“Il fuoco di Agnese”, storia di una donna che vuole solo amare

L’avvincente opera prima di Cristina Nutrizio, autrice televisiva e drammaturga di successo

Cristina Nutrizio

Un amore tanto grande e potente da fare saltare ogni equilibrio. Una passione intensa e travolgente al punto da schiacciare l’identità della protagonista. “Il fuoco di Agnese” di Cristina Nutrizio (Maggioli editore) racconta l’amore senza indugi, mettendo a nudo la protagonista e le sfaccettature più diverse dell’animo umano. Una storia di passione a tinte dark che affonda le radici nel vero, nella quotidianità, nelle contraddizioni del sentire, un racconto da leggere tutto d’un fiato.

La copertina de “Il fuoco di Agnese”

Quale storia racconta “Il fuoco di Agnese”?

Quella di una quarantenne, separata, una filmaker. Sul lavoro incontra un uomo, un artista svizzero, ma il rapporto diventa infatuazione.  Agnese entra in un tunnel di ossessione sentimentale e sarà protagonista di un fatto di cronaca nera, dal quale uscirà piena di ferite nell’animo. “Il fuoco di Agnese” è un romanzo scritto in forma di dialogo, che vive su un doppio piano narrativo. A raccontare gli eventi, gli ultimi tre anni della propria vita, è la protagonista durante una confessione laica che avviene a Ustica, nella sacrestia di una vecchia chiesa. A scandire i nove capitoli, il racconto di Agnese,  in altrettante intense ed emozionanti giornate.

Una storia d’amore che è al tempo stesso un thriller avvincente, da leggere tutto d’un fiato…

Ho voluto scrivere un romanzo che fosse veloce da leggere e coinvolgente. Ne è uscito un libro accessibile a tutti perché la sua forma è parlata, non ci sono digressioni descrittive. Agnese cerca la storia d’amore della propria vita, vive una passione intensa, profonda, in cui anima e corpo sono un tutt’uno perché non si può prescindere dal corpo quando si parla d’amore. Il confessore riuscirà a farle riprendere le redini della vita.

 Quanta realtà c’è nel suo romanzo?

Non ho rubato da una sola storia, ma da tante. Mi sono ispirata al film “I soliti sospetti”, nel quale il protagonista, sotto interrogatorio, trae spunto per le proprie risposte dagli appunti annotati sul tabellone affisso alle spalle del detective. Volevo scrivere un romanzo molto realistico e per farlo le situazioni devi conoscerle e viverle. Da otto anni trascorro le mie giornate a Cologno Monzese, nella redazione di Domenica Live e Pomeriggio 5, ho preso spunto dalla quotidianità, ho parlato di situazioni che conosco. Di donne che perdono un po’ il controllo della propria sicurezza ce ne sono tante.

Che cosa porta una donna a confrontarsi con la propria fragilità, in modo talvolta doloroso?

Ho incontrato più donne fragili tra quelle affermate nel lavoro piuttosto che tra le casalinghe. Capita che persone autonome da un punto di vista professionale e sociale cadano in una rete della quale non hanno più il controllo. Questo è anche conseguenza del fatto che per le donne la sfera emotiva è più importante che per la maggior parte degli uomini. Siamo più accoglienti e disponibili. Per questo non volevo dare una connotazione negativa ad Agnese che, anche nella sua piccola promiscuità sessuale, non si vuole sentire in colpa. Una donna, una madre, è più facile che venga giudicata.

Cristina Nutrizio

Che cosa deve avere un personaggio per funzionare bene in un libro?

Ho scritto un romanzo che mi sarebbe piaciuto leggere. Quando leggo voglio specchiarmi, dialogare con i personaggi, renderli vivi. I miei protagonisti sono molto diversi tra loro, ma sono personaggi con i quali il lettore può identificarsi. In questo ho usato l’esperienza acquisita nella televisione commerciale, dove esiste il telecomando. Devi tenere sempre alta l’attenzione del lettore perché continui a voltare pagina, una dopo l’altra, per sapere che cosa fa quel personaggio. Quanto più è vivo, tanto più vorrà sapere di lui, che cosa gli accade.

“Il fuoco di Agnese” potrebbe avere un seguito?

Il romanzo crea delle aspettative, i protagonisti sono piaciuti e può esserci curiosità su quello che accade dopo. Vorrei che “Il fuoco di Agnese” diventasse una serie televisiva, ha tante linee narrative, personaggi profondi. Sogno che un produttore se ne innamori e voglia portare la mia storia sul piccolo schermo.

Giovedì 19 luglio alle 21 Cristina Nutrizio presenterà “Il fuoco di Agnese” al Gay Village di Roma. A intervistarla sarà Vladimir Luxuria.