Almeno l’italiano sallo! – Parole travestite

Gli errori più frequenti che commettiamo nel linguaggio scritto e parlato

Di Valeria Della Valle, linguista, già professoressa associata di Linguistica italiana all’Università Sapienza di Roma

L’italiano ha una storia antica. Si  sente ripetere spesso che la nostra lingua deriva dal latino (così come il portoghese, lo spagnolo, il catalano, il francese, il provenzale, il sardo, il ladino, il friulano, il rumeno). In realtà, più che derivare dal latino, l’italiano ne è la continuazione. In un certo senso, possiamo dire che l’italiano è il latino adoperato oggi in Italia (così come il portoghese, lo spagnolo, il francese ecc. sono i latini adoperati oggi in Portogallo, in Spagna, in Francia ecc.).  Ma allora,  se le cose stanno così, perché molti si ostinano a  deformare il latino, pronunciandolo come se fosse inglese? Cerchiamo di capire che cosa è successo. Proprio perché il latino è una grande lingua di cultura, molte espressioni di quella lingua sono state adottate anche nella lingua inglese, e da questa si sono diffuse nel resto del mondo. Per imitazione, e per scimmiottare abitudini  linguistiche non nostre,  anche gli italiani hanno adottato quelle pronunce sbagliate.

Cominciamo da “junior”, che è il comparativo del latino “iuvenis”, cioè “giovane”: significa “più giovane” e si usa (anche nella forma abbreviata “jr” o “jun.”) subito dopo un nome proprio per distinguere, in una famiglia in cui vi siano due persone con lo stesso nome, quella nata per ultima. Il plurale “juniores” indica, nello sport, la categoria di atleti che, per l’età dei suoi componenti, è ammessa a partecipare soltanto a gare giovanili. Fin qui, tutto regolare. I guai arrivano quando la j (cioè la “i lunga”, che molti chiamano jay!) iniziale della parola viene pronunciata all’inglese. Chi pronuncia junior trasformandolo in “giùnior” sbaglia, e dimostra di ignorare che la parola è latina, non inglese o americana. Un altro errore molto comune  riguarda l’espressione  “mass media”, che potrebbe essere sostituita da “mezzi di comunicazione  di massa”,  spesso abbreviato in “media”, che quasi tutti pronunciano all’inglese “mass mìdia”, o semplicemente “mìdia”: anche in questo caso, non c’è nessuna ragione di pronunciare all’inglese una parola latina: “media”, infatti, non è altro che il plurale del termine “medium”, che in latino significava, appunto, “mezzo”.

Meglio pronunciare la parola esattamente com’è scritta, senza farsi intimidire dalla moda   dell’inglese a tutti i costi. Un altro  esempio di come il latino venga travestito da inglese è “plus”,  avverbio latino che significa “più”.  Questa parola viene usata  invece dell’ italiano “più” per indicare  un vantaggio, un punto a favore:  per esempio possiamo dire che «Mesepermese.it ha molti plus rispetto agli altri quotidiani d’informazione».  Ma molti  italiani, pensando che si tratti di una parola inglese,  lo pronunciano all’inglese,  “plàs”,  convinti di far sfoggio di conoscenza delle lingue, e facendo, al contrario, una pessima figura.

Un altro caso è quello dell’espressione “par condicio”, usata frequentemente in politica e negli articoli dei quotidiani che si occupano di politica. È un’espressione latina, che significa “condizione alla pari”, e viene usata a proposito della parità di condizioni che deve essere assicurata a ogni partito o raggruppamento politico per quanto riguarda l’accesso ai mezzi di comunicazione  di massa. Il guaio è che molti pronunciano la parola “condicio” come se fosse l’inglese “condition”, con il risultato grottesco che il latino si trasforma in inglese. Insomma, cerchiamo, d’ora in poi, di rendere onore al povero latino, pronunciandolo in modo corretto. Infine, un ultimo caso di passaggio sbagliato da una lingua a un’altra, nella pronuncia: riguarda la parola “stage”, che significa “periodo, fase di addestramento”.  “Stage” ha  avuto uno strano destino:  è  una parola francese, e quindi  deve essere  pronunciata  secondo le regole di quella lingua, con l’accento sulla “a” e senza far sentire la “e” finale,  e invece viene spesso confusa con la parola inglese “stage” e pronunciata all’inglese,“stèig”. Chi fa così sbaglia, perché “stage” in inglese significa cose molto diverse: significa sia “piattaforma”, “palco”, “palcoscenico”, “scena”, sia, in senso figurato, “stadio”, “fase”, “tappa”.  Dunque, facciamo attenzione, e d’ora in poi trattiamo con rispetto sia il latino sia le altre lingue, senza deformarle   con travestimenti che le rendono grottesche, e che fanno  tornare in mente in mente la lingua straniera  di Totò  «Noio volevam, volevàn savoir l’indiriss…».