’animale?

Mario M. (Monterotondo – Roma)

La domanda si ricollega con quella precedente. Accade frequentemente che un cane venga lasciato in custodia ad amici o parenti per vari motivi.  Ebbene, in caso di eventuali danni cagionati a terzi dall’animale deve rispondere il suo custode o “chi se ne serve”, per usare un’espressione contenuta nel testo dell’articolo 2052 del codice civile.

Il predetto articolo recita testualmente: “Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito”.

Ovviamente anche il proprietario del cane rimane responsabile se, per esempio, ha affidato il cane a una persona che non era in grado, per vari motivi, di esercitare un effettivo potere di controllo sullo stesso. Infatti, il proprietario dell’animale rimane titolare di una “posizione di garanzia” che gli impone, come chiarito anche dalla giurisprudenza, di assicurarsi che il custode dello stesso sia in grado di evitare situazioni di pericolo, salvo che si verifichino situazioni del tutto imprevedibili che possano integrare gli estremi del caso fortuito.

Gentile avvocato, è legale tenere il cane alla catena?

Bianca Agostini (Roma)

Il cane è un animale sociale e la peggiore punizione che gli si può infliggere è quella dell’isolamento. Tenerlo alla catena, pertanto, soprattutto se quest’ultima è corta e non consente libertà di movimento e il cane non viene mai liberato, integra a mio avviso sempre gli estremi del maltrattamento. Tuttavia, non vi è una legge nazionale che sancisce questo divieto, nonostante oggi vi sia una sensibilità totalmente diversa su questi argomenti rispetto a quella di alcuni decenni fa, quando la società era ancora fondamentalmente agricola e la funzione del cane come semplice “guardiano della casa” era ancora molto diffusa. Tuttavia, se da un lato non c’è un divieto a livello nazionale, dall’altro vi è da dire che oggi diverse leggi regionali o regolamenti comunali vietano di tenere il cane alla catena, indipendentemente dalla lunghezza di quest’ultima o dal fatto che sia scorrevole oppure no. Visto che scrive da Roma, posso dirle che il regolamento comunale di Roma vieta tale pratica già da molti anni.