Fisco e imprese – Associazioni, come non perdersi nella giungla delle leggi

A cura di Francesco Reale, dottore commercialista, revisore legale, consulente Terzo settore, esperto in crisi di impresa e strategie di risanamento (www.centroserviziassociati.it)

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Francesco Reale

Questo mese e il prossimo parleremo delle criticità incontrate da un fenomeno
del tessuto economico e sociale che sta incontrando da anni uno sviluppo
formidabile: gli enti no-profit.
Le associazioni sono gruppi di persone che si riuniscono per un obiettivo
comune del tempo libero. Pensate: l’editore del mensile che avete in mano è
un’associazione, e anche questa pagina nasce grazie all’impegno volontario di
un gruppo di amici!
Gli aspetti legali di una associazione sono tanti, in alcuni casi anche tantissimi;
un atteggiamento di clemente indifferenza da parte delle autorità deputate al
controllo è stato sostituito da verifiche sempre più severe, conseguenza del
crescente numero di attività svolte in forma no-profit fra cui si sono annidati i
soliti “furbetti” che hanno sfruttato le agevolazioni per ottenere un illecito
ritorno.
Il fenomeno associativo è amplissimo perché abbraccia i settori del tempo
libero, della cultura, della solidarietà, dello sport, del volontariato. Tuttavia il
legislatore e la prassi insieme sono riusciti a trovare un “minimo comune
denominatore” di adempimenti applicabili a ogni tipo di associazione,
indipendentemente dal settore di attività svolta; è naturale poi che, a ogni
particolare settore, corrisponderanno particolari obblighi.
Il vero, anzi, l’unico grande scoglio di ogni associazione è riconducibile alla sua
esigenza di dimostrare se stessa, di dimostrare insomma di essere
un’associazione e non un’altra cosa, tipicamente, di non essere una impresa
commerciale sotto mentite spoglie istituzionali.

Oggi la “clemente indifferenza” di cui sopra è sostituita dall’atteggiamento
severo dell’Autorità che cerca (giustamente) di eliminare, o quanto meno
limitare, il fenomeno dell’”abusivismo istituzionale” e, come accade sempre, i
controlli finiscono per colpire anche soci in perfetta buona fede che “non lo
sapevano”. La congiuntura economica e sociale della nostra martoriata penisola
non lascia spazio alla buona fede, purtroppo.

Ma allora, quali sono gli aspetti che ogni soggetto giuridico istituzionale deve
guardare, per non avere problemi? Il cardine di ogni associazione è senza
dubbio il suo statuto, ovvero il documento che ne delinea gli scopi, gli organi e i
rispettivi compiti, gli aspetti economici e finanziari, il funzionamento in
generale. Lo statuto (o anche solo l’atto costitutivo) è praticamente “il Dna” di
ogni sodalizio e, peraltro, è sia il patto che lega tutti gli aderenti sia il limite cui
sono vincolati i terzi che vogliano dialogare con l’associazione. È da qui che si
parte. Sempre. Tutti gli aderenti, a cominciare dai soci fondatori, devono
conoscere a fondo il proprio statuto perché lì c’è scritto che cosa possono fare
insieme e come.
Il secondo aspetto è legato all’attività svolta in concreto, oltre alle motivazioni
ideali sulle cui basi è nata l’associazione. Spesso alcune attività hanno bisogno
di un corretto inquadramento soprattutto dal punto di vista fiscale perché il solo
fatto di essere una “no-profit” non esonera da alcuni obblighi tributari.
Il terzo aspetto è legato ai rapporti fra i soci, e fra l’associazione e i terzi. La
natura giuridica di un sodalizio invero è condizionata e, più spesso di quanto si
possa credere, dal legame che c’è fra il soggetto giuridico associazione e le
persone che vi aderiscono e che collaborano al raggiungimento degli scopi e/o
che fruiscono delle attività svolte; ed è condizionata anche dal modo con cui
l’associazione si comporta con i terzi (utenti, fornitori, interlocutori,
collaboratori).
Il quarto aspetto è intuitivamente nevralgico, legato alla parte prettamente
economica del sodalizio, perché spesso c’è un erroneo inquadramento delle
entrate – quali esse siano – che supportano il raggiungimento degli scopi sociali.
Anche gli aspetti finanziari devono essere curati con particolare attenzione in
quanto possono determinare il disconoscimento della natura giuridica.

E, lo ricordiamo ancora, perché è la cosa più importante, una associazione deve
“conoscere se stessa”, comportarsi coerentemente con le regole che si è data,
accogliendo e rispettando quelle che vengono imposte dall’ordinamento
giuridico per non scivolare sulla classica “buccia di banana”.
Nell’appuntamento del prossimo mese analizzeremo le più frequenti “bucce”
che le associazioni possono incontrare nello svolgimento della propria attività.