Veronica Maya: “Che cosa non rifarei? Non sposerei il mio primo marito”

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Fotografie di Stefano Colarieti

Veronica Maya, il cui vero nome è Veronica Maria Russo, è una delle presentatrici più eleganti e professionali della tv italiana. Ha condotto, tra gli altri, “Uno Mattina estate”, “Linea verde”, “Verdetto finale” e varie edizioni dello “Zecchino d’oro”. Sposata con il chirurgo plastico Marco Moraci, ha 41 anni e tre bambini ma il suo fisico è ancora quello di una ragazza. Ha trascorso la sua infanzia a Parigi per poi trasferirsi a Piano di Sorrento dove il padre aprì un ristorante. La madre Eleonora, invece, è una regista teatrale.

Veronica, che cosa proprio non sopporti?

L’ipocrisia anche nelle piccole cose, dato che non fa parte di me e del mio carattere.

Quali caratteristiche deve avere una persona per affascinarti?

Deve essere allegra, socievole, positiva e deve apprezzare il buon cibo. Mi piacciono le persone che abbiano anche un proprio vissuto da raccontare.

Che cos’è la passione?

È anche sacrifico ma dà grandi soddisfazioni nel perseguirla perché è importante sia nella vita privata sia in quella professionale.

Di che cosa hai più paura?

La morte è un concetto su cui rifletto fin da piccola. Da bambina avevo una corrispondenza con una mia amica coetanea. Lei ha ritrovato le nostre lettere in una scatola e già allora mi interrogavo sulla morte. Poi per un periodo non ci ho più pensato. Ora è tornata a far parte dei miei pensieri. È talmente bella la vita che mi chiedo che cosa accadrà dopo. Forse ho cominciato a pensarci in seguito alla maternità.

 Fotografie di Stefano Colarieti

Quali sono i tuoi difetti più evidenti?

Sono permalosa e orgogliosa.

 E i pregi?

So perdonare, dimenticare, sono molto generosa nei sentimenti e nel fare le cose per gli altri. Sono un pieno di energia.

C’è un personaggio italiano che ti ispira carica erotica?

Giovanni Malagò.

Gli anni che passano hanno cambiato il tuo modo di vivere?

Sono 41 e sicuramente i 40 hanno segnato un punto. Ci sono arrivata con grande leggerezza e velocità. E continuo a farlo. Però sento la differenza, qualche capello bianco, qualche ruga in più, ma sono più consapevole, matura, risolta, sicura, serena e felice. Le persone che mi conoscono sanno che ho avuto tre figli e mi fanno notare il mio non cambiamento fisico in rapporto alla mia età. Quindi sono più gli altri che mi fanno riflettere sul mio ingresso nei cosiddetti “anta” che non io stessa.

Qual è la tua massima aspirazione?

Il lavoro rappresenta qualcosa di importante nella mia vita, questo in particolare che svolgo da una quindicina di anni mi realizza e mi appassiona, mi serve economicamente perché ho una famiglia numerosa e sento di essere in un’età fortemente produttiva. Ho ancora 10 anni per consolidare il mio futuro. La mia ambizione è lavorare con la continuità che ho sempre avuto, ma sento anche forte la necessità di inserire tutto questo in un equilibrio familiare che non trascuri mio marito e i miei figli. Sono una donna che ama essere presente, cuciniamo e mangiamo insieme. Per me non è un dovere ma una mia necessità e a volte rinuncio a qualcosa a livello professionale per stare in famiglia.

Che rapporto hai con la spiritualità?

Un rapporto molto intimo, raramente confessato, non ne parlo nelle interviste. È troppo intimo e difficile da trasferire come pensiero. Ma è qualcosa di presente nella mia vita e fa parte anche delle conversazioni con i miei figli. Già affrontiamo tematiche religiose nei racconti.

Della tua infanzia e adolescenza che cosa ti piace di più ricordare?

Tante cose: dalla mia passione per la danza classica alle sane e belle amicizie coltivate in quegli anni, con grande profondità e passione. Ci divertivamo con niente. Ho fatto molte cose formative e mi auguro che anche i miei figli possano viverle.

Foto Stefano Colarieti

E che cosa invece al solo ricordo ti fa soffrire?

Quello che mi ha fatto più soffrire l’ho rimosso, ma parliamo di poche cose. Anche perché il dolore fa parte della vita e non attraversarlo vuol dire in qualche caso non crescere. Io dopo averlo provato sono migliorata.

Che cosa oggi non rifaresti?

Non sposerei il mio primo marito (Aldo Bergamaschi, ex corteggiatore della prima tronista del programma di Maria De Filippi “Uomini e donne” Lucia Pavan, ndr). Non ho né emozioni né ricordi di quel periodo della mia vita. Devo aver subìto un processo di rimozione. Fu una storia che, tra fidanzamento e matrimonio, durò 7 anni, tutti rimossi.

Ti riconosci dei limiti?

Sono capace di fare molte cose e anche tutte insieme. Ma altre non hanno attinenza con il mio carattere e, se la cosa che devo fare richiede molto tempo, ho poca pazienza. Inoltre, non sono molto brava con la tecnologia.

Hai un sogno ricorrente?

Attualmente no, però non ricordo quasi mai i sogni. Da piccola, invece, sognavo di precipitare dall’alto e di sprofondare su un materasso. Ma gli attimi prima di cadere non erano bellissimi.

A che cosa non potresti rinunciare?

All’amore. Sono un animale che deve vivere in coppia. La quotidianità dell’amore mi può mettere “on” o “off”, mi condiziona molto la qualità del rapporto di coppia. Se sto bene posso affrontare qualunque impegno e situazione. Se sono in crisi vado in tilt.

In quali occasioni ti commuovi?

Spessissimo, sono una romantica. A volte mi commuovo su alcune note musicali che mi ricordano circostanze o persone, ai matrimoni ci sono passaggi dove puntualmente piango. Con mio marito Marco ci è capitato di commuoverci insieme davanti a un tramonto.

Rimpianti?

Non ne ho. Alla fine ho sempre fatto quello che volevo anche se sapevo di sbagliare. L’unica cosa che mi dispiace è non riuscire a dimostrare a mia madre il bel rapporto che in effetti ho con lei. Mi piacerebbe esternarle meglio e di più ciò che provo per lei. Io la stimo e la amo da impazzire in tutte le sue contraddizioni. Ma come spesso accade tra madri e figlie il rapporto è un po’ difficile a livello di comunicazione. Mentre con mio padre è stato tutto più facile.

Ti aspettavi altro dalla vita?

Mi aspettavo molto meno, invece mi sento molto fortunata perché ciò che ho un po’ l’ho voluto e un po’ è frutto del destino.