Ercolano segreta – L’antica spiaggia e la barca carbonizzata

Di Maria Sannino, orientalista, blogger, guida turistica della regione Campania, accompagnatore e interprete turistico (www.mariasannino.com) Foto di Carla Pagliai

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Ciò che resta della barca romana carbonizzata

Nel 1981, una giusta previsione del professor Giuseppe Maggi, noto archeologo, portò a una delle più sensazionali scoperte archeologiche del mondo. Lungo il lato Sud-Ovest del sito archeologico dell’antica città di Herculaneum, sepolta durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., l’emerito studioso riportò alla luce l’antica spiaggia e una serie di arcate sottostanti l’area sacra dell’abitato. Le volte, ritenute poi fornici per il ricovero di piccole imbarcazioni o semplicemente luoghi per la manutenzione delle stesse, contenevano gli scheletri di numerosi ercolanesi che vi avevano cercato riparo. Sotto gli occhi atterriti e stupefatti degli archeologi, che non si aspettavano di trovare un tale sconvolgente scenario, si delineò immediatamente una immagine devastante: resti di donne e bambini ammassati all’interno di quei piccoli fornici, gli uomini riversi sulla spiaggia.

Una scena agghiacciante che gli archeologi immediatamente tentarono di ricostruire: gli uomini stavano cercando disperatamente di proteggere i più deboli, le donne, i bambini e persino una donna incinta di otto mesi, da quel cataclisma che, come una furia, si era abbattuto improvvisamente su di essi, ignari del pericolo incombente. Sulla spiaggia, dove le onde altissime si infrangevano contro le mura della città, qualcuno cercava invano di raddrizzare una barca rovesciata per provare a usarla e mettere così in salvo i fuggiaschi che avevano portato con sé poche cose, racimolate in fretta tra i propri beni. Ma la impetuosità del vulcano rese vana ogni speranza. L’imbarcazione, capovolta sulla spiaggia per l’irruenza delle onde che si abbatterono su di essa, aveva la prua conficcata nella sabbia assieme a parte della barca. Il soldato che stava vicino a essa aveva il compito di portare in salvo quelle persone, ma trovò lui stesso la morte su quella spiaggia che un tempo affacciava sul golfo più bello del mondo, sconvolto ormai da un fenomeno che nessuno riusciva a comprendere. Nel giro di pochi attimi, il materiale piroclastico liquido che si abbatté sulla città ricoprì tutto, cancellando ogni traccia di quel piccolo centro abitato e dei suoi residenti.

Gli archeologi non poterono fare altro che scavare e mettere al sicuro quei pochi oggetti, rinvenuti intatti, conservando una testimonianza senza uguali di una tragedia considerata tra le più disastrose della storia. La barca di legno, recuperata dalla antica spiaggia nel 1982, e che si è conservata in maniera a dir poco eccezionale, fu ricoperta di un materiale resinoso e rimessa nella giusta posizione, grazie alla creazione di una struttura di metallo atta a sostenerla durante il trasporto dalla antica spiaggia fino a un edificio appositamente costruito per ospitarla. Il materiale piroclastico che la ricopriva fu eliminato con un lavoro minuzioso e delicato. Gli archeologi poterono così analizzare le essenze lignee utilizzate per la costruzione della barca e si resero conto che i romani erano già molto abili nel trovare le varietà più adatte a curvarsi per creare la struttura della barca, come il faggio, o le varietà più forti come il pino e la quercia per affrontare i flutti, anche i più violenti. La barca, forse una lancia, ha una lunghezza di 9 metri e una larghezza di poco più di due metri, è a doppio fasciame, tenuto insieme da chiodi di bronzo o di legno. In essa trovavano posto tre rematori e un timoniere. Probabilmente era una barca militare di soccorso. Le varie parti sono state rimesse insieme dopo un minuzioso lavoro di pulizia e ricostruzione durato diversi anni. Per una parte della barca non è stata possibile la ricollocazione poiché, al momento dell’eruzione, sulla chiglia si erano rovesciati diversi materiali da costruzione, come pesanti travi, tegole e coppi che l’avevano sfondata. Dopo un attento e straordinario lavoro, la barca è stata finalmente esposta nell’attuale padiglione solo nel 2009.

Qui trovano posto altri oggetti rinvenuti sia sulla spiaggia sia all’interno delle vicine Terme Suburbane che, prima dell’eruzione e in conseguenza del forte bradisismo già in atto, erano state trasformate momentaneamente in luoghi di rimessaggio e manutenzione di alcune barche. Dalle terme dunque provengono un argano di legno carbonizzato, di tipo detto “cabestano”, utilizzato per tirare in secco le barche, una prua di legno marrone ancora ben conservata con visibili resti del colore rosso che la ricopriva, un timone e sei remi di barche da pesca. A destra dell’entrata, in una teca di vetro, sono esposti alcuni oggetti rinvenuti nell’area archeologica: una cesta di vimini carbonizzata contenente una rete da pesca di tipo a “palamito”, ami di bronzo, galleggianti in sughero e pesi di piombo, forcine in bronzo per riparare le reti e una conchiglia, di tipo Charonia, che veniva usata per avvertire dell’approssimarsi della barca al porto o ad altre imbarcazioni.

Sono poi esposte alcune foto del rinvenimento degli scheletri degli ercolanesi rifugiatisi sulla spiaggia. In una foto si vedono ancora, intatti, gli anelli, gli orecchini e i bracciali indossati da uno dei fuggiaschi. Un’altra foto mostra invece il feto di otto mesi che era stato ritrovato all’interno del corpo della madre. In una teca nel centro della sala. inoltre, è esposta una corda carbonizzata che è ancora legata in un nodo a occhiello, noto come “gassa d’amanti”, che viene altresì utilizzato al giorno d’oggi per la sua semplicità di esecuzione. A sinistra dell’entrata, oltre alla prua, all’argano e ai remi, sono esposte una àncora e varie anfore che servivano per il trasporto di materiale liquido, come olio di oliva e vino, e frutta secca importata dai Paesi nordafricani come i datteri.

In fondo alla sala, la barca, poggiata ancora sulla sua struttura di sostegno, si presenta in tutto il suo splendore soprattutto nella parte della poppa, dove prendeva posto il timoniere, poiché in quest’area il legno si è conservato talmente bene ed è talmente solido da sembrare legno moderno. Gli anni di seppellimento e la catastrofe non sono riusciti a togliere a quel legno, marrone scuro, la sua lucidità e resistenza. L’antica barca sembra pronta a salpare ora per riportare in salvo chi mai ritornerà.