Eurovision 2018. Mesepermese.it incontra la presidente di OGAE Italy, casa dei fans eurovisivi

ESC 2018, OGAE Italy all'ingresso della sala stampa

Mancano pochi giorni al debutto dell’edizione 2018 dell’Eurovision Song Contest. Mesepermese.it ha incontrato a Lisbona Cristina Giuntini, presidente di OGAE Italy, il fan club italiano dell’Eurovision Song Contest.

Martedì sera si alzerà il sipario sull’Eurovision Song Contest 2018. Che edizione ti aspetti?

Ti sembrerà quantomeno originale, ma mi aspetto un’edizione sorridente. Non che l’Eurovision non lo sia sempre, ma sin dalle foto delle prime conferenze stampa, ho visto sorrisi così luminosi che mi hanno fatto venire voglia di tuffarmi immediatamente in quella bellissima atmosfera. Mi aspetto che l’Eurovision riesca a trasmettere, ancora una volta, un poco di gioia di vivere.

I nostri Ermal Meta e Fabrizio Moro portano la canzone che ha vinto Sanremo, un brano profondo che tocca temi importanti. Come pensi che sarà accolto dal grande pubblico dell’Eurovision?

Pur non rientrando tra i favoriti, la nostra canzone si è guadagnata molti commenti positivi proprio per il testo e per il tema importante che tocca. Molti hanno commentato di essersi commossi ascoltandola. È accaduto anche a me a Sanremo. Spero che “Non mi avete fatto niente” diventi una specie di piccolo “inno” che possa unirci in una battaglia importante.

I detrattori disegnano l’Eurovision Song Contest come un circo dello spettacolo. Che cosa ti sentiresti di dire loro?

Prima di tutto suggerirei loro di ascoltare bene le canzoni e guardare le esibizioni perché, specialmente negli ultimi anni, alla fin fine il fattore “circo” si è ridotto di parecchio. Detto questo, il mio consiglio sarebbe di prendere la musica pop per quello che è: non è sempre necessario essere cupi e impegnati e, a volte, ci si può divertire anche esagerando un po’.

Una manifestazione nata oltre sessant’anni fa. Quanto l’Eurovision ha contribuito a creare un senso di unione tra i popoli? L’obiettivo è raggiunto?

In parte. Purtroppo proseguono fratture difficili da colmare, come quella fra Armenia e Azerbaijan, ma ci sono stati anche episodi rimarchevoli come il fan libanese chiamato a farsi un selfie con la delegazione israeliana. L’anno scorso abbiamo sanato un inizio di polemica fra Ucraina e Italia… con un paio di mutande. L’importante è essere sempre disponibili e non escludere per partito preso un determinato Paese solo perché il suo atteggiamento politico non ci piace: è proprio con l’interazione fra persone estranee alla politica che si contribuisce alla comprensione.

Tu sei a Lisbona a guidare il gruppo di OGAE Italy. Qual è il vostro pronostico?

Se lo chiedessi agli altri, ne sono sicura, indicherebbero Israele. Io, però, non so perché, sono più propensa verso la Repubblica Ceca. Spero che il loro bravo cantante si riprenda dall’incidente di qualche giorno fa e torni in forma in tempo per la sua performance.

Cristina Giuntini, presidente OGAE Italy

Personalmente quale brano preferisci?

Completamente in controtendenza rispetto alla maggioranza dei fans, non ho dubbi: il brano della Georgia. Un Paese meraviglioso che spesso porta canzoni di una bellezza unica, almeno per il mio gusto. Addirittura è la seconda volta che la Georgia è la mia preferita: la prima è stata nel 2014. Per non parlare del Junior Eurovision Song Contest, manifestazione nella quale avrei assegnato la vittoria alla Georgia sia nel 2016 sia nel 2017.

Quale futuro per l’Eurovision Song Contest?

Un futuro sempre in evoluzione e, penso, sempre più vicino ai gusti della gente. E magari anche in espansione, con nuovi debuttanti e, sarebbe l’ora, anche con qualche rientro eccellente. Del resto, lo slogan di quest’anno è “All aboard” e questo è l’obiettivo dell’Eurovision: tutti a bordo, tutti insieme.